PAOLO PAVONE
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POLITICA E COMUNICAZIONE

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La “politica” per definizione è la corretta amministrazione della vita pubblica della “polis” ossia di quell’arte e scienza insieme che consenta una decente convivenza civile fra cittadini non oscurando né i problemi né le loro plausibili ed accettate risoluzioni. La comunicazione è quell’arte altamente scientifica che alla base delle relazioni umane fra simili ma soprattutto fra gli strati delle gerarchie, fra chi detiene il potere amministrativo e chi deve rispettarne le leggi e i dettami, fra chi ha conoscenza di un fenomeno, di un evento reale e chi ne deve avere consapevolezza. Ora se qualche decennio fa vi erano le cosiddette “segrete stanze” ove gli esperti del settore potevano discettare sulle problematiche ed esternare successivamente decisioni finali più o meno congrue, oggi con la digitalizzazione e soprattutto con le connessioni in tempo reale, le segrete stanze con le riflessioni anche di lunga durata sono scomparse dando vita ad un immanentismo decisionale e successivamente comunicativo che spesso confonde ma che mira ad essere utilizzato sempre di più come test provocatorio in mancanza di una progettualità vera e soprattutto utile al progresso. Come succede in tutti i governi quando bisogna preparare una legge o prendere provvedimenti: se queste misure sono inserite in un progetto più ampio e possibilmente finalistico allora vanno eseguite e difese; se viceversa sono misure “di giornata” allora vanno comunicate per verificarne l’accoglienza pubblica e soprattutto di quali strati di popolazione bisogna averne consenso per l’eventuale futuro appoggio elettorale, se numeroso o esiguo. Perché oramai non ci sono più gli statisti che pensano alle future generazioni ma solo politicanti che pensano solo alle prossime elezioni. E ne abbiamo avuto fulgida prova con l’attuale governo che, al pari di una reazione chimica esplosiva al contatto fra due sostanze, in un attimo vira dal giallo-verde al giallo-rosso che più rosso non si può senza minimamente considerare il parere democratico dei cittadini cui è stato “costituzionalmente” impedito di esprimere il voto di preferenza. Indubbiamente va notata comunque quanta intelligenza viene profusa nella comunicazione politica per accreditarsi come salvatori della patria. In soldoni siamo governati dagli sconfitti elettorali a consolidare la validità dell’era della “glebalizzazione” come l’ha definita egregiamente il filosofo Diego Fusaro nel suo recente libro. E ci vuole una profonda conoscenza dell’arte della comunicazione per promuovere misure altamente recessive dal punto di vista economico e sociale e paventarle come benefiche e risolutrici. In questo non siamo secondi a nessuno! Come il cosiddetto “reddito di cittadinanza” che fa scomparire la dignità umana espressiva del proprio lavoro, rendendo suddito e arrendevole chi lo percepisce ma che viene descritta come un pregevole contrasto alla povertà. Addirittura pavoneggiano un “decreto dignità” che ha fatto la stessa fine dell’”onestà” dei pentastellati: scomparsi dal vocabolario. In realtà non sta funzionando come aumento dei consumi né come condizione momentanea nella ricerca di un lavoro in quanto il lavoro viene creato dalle imprese e se queste non vengono protette con regimi fiscali adeguati o con clausole ben precise cui devono attenersi gli acquirenti esteri delle nostre aziende ecco che abbiamo delocalizzazioni di quelle più produttive e licenziamenti di quelle che restano nel nostro Paese come la Pernigotti o la Whirlpool insegnano. Ma assumiamo i “navigator”, semplici principianti disoccupati, che dovrebbero conoscere a menadito le realtà occupazionali aziendali. Altra spesa senza ritorno! Il nuovo Def non aumenta le tasse ma aumenta la busta paga, forse ristabilisce la quattordicesima, dà asili nido gratis, abolisce i super ticket sanitari, allarga le frontiere agli immigrati che dovranno umanamente essere integrati con casa e lavoro, il tutto con uno spaventoso debito pubblico, un’economia stagnante, una scuola pallida e insistente, autonomie “negate”, aziende e laureati che fuggono. Ma che bravi, hanno del miracoloso e taumaturgico e forse sarà merito del santo di Pietrelcina la cui immagine alberga nel taschino pochette del bis-Conte. Ma chi sarà costretto a pagare il conto per simili iniziative? Dove la fregatura e lo scippo, perché di atti delinquenziali si tratta? Per non parlare della inconsistente comunicazione in politica estera, come l’era Mogherini insegna, limitata a mettersi il velo al cospetto dei governatori islamici. E figuriamoci il terrore provato dal sultano Erdogan quando ha saputo che Conte ha bloccato la vendita di armi ai turchi che hanno invaso la Siria, uno che ha in mano almeno 50 atomiche nei presidi della Nato sul suolo anatolico. Pura, semplice, ridicola comunicazione ad effetto! E che dire di Mattarella che si precipita da Trump per alleviare i suoi dazi verso i nostri prodotti d’esportazione col presidente americano che con abile mecenatismo lo rassicura con una semplice futura attenzione se non ci allarghiamo troppo con i cinesi con il 5G per il pericolo della protezione dei dati. Quindi Mattarella in America e Conte-Di Maio in Cina. Siamo bravissimi a farci male, con le scorpacciate per più piatti ove attingere ma, come per le combinazioni alimentari corrette e salutari, possono risultare molto indigesti. Nel contempo chi difende le nostre eccellenze, il lavoro degli italiani che, vessati da una prepotente ed invasiva burocrazia, comunque segnano il passo con i loro prodotti migliori al mondo? Nessuno! Dop che scompaiono, infiltrazioni nel mercato di prodotti senza alcuna tutela sanitaria, ricchi di sostanze nocive permessi in altri Paesi e vietati nel nostro, super controllati i nostri presidi durante l’esportazione, poco o punto controllati quelli d’importazione con virus cimici, insetti che stanno devastando le nostre culture agricole e floreali, il ritorno in auge di malattie che abbiamo considerate sconfitte come il vaiolo, la tbc, la sifilide e via discorrendo. Ma la maggioranza dei mass media comunicano e basta con l’estrema attenzione di censurare o scomunicare che pone punti di vista critici e misure diverse alla vulgata. E vedere in Tv il duello Renzi-Salvini non ha fatto altro che evidenziare come una cartina al tornasole lo status della nostra dialettica politica. Un J’accuse reciproco molto poco concludente, semplicemente squisitamente “comunicativo” che mentisce la scarsa propensione della politica alla progettazione solida. Un Matteo Renzi che profonde la sua parlantina toscana e le sue lezioncine economiche come fossero la panacea di tutti i mali del nostro Paese, accusando l’avversario di scarsa coerenza col suo passato e di ricette economiche farlocche e dannose, nascondendo le sue nobili origini, i sui fallimenti come l’aereo personale pagato fior di milioni e che adesso non vuole neanche un rottamatore, le sue strane partecipazioni al gruppo Bilderberg o le sue simpatie verso banche e finanziatori come Soros, le sue giravolte repentine pro e contro governo. Un Matteo Salvini più pragmatico meno addentro alle alte sfere più popolare che elitario che grida al dissolvimento delle nostre tradizioni e all’invasione migratoria, accusando l’avversario della sua incostanza, dell’arroganza, del suo machiavellico gioco di palazzo. Entrambi dovrebbero fare un passo indietro: il primo dovrebbe cessare l’ipocrisia di un umanesimo che arreca solo morte e disagio esistenziale proponendo misure culturali ed economiche e di aiuti concreti ed utili al continente nero; il secondo dovrebbe tornare indietro nell’osteggiare la legge Fornero e togliendo quella “quota cento” che arreca in futuro un discreto carico economico per le prossime generazioni già ridotte al lumicino, sapendo che oggi si vive di più ed anche in buone condizioni. Questo partito ancora non c’è! Solo “comunicazione”!

Pescar li 17-10-2019 F.to Arcadio Damiani