PAOLO PAVONE
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PELAGO

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Per definizione il “pelago” è un’ampia distesa di acque profonde e minacciose, in pratica un “mare aperto” dove è difficile nuotare e dove si esige per navigare notevole esperienza. Ne deriva l’aggettivo “impelagato” che mentisce una situazione grave e complicata composta da condizioni intrigate e fastidiose da cui è difficile uscirne. Credo che non esiste definizione migliore per descrivere l’attuale momento politico che stiamo vivendo. Non che non fosse prevedibile questo “impasse”, questa resa dei conti, ma che tutti speravamo non venisse alla luce è dato certo. Invece si è manifestata con inaudita violenza questa “epifania” del fuoco sotto le ceneri tanto bruciante specie in una soffocante calura estiva di fine stagione. La potremmo definire la guerra dell’”Uno contro tutti” o per taluni “Davide contro Golìa” ma non è altro che una cartina al tornasole di una reazione chimica che non fa sconti e che segue solo le leggi della chimica naturale. Tutto “dejà vu”. Cos’altro ci potevamo aspettare da questi attori molto improvvisati, presi dalla strada e rivestiti da prima scena, e da “grandi registi” molto ben adusi a comportamenti da accademia universale”? E penso al politologo americano Francis Fukuyama quando descrive, nel suo recente libro “Identità”, la ricerca della “dignità” da parte dei nuovi populismi che non vengono assolutamente demonizzati, bensì ascoltati ed interpretati. Tutto ciò che l’attuale politica mondiale e globalizzata si rifiuta di fare. Me nasce uno scontro frontale “vis a vis” che di una matura civiltà democratica è grande segno di debolezza ed ipocrisia. Che non vivessimo più in una sudata “democrazia” numerosi esempi ce lo dimostrano ampiamente come certe espressioni del nostro ex presidente della Repubblica che, dopo aver composto ben quattro governi “non eletti”, paventa la necessità di ridurre la schiera dei votanti in un regime molto “epistocratico”, ad esponenti di altri Paesi europei che non avendo gradito molto l’insurrezione sovranista degli ultimi esiti elettorali hanno minacciato con ritorsioni politico-economiche il nostro Paese et similia. E come siano difficili scelte governative nostrane che non abbiano l’imprimatur di una struttura sovranazionale come la UE del tutto non suffragata da volontà popolari e che inoltre legifera spesso contro le economie nazionali specie la nostra con danni verso l’italico export di qualità. Il vero problema è che il nostro establishment è del tutto prono ai diktat di questa Unione Europea come confermato dalla elezione di Ursula von der Layen con gli utilissimi voti pentastellati e con la sfacciata veemenza, “appartenenza leale”, verso la UE dimostrata da uno dei paletti zingarettiani per la nascita di un nuovo governo, quello degli “sconfitti della storia”. Ma come si fa a ricomporre una compagine governativa con questi avanzi dell’”ancien regime” senza dimostrare quel minimo orgoglio nazionale che si è visto defraudato, colonizzato, invaso da dinamiche politiche distruttive che non sono mai state a protezione delle nostre economie a partire dall’artigianato all’agroalimentare? E che dire della squallida figura che ha fatto col suo discorso di commiato governativo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il suo “J’accuse” al ministro dell’Interno reo di tutte le possibili nefandezze senza minimamente considerare che, se così fosse, abbia tollerato per 14 mesi il suo operato e per quante volte non lo ha difeso né sia stato così “rispettoso” del contratto di governo che prevedeva anche la sicurezza, la tassa piatta e l’autonomia regionale? Ma come si fa a parlare di rispetto e salvaguardia istituzionale per un ruolo di presidente “super partes” vestito molto male e alla mercè di un elettorato poco incline al dialogo ed molto più agli insulti via “social”? Ma come si fa a riempirsi la bocca di “correttezza e rispetto costituzionale” quando i disastri dello stallo economico e industriale oltre che della insicurezza civile indotti dalla sinistra e dai pentastellati sono sotto gli occhi di tutti e ben documentati? E adesso dovremo ritrovarceli insieme a governare dopo aversele dette di tutti i colori? O in alternativa un governo di transizione sotto l’egida di un magistrato uomo (Raffaele Cantone) o donna che sia (Marta Cartabia)? Come se questa magistratura non fosse mai, come analogamente la Chiesa, intervenuta a dettare legge nell’agone politico. Anzi! Con le sue “interpretazioni soggettive” si è fatta beffa delle leggi parlamentari, come la Chiesa si è fatta beffe del suo “Catechismo” sdoganando la teoria gender e riducendo a solo “simbolo” e non come “realtà personale” la figura di Satana come ha dichiarato il capo dei gesuiti Arturo Rosa Abascal cui Benedetto XVI aveva rivolto l’invito “Potrebbe risultare quanto mai utile che la Congregazione Generale riaffermi, nello spirito di sant’Ignazio, la propria totale adesione alla dottrina cattolica”. E Papa Francesco più che dare retta al suo più vicino consigliori, il gesuita padre Antonino Spadaro, che gli rinfacciasse la sua enciclica “Gaudete et exsultate” ove Bergoglio ha descritto il diavolo come “un essere personale” oltre che certe scelte fallimentari come quella di nominare come prefetto della neocostuita segreteria per l’economia in Vaticana proprio George Pell, ex arcivescovo di Sidney, condannato ancora in appello dalla suprema corte australiana a 6 anni di reclusione per pedofilia. Il “canovaccio” di questa squallida e pietosa rappresentazione teatrale recita solo disarticolazioni e incongruenze come la “comparsa” dei sodali Bilderberg, tale Matteo Renzi, cui non sono stati sufficienti le vicende truffaldine dei suoi epigoni familiari e lo sfacelo del suo governo preso a pedate dal referendum ed elezioni, divenuto senatore semplice di Scandicci, a tenerlo a bada dalle sue intemerate parlamentari, o la rinascita della Boschi famosa per le sue fattezze e per il papà noto procuratore fallimentare di molti italiani sfortunati di aver avuto a che fare con la banca che dirigeva. E poi vogliamo parlare del nuovo feeling verso la Francia che sa tanto di sindrome di Stoccolma, perché della Germania già è stato detto col governo “Ursula”? E come fanno i “grillini”, se non spaventati dal terrore dell’abisso elettoralandi, a stare un giorno con i gilet gialli e il giorno dopo con Macron? Infatti la francese Natasha Bertaud parlando a nome di Junker si è lasciata sfuggire a proposito di Matteo Salvini “che uno che basa la campagna elettorale su annunci in violazione delle regole di bilancio europee rischia di creare il panico sui mercati”; e che dire di Gentiloni che ha firmato il trattato di Caen che nel 2015 cedeva ampie zone di mare ai cugini d’oltralpe? E che dire di Enrico Letta che dopo l’esperienza palazzo Chigi è volato a Parigi per insegnare ala “grande ecole” Scienze e dove attualmente presiede l’istituto Jacques Delors e che qualcuno lo dà in lizza per il posto da commissario? E che dire di Sandro Gozi di recente entrato a far parte del gabinetto di Macron? Oggi l’eurodeputata di spicco francese Nathalie Loiseau dichiarava che l’unico scoglio che separava i grillini dall’ingresso nel gruppo dei liberali era l’alleanza con la Lega: presto fatto ma ovviamente per colpa di Salvini!

Tutti dalla stessa parte, quello dell’”Ordine costituito”, in lotta contro chi quel sistema vuole cambiarlo. Ma ahimè temo sia una lotta impari perché i poteri forti che stanno dietro alla grande stampa, ai pentastellati, alla Chiesa, al Pd e tutta la sinistra alla fine prevarranno contro tutti quelli che vogliono una famiglia naturale che torni a procreare per il benessere del nostro Paese, che vogliono una rinascita economica fondata sul prodotto più che sulle sterili e dannose transazioni finanziarie, che sono legati a quella tradizione giudaico-cristiana che tanto benessere ed apertura ha dimostrato nello sviluppo dell’uomo, al rispetto di Dio, dei confini nazionali per combattere una invasione non controllata ma aperta ad una vera integrazione sia dei diritti che dei doveri, sostituendo il benefico interculturalismo al più dannoso e malefico multiculturalismo che tanto danno sta producendo nei nostri consessi anche dopo generazioni. Non c’è maggior cieco di chi non vuol vedere recita un assioma. Credo che la conclusione di questo iter tormentato non sia univoca e ricca di sorprese dati gli occhi internazionali puntati su di noi: quelli di Trump che desidera una partnership italiana in Europa per destabilizzare i rapporti intrapresi dai pentastellati, sinistra e dal redivivo Romano Prodi con la “Via cinese della seta” e la riabilitazione della Russia con l’Europa molto danneggiata dal suo predecessore per porre un freno alla possibile cooperazione russo-cinese di non poco conto per l’economia americana ed occidentale “tout court”. E lo stesso presidente americano vuole un’Europa diversa conducendo a più miti consigli l’egemonia, specie tedesca, con pesanti dazi verso le nostre esportazioni e che sta dando i suoi frutti vista la recente recessione economica della Germania che permette ora a noi rapporti più favorevoli coni loro “bund”. E gli stessi grandi soloni di questa euroburocrazia fondata sul predominio dei pochi temono moltissimo questo spostamento dell’asse d’equilibrio verso il sovranismo che in associazione alla “Brexit”, molto invisa dalla stampa corretta ma molto ben voluta da Trump che non vede l’ora di intraprendere una grande intesa economica con la GB, determinerà senza ombra di dubbio la fine di questa costituzione europea. Ed il ritorno ad una nuova kermesse elettorale a breve decreterà l’evaporazione di un movimento nato dal web di un visionario e di un comico burlone per finire nel dimenticatoio della storia, a meno di ripensamenti salvifici, la vittoria dei sovranisti ma anche quella del segretario del Pd Zingaretti che se fosse saggio saprebbe che anche lui potrebbe far riemergere la sinistra dalla notte buia, per dirla alla Federico Rampini, in cui è precipitata e nel contempo liberarsi dalla zavorra dell’ingombrante renzianesimo. Porte aperte! Delle altre soluzioni solo gran pasticci!