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PAPA FRANCESCO E L’ACCANIMENTO TERAPEUTICO

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L’attuale Pontefice spesso ha dato adito a sorprese in quanto forse un po’ troppo rivoluzionario e laicista ma sulla questione dell’accanimento terapeutico non ha minimamente intaccato i dettami della Chiesa tradizionale in quanto non si è discostato dal pensiero dei suoi predecessori a iniziare dalla condanna dell’accanimento terapeutico da parte di Pio XII, Papa Pacelli, espressa nel 1958. Prima di questa data non vi era necessità di simile presa di posizione anche perché i presidi medici non erano all’altezza di prolungare troppo il restare nell’al di qua. Successivamente la questione si imponeva per l’improvvido prolungamento di quell’agonia senza alcuna speranza di ritorno. Tesi espresse anche dal catechismo scritto da Ratzinger e controfirmato da Wojtyla. Ma allora oggi cosa è successo? E’ accaduto che le teste dei giornaloni hanno travisato o artatamente interpretato l’estrinsecazione bergogliana in merito come fosse una splendida novità che apre la porta all’introduzione dell’eutanasia e al testamento biologico. Nulla di più falso! E chi ha usato in maniera veramente distorta il volere di Francesco è stata “La Stampa” col suo titolo “Fine vita: il Papa rilancia la legge” con evidenza di immagini che riportano a Piergiorgio Welby, dj Fabio, Lucio Magri questi ultimi due espressamente richiedenti l’eutanasia o il suicidio assistito. Ma il Papa, a meno di sorprese, non è ancora Vittorio Feltri o Marco Pannella e non si comprende quale legge dovrebbe rilanciare visto solo il suo appoggio a quanto definito dal catechismo della Chiesa. Ma è proprio oggi che il Papa ha avuto bisogno di riportare in auge un valore che rispetta la dignità umana e del suo essere sulla Terra e a differenziare la volontà dell’autosoppressione da quel “voglio sapere e poter scegliere” di Giovanni Paolo II o da quel “Lascia che parta il tuo servo, Signore, verso la pace” di Simeone nel Vangelo di Luca. “E’ moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli quando il loro impiego non corrisponde quel criterio etico e umanistico che viene definito come “proporzionalità delle cure” ha ricordato il Pontefice nel documento del 1980 della Congregazione per la Dottrina della Fede invocando un “supplemento di saggezza”. Cosa è non poter impedire la morte altra cosa è scegliere di morire! Il comandamento supremo di Bergoglio è quello della “prossimità responsabile e non abbandonare mai il malato” nell’accettazione di non poter impedire la morte e anche Wojtyla nel punto di morte ha esclamato “Lasciatemi andare”. E basta a tirare per la tonaca questo Pontefice per la gloria di tutti quegli anticlericali che si rivelano papisti quando fa comodo! Ha solo detto no all’accanimento, no all’abbandono, no all’eutanasia!