PAOLO PAVONE
banner_dolcevita
banner ruggeri
banner D'ANGELO 1
banner delizie 1
Unknown-1

PATRIA…NAZIONE

By  |  0 Comments

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242

L’unica cosa che mi può consolare (ma poco) e che nessuno è perfetto e che anche popoli diversi dal nostro hanno problemi anche loro e non li vediamo. Certo questo non deve tranquillizzarci perché ognuno deve misurarsi con se stesso per migliorare e non per consolarsi con i guai altrui. Noi italiani siamo molto più critici con noi stessi e lo facciamo anche rumorosamente; gli altri si lavano i panni in casa con la massima discrezione. Come sempre è sempre di più abbiamo perso quel minimo senso di appartenenza ad un’idea (la Nazione, la Patria) per ricordo quando le scuole elementari era ancora vivo nella generazione dei nostri padri dei nostri insegnanti il forte senso di appartenenza alla Patria, puntualmente ribadito nelle occasioni rituali in cui si commemorava il Risorgimento, parola sconosciuta ora al 70% dei giovani di età inferiore a 12 anni, perché la storia dell’800 non si insegna più. Secondo la mia opinione il senso di appartenenza alla Patria, pensar bene e molto legato anche ad un concetto di moralità ed etica costruttiva perché si basa sul concetto di comunità nel senso più nobile più pragmatico nello stesso tempo. Invece l’idea comunista che ha tanto condizionato per decenni l’impostazione culturale dei giornali e dei mass media e infine la globalizzazione e l’impero della finanza hanno fatto tramontare definitivamente quel mondo delle idee, che avrebbe dovuto traghettare la nostra società postbellica, ancora in parte classista, verso la socialdemocrazia compiuta (come è avvenuto in Germania), invece di eclissarsi definitivamente. Tutto ciò unicamente per la nascita di interessi contrapposti all’idea di Stato e Patria, che trascurano il dato di fatto che un gruppo di individui può curare i propri interessi sociali morale materiali solo se appartiene ad una comunità nella quale s’identifica, chiamata Patria o Nazione. Nella stessa Germania il permanere della rappresentanza sindacale nelle grosse aziende, ha evitato ogni forma di spezzettamento e vendita di imprese dall’elevato “know-how” e dal modesto “Ebit”, come invece al contrario è successo nella nostra Italia negli anni 80 e 90. Quindi, per paradosso i più grossi nazionalisti in Germania sono stati i sindacati, mentre sindacati italiani in quegli stessi anni non si spiravano altro che alla lotta proletaria becero comunista, incuranti del fatto che i padroni spendessero i gioielli di famiglia. Ma quale famiglia? Oramai la famiglia Patria intesa come bene di tutti era scomparsa nel pensiero dei più è soprattutto nel pensiero dei politici. Per via di quell’opera saggia e pro patria esercitatalo dai sindacati tedeschi ora la Germania vende auto, equipaggiamenti elettromeccanici, treni, macchinari industriali in tutto il mondo globalizzato. Ma ATTENZIONE! Vende beni materiali tecnologici e non “informazioni”. E come disse il grande Friedrich Wilhelm Nietzsche in “Al di là del bene e del male”:… La dove cresce l’albero della conoscenza, lì c’è il Paradiso, dicono i più vecchi ai più giovani serpenti… Oggi la conoscenza, in un mondo altamente informatizzato è più che mai “sapere i fatti di tutti, nessuno escluso” esattamente alla maniera di George Orwell. Infatti oggi la stessa Germania e al rischio di disfacimento morale e culturale, pervasa come dal morbo della globalizzazione culturale totale, dall’invasione selvaggia e dalla finanza scriteriata targata”1929”. Credo stiamo realizzando che se tramonta definitivamente l’idealismo tedesco, che portò anche conseguenze gravi (seconda guerra mondiale) ma anche idee spinte sociali scientifiche di grande bellezza e di grande progresso, finiremo tutti nel burrone, cinesi esclusi (perché hanno una cultura diversa e sono immuni ai danni dell’Occidente). Se ogni valore in Occidente si riducesse al “political correct”, alla globalizzazione e al potere assoluto che entità sovranazionali stanno imponendo su quelle nazionali (vedi Google, social media, Apple, Amazon, gruppi finanziari eccetera), per noi occidentali sarà finita e non ci resterebbe che emigrare in Africa e gli americani in Messico, dove però probabilmente invece di accoglierci ci prenderanno a pedate.

Pescara li 15-10-2017 F.to Arcadio Damiani – Antonio Patrizio