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IL PUNTO SULL’ITALIA E OLTRE

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NOVEMBRE 2012

È“sconcertante”! Questa espressione era molto cara e in uso ad uno dei miei maestri di medicina in quella splendida Università di Pisa, tanto piccola e umile quanto grande per la sua tradizione e per le sue risorse scientifiche umane che sapevano con il loro stupore ingenerare in noi quell’interesse e curiosità verso l’”incomprensibile clinica” che avrebbero contagiato le nostre coscienze e costruito un metodo di cui ancora oggi mi avvalgo nell’esercizio della professione medica. Metodo che per analisi e sintesi collegate, quasi circuitali e matematiche perviene a dare comunque un senso anche alle cose non conosciute ponendo le basi per una futura quanto articolata ricerca.
Oggi lo “sconcerto” non ha più il significato di una porta che apre la stanza delle curiosità, della ricerca, della riflessione (tesi-antitesi ), dei sillogismi, del fine propositivo verso la risoluzione del problema (what’s the matter?). Oggi lo sconcerto ha assunto il ruolo della “denuncia devastante”, del portare alla luce fatti-misfatti che in maniera esponenziale devono essere sempre più terrificanti per  essere degni di menzione e considerazione in un processo cognitivo oramai assuefatto ad una logica-illogica della legalità-illegalità.
Quando leggi saggi dei vari giornalisti (Stella, Rizzo, Pansa, Giordano) del tipo “La casta”, “L’ultracasta”, “Spudorati”, “ Carta straccia” vieni a conoscenza di fatti che seppur ammissibili della natura umana era meglio non conoscere (meglio cornuti non sapendo che pure mazziati conoscendo) ma lo sconcerto arriva   quando dopo mesi dalla pubblicazione ti aspetti una valanga di denunce per   falso, calunnia e diffamazione da parte dei malcitati autori delle più varie deplorevolezze verso il giornalista, lo scrittore comunque ben documentati. E invece niente! Non succede niente! Il giornalista avveduto continua le sue denunce, il truffatore di turno i suoi malaffari con una magistratura semi assopita, quand’anche ovviamente stracarica di impegni vista la condizione di sopravvivenza etico sociale alla quale siamo giunti. Facendo i “conti della serva” ti rendi conto che è tutto vero! È vero che si tirano fuori scandali per distruggere l’avversario politico ma solo al momento opportuno (prima può sempre servire!). È vero che nelle aule parlamentari i deputati della maggioranza “vendono” emendamenti all’opposizione per arrotondare il loro misero stipendio. È vero che “ignorantia legis non excusat” vale solo per il cittadino che ha omesso una pagliuzza ma non per il politico che gioca con le travi se non nell’occhio vedete in altri luoghi.. In questo caso si tratta solo di “distrazione fatale”. È facile essere saggi e richiesti dai mass-media se si percepisce una diaria dallo Stato come Giuliano Amato (€ 1047 al giorno); lo è sicuramente meno per un invalido (€ 8,9 al giorno).
Purtroppo l’Italia è il paese dove le sacche dei privilegi non finiscono mai. Più le scovi più ti accorgi che ne esistono di analoghe senza alcuna smentita. E che dire del nostro capo della polizia che percepisce fra emolumenti vari € 59.000 mensili mentre il corrispettivo negli Stati Uniti percepisce circa $ 10.000? E che dire del doppio incarico di Stephan Lissner, francese, sovrintendente e direttore artistico del teatro della scala di Milano costato dal 2005 ad oggi circa 7 milioni di euro mentre il suo predecessore Carlo Fontana, italiano( sarà solo esterofilia? ) percepiva € 260.000 lordi l’anno? Considerato anche il deficit medio annuo del teatro milanese che è di circa 4,5 milioni di euro. E che dire degli impiegati e dirigenti quirinalizi i cui stipendi vanno dai € 25.000 ai € 3500 mensili sicuramente doppi rispetto agli altri colleghi statali? Si sono persino lamentati i dipendenti ministeriali  in un’accorata lettera all’uomo del Colle perché ponga fine a questa discriminazione classista (naturalmente al rialzo!).
Non sono mai stato anche da giovane nelle fila dei sostenitori della lotta contro lo Stato ritenendo quest’ultimo una necessaria forma di impalcatura dell’anima civile pur con le sue incongruenze frutti sempre di comportamenti umani e sempre poco metafisici. Ma che si addivenisse  ed una forma di Stato così vessatoria nei confronti del cittadino secondo una infelice espressione dei papati  del “non possumus, non debemus, non volumus” non me lo sarei mai aspettato. Uno Stato la cui sorprendente e prepotente noncuranza si trincera sotto un diritto “motu proprio” del non assolvere i suoi debiti spingendo financo al suicidio o al crack  finanziario imprenditori e aziende e nello stesso tempo imponendo multe e gabelle a chi sfora di pochi giorni un pagamento erariale, situazioni queste  quasi paradossali e kafkiane. Uno Stato che nello stesso tempo blocca gli emolumenti agli operatori del pubblico impiego e permette ai magistrati secondo un giudizio di “non equità” della Corte Costituzionale di sfuggire al taglio della spesa come questa categoria facesse parte di un “paracosmo” oltreterreno. Penso comunque che questa decadenza non sia proprio solo del nostro paese dato che la crisi della nostra civiltà cosiddetta “occidentale” oramai imperversa ovunque nei paesi dell’area come si evince dall’attribuzione premi Nobel: uno dei più alti riconoscimenti mondiali per l’eccellenza di tutti i campi ha cessato di esistere quale emblema etico dopo le ultime medaglie della pace: ad Arafat (non proprio gandhiano); ad Obama (non proprio madre Teresa) all’Unione Europea (paesi anche guerrafondai come la Francia verso la Libia o sognatori di prepotente sovranazionalità come la Germania) o per la letteratura a Dario Fo (un comico sbilenco) quando Tolstoj o Ezra Pound ne sono orfani.
Allora giovani datevi da fare! Avete le potenzialità che nessuno vi può togliere che quella è appunto di una vita davanti a voi. Non perdete tempo! Organizzatevi, istruitevi, informatevi e fate sì che ci sia un calmiere agli emolumenti delle dirigenze dello Stato se non altro almeno più conformi ad analoghe figure di paesi democratici ed evoluti. Fate sì che un bene costi allo Stato tanto a Milano quanto a Palermo. Utilizzate Facebook e Twitter come reti relazionali utilissime allo scopo di portare alla luce privilegi nascosti,   quanto succede attorno a voi, a scapito vostro, e riprendetevi ciò che vi spetta. I vostri nonni (i più giovani no) hanno combattuto per un ideale di un paese unito; i vostri padri hanno assistito purtroppo a volte anche consapevolmente ad un “laissez faire” politico vivacchiante e spudoratamente ridanciano consegnandovi  un paese non solo non unito addirittura dilaniato dai più biechi interessi lobbistici e corporativi calmando le loro coscienze solo a parole ma non nei fatti quando si discute del lavoro e della conseguente disoccupazione giovanile: pochi padri rinuncerebbero a loro benefici pensionistici (i cosiddetti diritti acquisiti) pur essendo certi che i loro figli non ne  percepiranno una.
Chiedetevi allora perché siete esclusi dal mondo del lavoro, dalla vita sociale (che non è solo quella di bivaccare le notti lungo i viali nei pub, nelle discoteche  nelle cornetterie)  dalle scelte che vi riguardano. Ma secondo voi uno che attende la fine della legislatura senza fare granché per aver in tasca l’indennità di fine mandato pensa al vostro futuro o al suo? Come diceva il grande Totò: “ma mi faccia il piacere!”.