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RADICI EUROPEE

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Nel vecchio continente si è imposta una fede gnostica basata sul disprezzo di sé e delle proprie tradizioni, una “folle religione” dei diritti umani. E lo storico Jean-Louis Harouel nel suo pamphlet “I diritti dell’uomo contro il popolo” (Ed. Liberilibri) ne ricostruisce l’origine e spiega perché ci stiamo suicidando con allegria. Designa col nome di “Memismo” una ideologia dell’indifferenziazione e dell’identità tra tutti gli esseri umani che li obbliga ad allontanarsi da qualsiasi elemento che ingenera distinzione. Esso esige che si proclami, contro l’evidenza, la perfetta identità di tutti gli uomini; in altre parole è il dogma del “tutti simili”, dell’intercambiabilità di tutti gli umani, l’obbligo di vedere nell’altro rigorosamente l’immagine di se stessi. In pratica una “gnosi” dove c’è un’identità perfetta uomo-Dio, due soggettività identiche e interscambiabili (siamo alla pura eresia). La diversità dei corpi delle intelligenze e delle passioni è senza importanza come pure la distinzione dei sessi. Quindi la gnosi sogna l’abolizione della differenziazione sessuale speculando nel momento in cui non esisterà più né uomo né donna quando i “due saranno uno solo”. In virtù di questo dogma “memista” la religione secolare dei diritti dell’uomo afferma che essendo tutti gli uomini perfettamente interscambiabili un popolo qualsiasi, turco o malese, può rimpiazzare qualsiasi altro popolo francese o italiano ed è per questo semplice motivo che noi europei siamo oggi minacciati di scomparire, come civiltà e come nazioni, per fondersi nel grande “tutto” di un’umanità mondializzata. E già abbiamo modo di assistere a quanto questo sia essenzialmente in essere con le teorie “gender fluid”, l’abbattimento dei confini nazionali, la supinazione e l’accoglienza verso civiltà a noi storicamente e civilmente estranee molto poco propense ad essere integrate, secondo l’idea di una virtù moralmente superiore, il compimento di un dovere etico che sfocia nel nostro rassegnato annientamento a vantaggio degli altri. Ma la questione più sconcertante come indicato da altri storici, ad esempio Manent o Sutter, è che viviamo in un inconsapevole letargo riguardo la minaccia della nostra propria scomparsa. Afferma ancora Harouel che questo totalitarismo silenzioso paralizza la capacità di resistenza europea e come il millenarismo comunista anche quello umanitario è capace di stritolare milioni di uomini fisicamente e psicologicamente ed avere il suo corollario di vittime. Ed è questa sensazione di superiorità morale che provano gli europei nel volersi cancellare a vantaggio degli altri è fondata sul disprezzo di se stessi: siamo sublimi perché accettiamo di scomparire ed è questo disprezzo di sé che esige il millenarismo gnostico dei diritti dell’uomo. Ma, aggiungo, è forse questa una forma molto più avanzata di democrazia, molto lontana dal modello classico di democrazia liberale che conosciamo caratterizzata dalla sovranità del popolo, dalla difesa dei cittadini contro l’arroganza del potere grazie ad una libertà che costruisce e non distrugge? Non è forse questa una vera e propria “paralisi della democrazia” che nel nome di un utopico “universalismo” che va al disopra della sovranità dei cittadini, nessun popolo europeo può sentirsi legittimato perché solo l’umanità lo è? Dobbiamo continuare ad accettare questa invadente deriva antropologica o rimetterci in moto per non affogare? Questa non può essere neanche una “utopia” ma una vera e propria “distopia” cioè una utopia dannosa e manipolatrice della mente dei cittadini per dirla con Zygmunt Bauman che ci consiglia inoltre di non considerare l’utilità di una “retrotopia” cioè di quella condizione di incapacità di guardare al futuro con speranza e fiducia preferendo un ritorno al passato per cancellare le nostre paure perché secondo il filosofo polacco non è questa una corretta salvaguardia della tradizione. Ed è il momento di svegliarci prima che sia troppo tardi. Perché l’Europa continua a percepirsi come cristiana ma la secolarizzazione ha condotto ad una profonda scristianizzazione. Ed a partire dal fatidico ’68 che l’Europa conosce un cambiamento antropologico importante che separa profondamente i valori della società da quelli del cristianesimo. Questa nuova antropologia fondata sul desiderio individuale da soddisfare comunque è totalmente contraria ai dettami del cristianesimo. Ma è possibile una ricostruzione della nostra civiltà occidentale basata su valori veramente necessari come quello dello “Spirito” da cui l’uomo non può prescindere essendo anima e corpo? Non credo al punto dove siamo arrivati sia un compito facile ma da cristiano penso che l’omissione rassegnata sia eticamente peggiore di una lotta sempre pacifica per la ridistribuzione dei compiti perché ci troviamo una Chiesa che vuole fare norme e leggi ed una politica che vuole dire messa. Inutile lamentarci se Salvini invoca la Madonna e bacia il crocefisso perché se lo ha fatto è solo perché qualcun altro più deputato alla custodia della Dottrina della Fede ha avuto ben altro da fare! Ed è ora di dire basta a questa commistione di ruoli. E lo scomparso padre Paolo Dall’Oglio aveva esclamato che “Non si deve apparire come legislatori ma come Profeti”. Gli europei hanno bisogno di riferimenti morali perché l’essere umano non può fare a meno di valori spirituali perché come afferma Oliver Roy, professore di scienze politiche all’Istituto universitario europeo di Firenze, “Se si dimentica la trascendenza nel dibattito pubblico, essa rischia di rientrare dalla finestra sotto forme pericolose: nichilismo, teoria apocalittica, transumanesimo, oppure radicalismo religioso violento” ed ammonisce che bisogna ripensare il progetto europeo in tutta la sua genealogia perché sono in maggioranza cristiani quelli che hanno fondato l’Unione europea e la Chiesa deve riprendere il Magistero morale e non proporre un programma per legislatori, nel nome di una Ong pauperista! Non può revisionare le norme del tipo aborto o matrimoni gay ma far sì che il ricorrere a queste norme ben lontane dal Catechismo della Chiesa sia di molto ridotto. E purtroppo la distanza fra Comunità di Fede e la Cultura è oggi molto più grande che in passato, come riporta il filosofo inglese Roger Scruton nel suo pamphlet “Il suicidio dell’Occidente” evidenziando che se la Cultura occidentale ha avuto così breve vita è solo perché non si è basata su alcuna cultura ma sulla negazione di tutte. Ed oggi in Europa si vive una crisi culturale molto più che una crisi religiosa. Un’Europa, come afferma il Cardinale Bassetti, “molto burocratizzata e settorializzata. E’ diventata non l’Europa dell’economia, che è cosa molto seria, ma della finanza anche in senso stretto”, citando il patriarca caldeo di Baghdad, il Cardinale Louis Raphael SakoQuando finiranno le radici abramitiche anche del nostro Cristianesimo cadrà l’albero dell’Occidente. L’Oriente ha le sue radici ed è pericolosissimo trascurarle o abbatterle. L’Europa deve ripartire dal Mediterraneo e con tutti i Paesi da esso bagnati”. Romano Guardini nel suo libro “Europa, realtà e compito” riafferma ciò che aveva tragicamente espresso Papa Ratzinger e cioè che alla base dell’Europa non si è riconosciuto minimamente che il sentire comune del cristianesimo, cattolico, protestante, ortodosso che fosse, era un legame spirituale che univa e non divideva e non è con la secolarizzazione che si dà principio ad un’azione. Ed evoca il rischio rappresentato dalla possibile saldatura della Scienza e della Tecnica col potere economico e politico. Ed indica che “nulla di più falso dell’opinione che il dominio moderno sul mondo nella conoscenza e nella tecnica abbia dovuto essere raggiunto lottando contro il cristianesimo. E’ vero il contrario…L’enorme rischio della scienza e tecnica moderna è diventato possibile solo sul fondamento di quella indipendenza personale che il Cristo ha dato all’uomo”. Altro che Neopaganesimo! Ed è scattato l’allarme per tutti noi cristiani che rischiamo la ghettizzazione sociale e mediatica come il pensiero unico impone, dobbiamo rileggere i grandi protagonisti della nostra Fede come Papa Wojtyla per ritrovare le motivazione non per un conservatorismo anacronistico ma per rivitalizzare la nostra identità, riadattarla alla condizione attuale e soprattutto proteggerla. Perché anche San Giovanni Paolo II tendeva la mano all’Africa, apriva all’accoglienza e si appellava alla carità tenendo comunque fede all’identità religiosa dei popoli e delle nazioni e denunciando senza mezzi termini il tradimento dell’Unione europea della civiltà cristiana che rinnegava le radici cristiane sposando il relativismo etico. Nel suo libro testamento “Memoria e Identità” risuona la difesa dell’amor patrio, la lingua, le tradizioni, la natura e la cultura dei popoli il richiamo incessante alle omesse radici cristiane dell’Europa. Come quando nel 2002 fece il discorso a Montecitorio sul tema della “Tradizione”: “Il patrimonio dei valori trasmesso dagli avi, l’impossibilità di comprendere l’Italia e l’Europa al difuori di quella linfa vitale costituita dal Cristianesimo…La necessità di fondare la casa comune europea sul cemento di quella straordinaria eredità religiosa culturale e civile che ha reso grande l’Europa nei secoli…Le tracce gloriose che la religione cristiana ha impresso nel costume e nella cultura del popolo italiano, le testimonianze d’arte e di bellezze fiorite in Italia nel nome della Fede, il diritto naturale ed il sentire comune tramandato”. E speriamo di non trovarci nella condizione del libro del vaticanista del Tg1, non imbergoglito, Aldo Maria ValliQuando la Chiesa finì”! E rivolgo con devota veemenza un invito a queste riletture soprattutto a tutti questi parroci, vescovi, cardinali, direttori mediatici “cattolici” che hanno perso la trebisonda e la bussola in questo confuso campo magnetico.

Pescara li 2-6-2019 F.to Arcadio Damiani