banner ruggeri
banner D'ANGELO 1
banner delizie 1
Unknown-1

PENSIERO LIBERALE

By  |  0 Comments

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242

Pupi Avati lascia la commissione ministeriale per la concessione dei contributi al cinema. “Mi dimetto perché mi hanno definito vecchio, cattolicissimo e di centrodestra. Insomma anziché considerare apprezzabile il fatto che ho realizzato 50 film e sono disponibile a lavorare gratis, mi si vilipende e mi si sfotte” è l’amaro sfogo del regista. L’unica a gioire per questa scelta è un’altra componente della commissione, tale Daria Bignardi che tutti conosciamo per essere sposata a Luca Sofri figlio di Adriano e abbiamo detto tutto. Non meglio è andata ad Alain De Benoist, scrittore, filosofo e fondatore del movimento culturale “Nouvelle Droite” vistosi annullare l’invito dalla Fondazione Feltrinelli milanese nel ciclo di incontri “What is del Left-What is del Right” lanciati dalla stessa fondazione a metà gennaio in quanto 23 ricercatori universitari d’ogni dove in Europa si sono scagliati contro questa iniziativa di un “fascisticamente corretto” in una durissima petizione “Un grave segno di regressione democratica che avvalora una visione omogenea ed escludente della società in contraddizione con il pluralismo che caratterizza la democrazia”. Come non inorridire di fronte a tanta violenza espressiva escludente, stavolta sì, la dialettica del confronto. Impossibile “discernere” specie se si è in campagna elettorale con un “politicamente corretto” oramai si spera ridotto alla frutta e all’autismo di puro stampo schizoide. Infatti il filosofo è stato tacciato di essere “un ideologo dei movimenti neofascisti pan-europei, oltre che teorico di una forma di razzismo culturalista non limitato all’area neofascista. In Inghilterra le cose vanno meglio perché è in questi giorni l’invito per un incontro con la stampa del filosofo Roger Scruton vessillo indiscusso del neo conservatorismo moderno. Ma cosa dice questo pericoloso fautore della più bieca dittatura? Dalle sue parole in un articolo pubblicato sulla “la Verità” il 7 febbraio c.a. e tratto dal suo ultimo libro “Populismo. La fine della destra e della sinistra.”(Ed. Arianna): “Da diversi decenni, il popolo constata che la sua vita quotidiana è stata sconvolta in profondità da evoluzioni sulle quali non è mi stato consultato e che la classe politica , di tutte le tendenze, non ha mai cercato di modificare o frenare. In primo luogo l’immigrazione. Nello spazio di due generazioni, tramite il meccanismo di ricongiunzione familiare e dell’afflusso migratorio, la vecchia immigrazione contemporanea ha assunto il carattere di un’immigrazione di popolamento. Massiccia, rapida, mal accolta e mal controllata, essa ha generato in tutti i campi(scuola, vita quotidiana, mondo del lavoro, sicurezza, delinquenza) una serie di patologie sociali o esacerbato fratture culturali o confessionali, minato i costumi e trasformato in profondità la composizione della popolazione. Più dell’80% dei francesi se ne preoccupa. Le classi popolari, le quali sono le prime a doverla affrontare, hanno la sensazione che gli uomini politici rifiutino di trattare frontalmente questi problemi, come se l’unica scelta fosse tra l’angelismo e la xenofobia. La crescita del jihadismo islamico e il moltiplicarsi degli attentati non hanno fatto altro che inasprire la situazione. In secondo luogo l’Unione Europea. Dagli inizi deli anni ’80 la costruzione europea si è saldata con la scomparsa di interi pezzi di sovranità degli Stati, senza che quest’ultima fosse riportata ad un livello superiore. L’aumento vertiginoso del debito pubblico, causato inizialmente dalla volontà di salvare le banche minacciate dalla crisi finanziaria del 2008, ha posto gli stati in una posizione di dipendenza dai mercati finanziari nel momento stesso in cui la creazione dell’euro li privava della possibilità di decidere sovranamente sulla loro politica monetaria. Già dipendenti della Nato sul piano militare, sottomessi ai vincoli di bilancio decretati dalla UE, gli Stati sono titolari di una sovranità di pura facciata. Le Istituzioni UE inoltre sono state realizzate procedendo dall’alto verso il basso. I popoli non sono stati associati alla costruzione europea e le poche volte in cui sono stati consultati la loro opinione non è stata tenuta in alcuna considerazione. A lungo presentata come una soluzione a tutti i problemi, la costruzione europea appare oggi come un problema che si aggiunge agli altri. I dibattiti sono divenuti sempre più tecnici e dunque sempre meno comprensibili. Divisa, impotente, paralizzata, la UE ha finito per screditare l’Europa che l’ideologia dominante concepisce solo come un “contenitore invitato a svuotarsi di ogni contenuto per lasciare spazio all’Altro” (Elisabeth Lèvy). “Insomma la UE mentre doveva introdurci allo stadio ultimo della democrazia, ha ricostituito una oligarchia cosciente di sé, certa del suo buon diritto, e molto decisa ad imporre le proprie tesi alla maggioranza recalcitrante( Pierre Manent). Infine la “Globalizzazione”. Resa possibile dal crollo del sistema sovietico, che simboleggiava la divisione del mondo in due sistemi, ha rappresentato una rivoluzione simbolica fondamentale che ha cambiato il nostro rapporto col mondo. Operando una mutazione dal registro normativo a quello cognitivo, essa ha messo in concorrenza non più soltanto imprese e prodotti, ma anche sistemi sociali e nazioni intere, ponendo fine alla lenta ascesa delle classi medie e rendendo insostenibili le conquiste sociali concesse al mondo del lavoro, all’epoca del “trentennio glorioso” di crescita economica successivo al secondo dopoguerra( 1945-75). Attraverso il gioco delle delocalizzazioni e della messa in concorrenza, in condizioni di dumping, con il monte salari sottopagato del Terzo mondo, ha distrutto il potere di contrattazione collettiva dei lavoratori e contemporaneamente ha attentato alla sovranità degli Stati, cui si è ingiunto di non fare più uso della loro volontà politica. E’ stato così costruito un mondo senza esterno, senza alternativa, ordinato alla sola legge del profitto. Sostenuta dagli ambienti affaristici in nome del principio di libera circolazione delle persone, dei beni, e dei capitali. La globalizzazione è difesa a sinistra per il suo cosmopolitismo morale e il suo umanesimo astratto, essendo tutti d’accordo tanto a destra che a sinistra nel legittimare le migrazioni internazionali di massa, l’universalizzazione delle norme, la pressione al ribasso sui salari, le minacce all’occupazione. La globalizzazione produce molti vincitori fra le élite, ma milioni di perdenti nel popolo, il quale comprende per di più che la globalizzazione economica apre la strada alla globalizzazione culturale, suscitando al tempo stesso dialetticamente nuove frammentazioni”. Ecco cosa ci sia di falso in questa analisi non riesco ad intercettarlo anche perché i “censuratori” ignorano che mai è stato il filosofo “nativista” cioè razzista e i suoi testi scritti lo dimostrano come si evince negli anni ’90 anche una certa apertura verso il multiculturalismo. Ora è vero che oggi è importante la conoscenza delle nuove tecnologie e degli studi in tal senso a scapito della cultura storiografica e umanistica ma vedete bene che le guerre e le rivoluzioni si fanno proprio perché manca quella cultura e memoria storica che permette l’arricchimento delle reti neuronali: studio che è estremamente pericoloso per chi vuole gestire le masse. E allora avanti il liceo breve, lo smartphone in classe, zero compiti a casa, il divieto di bocciatura. Chapeau!!