banner ruggeri
banner D'ANGELO 1
banner delizie 1
Unknown-1

PROGENIE IN PERICOLO

By  |  0 Comments

La primissima infanzia corre un seri pericoli in questi tempi. Da sempre la nascita di un figlio ha rappresentato gioia e ricchezza per i genitori, gioia per l’espressione di una nuova vita e simbolo di una buona salute procreativa e ricchezza sia per le famiglie povere che vedevano aumentare la forza lavoro nei campi o la possibilità di una crescita culturale ed un conseguente miglioramento della propria condizione sociale ed economica sia per le famiglie più abbienti ed aristocratiche che potevano fidare nel lascito dei propri beni. E ne beneficiava anche lo stesso Paese nell’idea che col ricambio generazionale potesse continuare il suo livello di benessere economico e sociale. Ed infatti quasi tutti gli economisti erano, e taluni anche oggi, d’accordo che il calo demografico non rappresenta un buon auspicio per il mantenimento della economia nazionale. Oggi tutto questo è mutato profondamente fin nelle radici perché innanzitutto si desidera una “decrescita felice” per dirla con Latouche immaginando un nuovo tipo di economia molto rivolta all’autogoverno del territorio, con una sostenibilità ecologica che privilegia il rapporto uomo-natura ma che alla fine significa una drastica riduzione sia dei prodotti di consumo che del numero degli stessi consumatori. In soldoni diminuire le nascite! In secondo luogo e all’opposto si sta verificando un’affannosa ricerca per una maternità-paternità non sempre possibile sia per condizioni biologiche che per naturali condizioni di omogenitorialità. Cioè la sicurezza di avere un figlio da educare ed accudire anche affittando un utero diverso e con geni in parte o del tutto non propri. E non solo, perché il business del “figlio a tutti i costi” impiega anche possibilità eugenetiche di scegliere il seme o l’ovulo del partner secondo catalogo e costi diversificati. E se poi vogliamo un prodotto finito, ricorrendo all’adozione, molto più corretta ed auspicabile, si apre una voragine burocratica inimmaginabile a base di certificati di idoneità, consulenze di esperti, corti legali di incerto significato e composizione che minano economicamente e temporalmente qualsiasi buona intenzione per il semplice motivo che le organizzazioni cosiddette caritatevoli, le Onlus, hanno con i bambini adottabili il loro giro di affari. Per cui solo chi ha tanti soldi a disposizione può scegliersi il figlio. Per gli sfortunati, dopo aver versato laute prebende posso ritrovarsi un bambino affetto da malattie anche incurabili. Ma un altro grande problema anche di non facile soluzione è quello del “figlio indesiderato” ossia il ricorrere a tutte quelle precauzioni che evitino l’insorgenza di una gravidanza all’origine come le legatura della tube nella donna o addirittura la “vasectomia” nell’uomo che significa legatura del dotto seminifero, condotta molto più drastica, irreversibile e che nel tempo produce anche atrofia testicolare. O che evitino la prosecuzione di una gravidanza già avviata come la famosa pillola del giorno dopo o successivamente la pratica abortiva. E poi se non si è potuto far nulla e ci si trova nelle condizioni di partorire il bambino si può arrivare ad “gettarlo” in qualche bidone della spazzatura, nel migliore dei casi deporlo il prossimità di un uscio ospedaliero affinché qualcun altro se ne curi. E la cosa più avvilente perché umanamente ed antropologicamente mai concepibile o giustificabile è l’ ”Infanticidio”. Sopprimere il bambino di pochi mesi con percosse, politraumi che li riduce in fin di vita. Ed è questo uno dei delitti più efferati che l’uomo può compiere perpetrato verso chi non ha alcuna possibilità di difendersi. E spero non ci sia alcuna Corte di giustizia che neghi l’ergastolo in questi casi. E proprio in questi giorni due di questi episodi sono avvenuti a Milano e a Novara. “L’ho picchiato per rabbia, non riuscivo a dormireAlijica Hrustic, 25 anni rom nato a Firenze ma di origini croate ha confessato l’omicidio del figlio, Mehmed, di appena due anni. Bambino trovato morto nella sua abitazione a San Siro a Milano con contusioni al cranio, segni di strangolamento e piedi fasciati per lesioni inflitte in precedenza perché “volevo solo che smettesse di dare fastidio”. L’omicida è ora chiuso in una cella del reparto “protetti” di san Vittore, protetto sia perché non faccia atti di autolesionismo sia perché in quella mala bolgia del carcere ci può essere qualcuno che decida di fargliela pagare nel modo più sbrigativo possibile. E la madre? Era presente, incinta del quinto figlio, nel piccolo appartamento occupato abusivamente, ma non era in condizione di opporsi alla furia del marito, strafatto dalla droga. In tale vicissitudine un quesito si pone: se l’episodio è avvenuto in un quartiere, nota oasi di illegalità per le denunce in precedenza riportate, lo Stato dov’è? Perché è facile dire che l’autodifesa, anche cruenta, va ostacolata perché bisogna far intervenire le forze dell’ordine e con quali risultati? Impossibilitati per mezzi, risorse e legislazione! Altroché! E simili tragedie di sicuro si ripeteranno perché la droga scorre ancora a fiumi nella Milano del progresso, distruggendo ovunque cervelli. A Novara, Leonardo Russo, bimbo di 20 mesi, è stato massacrato di botte, col fegato spappolato e diverse fratture con una “violenza inaudita non degna di un essere umano” come l’ha definita il Procuratore di Novara. Sono stati fermati i genitori Gaia Russo di 22 anni e Nicholas Musi di 23 anni con problemi di droga, e sembra fosse sotto l’effetto della cocaina durante il delitto, e precedenti penali del tipo violenza sessuale, maltrattamenti, furti. Ma possibile che non ci si poteva rendere conto che questi due soggetti non sono affatto idonei a crescere un bambino che già lo scorso anno era stato condotto al Pronto Soccorso per sospetto morso da cane? Ed interrogato dal magistrato il probabile omicida ha risposto “Ho la coscienza pulita” e purtroppo è possibile che abbia ragione perché l’uso di stupefacenti induce una pericolosissima dissociazione che fa sparire dalla memoria atti che si sono compiuti sotto il loro effetto. Questi due macabri accadimenti lasciano veramente sgomenti non tanto per l’atto in sé perché possibile, ma soprattutto per la frequenza, le motivazioni e soprattutto per la patologia “ambientale” talmente tossica che ha sempre lo stesso denominatore comune: la mancata crescita, scarsa cultura, l’immaturità, la permanenza in uno stato adolescenziale indefinito, l’incessante bombardamento del consumismo e della felicità a tutti i costi, la profonda conseguente inettitudine nell’affrontare i problemi tutte vie preferenziali e rapide che conducono inesorabilmente all’utilizzo degli stupefacenti. Il resto viene da sé! Questi assassini infami non sono artefici sono solo vittime perché un conto è un delitto “motivato” da odio, persecuzione, ideologia che rendono quasi giustificabile l’atto, altro conto è un omicidio con una volontà obnubilata che non ha alcuna cognizione del sé, non hanno la minima consapevolezza di cosa significhi mettere su famiglia perché se una volta si lottava per ottenere oggi si pretende senza lottare, ed è questa inettitudine che fa del padre o della madre( ad Annamaria Franzoni non servì la droga per compiere il suo delitto) un perfetto killer: se non sanno affrontare nulla perché dovrebbero sopportare il pianto di un bambino? E chiediamoci infine chi ha condotto questa generazione a compiere simili gesti molto poco umani e neanche bestiali perché qui è il finalismo della natura che detta le regole con la mamma che uccide i suoi cuccioli perché sa che non potrà accudirli o nutrirli tutti. Questo è il vero scempio di quella cultura del diritto ossessivo a tutti i costi che oramai pervade capillarizzandosi ogni strato sociale. Di questo dovrebbe occuparsi lo Stato con la sua politica e la Chiesa con i suoi ministri. Tornare ad essere enclavi educative, teoretiche prima che pragmatiche! Da medico posso assicurare che le malattie guariscono meglio se si individuano le cause più che mettere le pezze sugli effetti ed il ricorso alla “pezza” per noi è lecito se non conosciamo la causa o se sappiamo non poter agire compiutamente verso di essa. Vediamo di porre qualche rimedio altrimenti sarà la fine della nostra specie!

Arcadio Damiani