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PERCHE’ LA DIETA NON FUNZIONA!

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LUCIANO X SITOSono stati pubblicati dal  British Medical Journal (e confermati dall’ European Academy of Allergology and Clinical Immunology) i risultati degli studi effettuati al riguardo dell’intolleranza da cibo abbinata ad una dieta; il risultato è stato di constatare che in presenza di intolleranze alimentari “nascoste” le diete effettuate con lo scopo di ottenere un dimagrimento non avevano il risultato desiderato ed in alcuni casi portavano a “riprendere” peso appena la dieta veniva sospesa.
Si parla di intolleranze “nascoste” per non confonderle con le vere e proprie allergie/intolleranze alimentari causate dall’interazione antigene- anticorpo e che invece hanno un altra natura: causano l’attivazione di un meccanismo immediato di “rifiuto” verso alcuni alimenti; sono fondamentalmente 4 i prodotti “incriminati”: lattosio, fruttosio e/o sorbitolo, glutine.
Mentre fortunatamente “solo” l’1,4% della popolazione soffre di allergie alimentari (attualmente per questa problematica l’unica soluzione è la non ingestione di questi cibi e la loro sostituzione con alimenti complementari) ben il 40% è intollerante ad alcuni alimenti senza avere gravi disturbi.
Ci sono molti alimenti che noi invece ingeriamo quotidianamente senza avere nei loro confronti nessuna reazione diretta o immediata e che invece il nostro organismo “non gradisce”. La genesi di queste intolleranze è l’irritazione dell’apparato digerente con una sintomatologia generale più o meno sfumata (stanchezza, cefalea, gonfiori addominali postprandiali, infezioni ricorrenti, dolori articolari, ecc.) o con modificazioni cutanee (pelle secca, eczemi, orticaria, ecc.); spesso sono correlate a disordini del peso corporeo, sia in eccesso che in difetto.
Esse sono riconducibili all’accumulo nel tempo delle sostanze responsabili di ipersensibilità, fino ad un livello che ad un certo punto supera la “dose soglia”.  A causa di questo periodo di latenza, più o meno lungo, spesso risulta difficile accertare e comprendere come si possa  diventare intolleranti ad un cibo comunemente introdotto quotidianamente ed è per questo che, fare un autodiagnosi su quali cibi il nostro organismo non gradisce, è sbagliato in quanto non siamo in grado, senza adeguati test, di stabilire che sia proprio quell’alimento la causa del nostro disagio, intervengono infatti meccanismi molto più complessi che vanno dalla biochimica del nostro organismo alla chimica degli alimenti (presenza di conservanti, pesticidi, coloranti), materia molto complessa che solo una persona veramente preparata professionalmente può valutare. Basta invece rivolgerci al nostro medico e farci consigliare un ottimo centro dove effettuare tutti i test necessari a conoscere le nostre preferenze alimentari per poi affrontare una dieta che questa volta si funzionerà perchè così saranno esclusi/ridotti quegli alimenti  indesiderati  che non “remeranno” più contro il nostro metabolismo.
Per gli alimenti considerati “tabù” oggi si è propensi a non eliminarli del tutto e per sempre, ma semplicemente di attuare una fase iniziale di non ingestione (per alcuni mesi), verificare il miglioramento dei sintomi per poi lentamente tornare ad ingerirli in modica quantità con una dieta chiamata “di rotazione” , in questo modo non avremo scompensi nutrizionali che invece si potrebbero verificare con l’eliminazione di alcuni prodotti essenziali presenti proprio in questi alimenti.
E’ stato constatato che avendo la conoscenza di questi alimenti “da sconsigliare” nella dieta possiamo approcciare un piano nutrizionale molto semplice e facile da attuare: non eliminare nessuno dei principi nutrizionali essenziale (carboidrati- proteine e lipidi) ma semplicemente bilanciarli seguendo questo schema:
Dieta Mediterranea: Carboidrati 60% – Proteine 15% – Lipidi 25%  Dieta Scarsdale: Carboidrati 35% – Proteine 40% – Lipidi 25%
Nella dieta mediterranea sono consigliati tre pasti al giorno divisi in colazione, pranzo, cena; nella scarsdale invece abbiamo cinque pasti divisi nella giornata.
Si ricorda di pesare sempre i cibi che ingeriamo (e non “fare ad occhio”) per sapere esattamente l’apporto nutrizionale giornaliero, ricordate che ognuno di noi ha un diverso metabolismo e di conseguenza la dieta deve essere sempre “personalizzata” in base alle nostre misure antropomorfe (peso/altezza), all’attività fisica che giornalmente svolgiamo (calorie consumate) e all’età.
Riportiamo la formula del dispendio energetico secondo la American Heart Association da “A guide to loosing weight”:

Soggetti attivi: peso corporeo x 37

Soggetti moderatamente attivi: peso corporeo x 33

Soggetti sedentari: peso corporeo x 29.

Esempio: soggetto adulto, di sesso femminile, peso kg 65, attività sedentaria. Il suo dispendio energetico medio giornaliero sara: 65 x 29 = 1885 calorie.
Per dimagrire di circa mezzo chilo la settimana, una persona, il cui dispendio energetico è pari a 1885 calorie, dovrà assumere, giornalmente, 1385 calorie (=1885-500).
Praticamente vediamo come potrebbe essere una dieta tipo:

• colazione
con una tazza di latte o te/caffè (90 cal.)
+ cereali (25 gr. – 90 cal.) = 180 cal.

• pranzo
con un piatto di pasta (75 gr.- 300 cal.), bistecca ai ferri (100 gr. – 125 cal.), contorno (150 gr. – 50 cal), pane (35 gr. – 80 cal.),
frutta (150 gr. – 70 cal.) = 625 cal.

• cena
con bresaola (40 gr. – 100 cal.), mozzarella (65 gr.  -150 cal.), pomodori (200 gr.-  40 cal.), pane (35 gr. – 80 cal.), frutta (150 gr. – 70 cal.)  = 440 cal.
Siamo arrivati così a 1245 cal. significa che abbiamo ancora un buon margine per “prenderci” qualche sfizio (uno o due caffè, un dolcetto o un gelato) e rimanere in tabella senza aver tolto nulla al nostro organismo.

Ricordiamoci che la nostra forza è nel nostro cervello.

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