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PONTE CROLLATO…

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Dalla tragedia del ponte crollato a Genova si fa un gran parlare soprattutto per quanto riguarda i colpevoli della strage. E si scopre che la lista è sempre più lunga, che ci possono essere cause multiple o “concause” che hanno decretato la fatalità, che in fondo si arriverà ad una denuncia contro ignoti. Ora comprendiamo che, pur non essendo esperti del campo che in questi giorni vengono fuori come funghi dopo la pioggia, il buon senso ci porta a ritenere che un calcestruzzo, pur ben coprente, non può avere quella elasticità di un ferro o un acciaio e che quindi una microlesione da sollecitazioni meccaniche ripetute può far si che l’aria o l’acqua o la salsedine può raggiungere il ferro con tutte le sequenze ossidative del caso minandone al forza statica, come d’altronde il suo costruttore aveva già avvertito che bisognava usare delle resine epossidiche che tutelassero la non ossidazione del ferro dei tralicci. O quanto meno costruire il ponte in acciaio come Brooklyn ed Eiffel insegnano. Colpevoli? In primis i concessionari di Autostrade per l’Italia per omessa manutenzione e controllo ma a quanto pare il monitoraggio della struttura era costante e nulla faceva presagire il crollo imminente. Poi il Ministero delle Infrastrutture che non ha controllato la manutenzione degli affidatari della struttura e che peraltro era restato sordo ad alcuni allarmi non prendendo provvedimenti. Terzo, i sindaci locali per i quali nessun progetto su 5 della “Gronda”, struttura che vicariava il supertraffico sul ponte andava bene. Quarto, i cari esponenti della casta politica che per avere qualche bonifico da spendere in campagna elettorale e non solo hanno arricchito chi del business aveva fatto una ragione della loro esistenza. Quinto, gli stessi Italiani che permettono una spesa non esigua per le canzonette nelle piazze d’estate da parte di rapper fuori giri e personaggi spesso sulla via del tramonto e che hanno fatto il loro tempo. Gli artisti veri vanno pagati col biglietto e non con le tasse comunali! E nel contempo non si ribellano come si dovrebbe per le buche nelle strade, per i ponti pericolanti e per tutte quelle strutture pubbliche che avrebbero bisogno di investimenti più che assistere al rumore tra fumo e luci. Ma si sa il “Panem et circenses” ha sempre funzionato sin dall’antica Roma. Ora tutti a piangere in un coacervo rivendicativo che parte dal non volere i funerali di Stato all’affannosa ricerca del capro espiatorio. Vorrei dire ai miei cari concittadini che la moderazione e la non belligeranza partono sempre da una certa riflessione che conduca alle scelte migliori. Se non bisogna inquinare ci vogliono depuratori, se produciamo monnezza ci vogliono inceneritori; se produciamo sostanze tossiche ci vogliono strutture di smaltimento e queste strutture vanno allocate con quei criteri di sicurezza che non svalutino il sito d’accoglienza così nessuno abbia a lamentarsi. Si vogliono costruire ponti? Bene ma dopo l’idea e il progetto ci vogliono le risorse umane e finanziarie. Abbiamo i “quibus” sufficienti per un struttura sicura? Ma nell’Italia del dopoguerra era importante dare al paese una veste nuova, di “far vedere” e non avendo economie sufficienti come accade spesso dalle nostre parti si fa qualcosa di grande al minimo costo chiarendo che il cemento costa meno del ferro. Allora vogliamo strutture sicure, pagare meno tasse, la propria miglioria a basso o nullo costo, pensioni più alte, reddito senza lavoro con tutte le guerre perse e colonialismo zero mentre la Francia con le sue “royalty” africane riempie in maniera scempia e abominevole i suoi forzieri. Poco ci mancava che pagassimo per i debiti per quello che di buono avevamo fatto in Libia. Allora è questo l’habitus italiano contro cui nessuna sentenza giudiziale può porre riparo. Si dice che si è creata la dicotomia Stato-cittadini certo, ma qual è lo Stato che vogliamo? Quello che applica la giustizia o quello che allarga le maglie per i truffatori e i delinquenti? Quello che controlla tutti o quello che controlla solo i poveri imbecilli? Come, sono sotto gli occhi di tutti le arroganze di certe categorie protette (magistrati e alta burocrazia statale che accumulano impieghi e presenze molto ben remunerate) e non vedi cittadino che si indigna legandosi davanti a Montecitorio o a palazzo Madama ma partecipa ai cortei arcobaleno, ai “Gay Pride”, all’accoglienza indiscriminata, alla propaganda gender e al diritto di affittare l’utero altrui? Se non si acquisisce una vera coscienza civica di ponti e scuole ne vedremo crollare tanti altri.