PAOLO PAVONE
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PROBLEMI UNIVERSITARI

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Vengo a conoscenza dai giornali della difesa del mondo universitario da parte del prof. emerito Gianfranco Gambarelli in merito allo scandalo dei concorsi universitari condotti dai docenti di Diritto Tributario ma in generale da parte di tutta la docenza universitaria. Nell’intento di non fare di tutta l’erba un fascio. Ed è giusto come sempre avviene quando un sistema viene intorpidito da alcune mele marce ma è altrettanto giusto comprendere come l’emersione di un trascurabile sintomo a volte sottace una malattia grave. Ora l’attuale legislazione universitaria prevede l’istituzione di commissioni nazionali incaricate di formulare giudizi di idoneità sui candidati. Ma è proprio qui il “busillis”. Ed è sempre difficile distinguere le “vere competenze” specifiche atte a quel filone di ricerca da quelle rese ad acta per candidati interni o come dire “raccomandati” e sul mercimonio delle cattedre dalle Alpi alle piramidi il discorso è univoco. E dato che certi comportamenti “mafiosi” da parte dei “baroni” andrebbero perseguiti anche penalmente chiederei al professore con quale metodo si possa ottenere il cosiddetto “giudizio equo”. Chi giudica i giudicanti? E’ mai stato possibile nelle aule tribunalizie assistere alla vittoria per una causa di merito? Come, tutti si lamentano che in questo paese la meritocrazia non esiste o mai esistita e adesso dovremo salvare chi di questo valore ha fatto scempio! No caro professore siete voi stessi docenti universitari che siete divenuti servi dell’”Impact factor” con le vostre pubblicazioni del “copia-incolla” pur di generare una quantità di articoli fasulli per accedere alle carriere universitarie. Come testimoniato dalla Cochrane Library che analizza nel suo database l’importanza e l’originalità delle pubblicazioni scientifiche in ambito sanitario salvandone ben poche rispetto alla massa. I migliori vanno a svernare “abroad” e tutti lo sapete come quei pochi fisici laureatisi alla Normale di Pisa qualche anno fa che sono dovuti andare tutti all’estero per non aver potuto accedere ai nostri concorsi per ricercatore. Ha visto mai qualche docente fare il digiuno incatenato davanti all’ingresso del Rettorato a difesa di questi brillanti cervelli? E allora perché lamentarsi se la politica ha invaso il bacino culturale universitario con la propria classica arroganza? Visto che scegliete maldestramente i vostri adepti qualcun altro sceglierà anche per voi come ha fatto, e come giusto da Lei riportato, la ministra Fedeli che, invece di correggere l’andazzo con leggi più opportune, ha istituito le cattedre “Natta” cioè posizioni super remunerate i cui titolari non fanno didattica ma ricerca con indubbi lauti foraggiamenti ministeriali. Ed ovviamente tali cattedre sfuggono alle commissioni dei docenti ma sono di stretta pertinenza aggiudicatrice dei politici. Una sindacalista forse diplomata al posto di una competente laurea. Ed è forse questa gestione dell’istruzione che meritate. Fuori il gatto il topo balla! E chi è artefice del proprio male pianga se stesso. L’Università caro professore è solo lo specchio del degrado sociale e politico che stiamo attraversando e non se ne discosta granché ma è proprio per la sua primaria importanza nell’invaso culturale che il danno prodotto è ancora maggiore. I suoi come i nostri cari amici sono quelli del “veni, vidi, tacui” come successo ad Andrea Franzoso l’uomo che ha avuto la forza e il coraggio di denunciare le spese folli ed inopportune del capo: da eroe ad emarginato! E’ questa l’Italia che abbiamo costruito molto democraticamente e qui mi fermo!