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PRIMARI IN GALERA

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E’ di questi giorni la notizia che alcuni illustri camici bianchi direttori di reparti di ospedali milanesi fiori all’occhiello della sanità italiana, non solo lombarda, sono stati presi con le mani nel sacco in merito a regalie o vere e proprie tangenti nell’esercizio delle loro funzioni direttive per l’acquisto di materiali o presidi utili alla loro professione o per “eccesso improprio di attività”. E da medico sono molto amareggiato nel vedere questi cari colleghi così esposti alla gogna magari con alla base un curriculum professionale ed una casistica operatoria di tutto rispetto. E se non bisognerebbe buttare frettolosamente l’acqua sporca con tutto il bambino, vorrei sottolineare alcuni punti di riflessione riguardo gli usi e costumi in tale ambito. Alla base vi è la scelta di un presidio tecnologico utile a migliorare il “patient care” cioè garantire un trattamento e una eventuale guarigione con meno effetti collaterali. A chi è deputata la scelta a rigore di logica dev’essere soprattutto all’utilizzatore che ne conosce la migliore performance. Ed è ovvio che, non trattandosi economicamente quasi mai in sanità di bruscolini, la Ditta fornitrice del presidio comunque si renda disponibile e in dovere di ringraziare l’acquirente con un dono che potrà variare fra una iscrizione congressuale ed albergo offerto o un gadget del tipo un corredo da scrivania, anche un telefonino. E fini qui tutto normale nel senso della legalità. Ma come si sa in tutte le azioni umane ove non corre l’obbligo ma la pecunia, il malfatto regna sovrano. E così il professionista viene “tentato” da offerte vantaggiose soprattutto per lui e molto meno per i pazienti che si vedono impiantare valvole cardiache poco affidabili o protesi ossee con materiali scadenti se non pericolosi o sottoposti ad interventi inutili e inappropriati che tuttavia ingrossano la lista dei relativi rimborsi ai sanitari che li hanno eseguiti. Ne consegue che il piccolo “gift” di ringraziamento diventa enormemente ingombrante come può essere un Rolex da 25.000 euro, una Maserati Ghibli, vacanze gratuite da migliaia di euro, o esosi mutui da pagare con l’incrementi di inutili interventi chirurgici. Ed allora qualcuno “sbotta” perché cosa è il soprassedere bonario altra cosa diventa la correità. E vengono alla luce questi episodi che gettano un discredito ineguagliabile su tutta la categoria medica che, come il sottoscritto, si fa un mazzo tanto da mattina a sera seguendo i pazienti, con vera abnegazione visti gli organici dalla nostra sanità ridotti all’osso, che hanno bisogno delle sue cure e diagnosi. E qualcuno ci mette una pezza che è peggio del buco! Dato che i “baroni” sono dei fetenti per definizione ecco che arriva la salvifica “politica” che si arroga il potere di interpretazione e di scelta per le esigenze di rinnovamento in ambito sanitario. Cosicché al medico che ha un’esigenza gli si chiede solo di quale apparecchio o presidio qualsiasi ha bisogno ed il “brand” lo sceglie una commissione apposta molto allargata ed impersonale, diciamo a livello nazionale, di cui la CONSIP (società che si occupa di gran parte degli acquisti della pubblica amministrazione) è la base. E sappiamo già quante volte abbiamo visto sui giornali intere colonne dedicate agli scandali di questa benemerita società. Ed è ovvio che non può essere diversamente perché dove entra la politica subentra il malaffare fino a dimostrare il contrario (raramente). Perché nei capitolati d’offerta vi sono sempre i servizi e presidi a minor costo e sono quelli che spessissimo si aggiudicano l’appalto. Ma il “busillis” è: sono quelli migliori al momento? Magari sono avanzi di magazzino invenduti o servizi che erogano prestazioni di scarsa qualità dalle manutenzioni ai pasti. E chi si arricchisce sono i giudicanti. Questi cari colleghi sono pertanto quelli che non hanno nel tempo difeso la moralità della propria categoria, permettendo alla politica di entrare a gamba tesa in quell’ambito ove viene gestita la salvaguardia della vita, che diversamente da altre professioni dovrebbe essere super partes come testimonia la cura di un reo senza poterlo denunciare anche se profondamente ricercato, ma che si è ridotto a fare anticamera per un avanzamento di carriera, per una struttura da dirigere davanti alla porta del primo ignorante politicamente eletto, accantonando del tutto la quasi sacralità terrena del suo ruolo, andando a braccetto con chi ti combatte e ti annienta. Bella figura cari colleghi! A questo punto poco interessa se sono scienziati ricercatori, inventori di tecnologie sanitarie utili, qualcun altro lo avrebbe fatto al posto loro, sta di fatto che hanno “tradito” il loro mandato di essere deontologicamente corretti col “Primum non nocere”, a tradire quell’altissimo rapporto umano di fiducia di chi pone nelle loro mani la sua vita. E possono uscire di galera solo se un gip li rieducasse come pizzaioli, come successo ai minorenni stupratori. E per chiosare vorrei evidenziare come in questa epoca perché si debba affannosamente porre alla ribalta mediatica ogni forma di messaggio convinti che faccia cultura. E se questi primari diventano un tantino esosi è forse perché albergano le platee di molti talk show televisivi alla faccia di chi ogni giorno si prodiga nel vero senso della parola a seguire i pazienti e a completare le loro cartelle, nel più profondo anonimato. Sono questi metodi divulgativi estremamente pericolosi e scorretti perché spesso sento le telefonate del pubblico al grande professore che distribuisce a mo’ di santone consigli che esulano dall’oggettività della singola situazione. O interventi innovativi solo perché l’invitato è conosciuto nei salotti bene e che non sono innovativi affatto e spesso si fanno da anni in tante strutture. Se si vuole fare informazione sanitaria si creassero dei tabloid ove l’esperto parla e poi lo si distribuisca in tutte le reti e in tutte le ore. Come per i grandi “Chef”. Tornassero in cucina e in sala operatoria a fare il loro lavoro, riprendendo il tempo delle comparsate televisive, ne godrebbero le papille e più numerosi pazienti assistiti.