PAOLO PAVONE
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RAGION PURA E RAGION PRATICA

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L’episodio che vede attrice la capitana della nave Sea Watch 3 invita a riflettere sulla opportunità di seguire la legge (ragion pura) o in alternativa seguire le proprie convinzioni (ragion pratica) anche se francamente avverse o dissonanti dalla prima. E sul colonne dei giornali si è fatto riferimento a Sofocle, per similitudine, e alla sua eroina Antigone. La storia è nota: Creonte, tiranno di Tebe, vieta la sepoltura di Polinice che ha portato le armi contro la patria ed è morta lottando contro il fratello Eteocle. Antigone ritenendo ingiusto e contro la “pietas” l’atteggiamento ed il divieto di sepoltura emanato da Creonte, sfidando la pena di morte tumula il cadavere e davanti al sovrano esprime la sua convinzione che nemmeno un tiranno può “varcare i sacri limiti delle leggi non scritte ed immutabili”. Ma alla fine la condanna ad essere sepolta viva. Ma prima dell’esecuzione si impicca mandando in disperazione Emone il figlio del tiranno innamoratosi di lei e che si trafigge per il dolore dopo aver invano implorato la grazia al padre. In sintesi alla fine Sofocle si domanda se a prescindere dalle leggi scritte o non scritte esista al mondo una “Giustizia”. E Carlo Nordio in un suo articolo sul “Il Messaggero” interpreta al meglio il messaggio di Antigone ritendendo “il suo appello alle norme non scritte, immutabili ed eterne, svincolate dalle leggi positive e soprattutto da quelle di un tiranno, è l’estremo tentativo di coniugare Fede, Giustizia e Ragione, traendo dal nostro cuore quei comandamenti che vi sono stati scolpiti dal Nume”. Ma è del tutto evidente quanto si discosti il comportamento della capitana Carola Rachete da quello di Antigone. Perché questa si è ribellata ad una legge ingiusta senza sottrarsi alle conseguenze legali, affermando con orgoglio la sua trasgressione volontaria secondo una propria etica da martire. La prima non ha nulla del martirio ma si è fatta semplicemente testimone di una disubbidienza civile con cavilli procedurali, contorsioni difensive , giustificazioni pedanti in una petulante rivendicazione di superiorità etica, assistita dall’appoggio e compiacenza di presunti maestri del pensiero e che ne fanno più che una martire una semplice pedina al servizio di organizzazioni, come le Ong, e di chi le foraggia, un’eroina da difendere a tutti i costi quale emblema di infrazione delle procedure e leggi di una nazione. Sta di fatto che una magistratura compiacente non la condanna ma le ridona la libertà avvallando quell’indipendenza del terzo potere dello Stato che fa il paio con la forte intercessione di poteri sovranazionali che considerano oramai aboliti i confini degli Stati e con essi gli stessi dettami della democrazia rappresentativa. E tocchiamo con mano, non a cuor leggero, la dissoluzione del potere governativo, l’inutilità della delega politica, la soverchiante prepotenza di un potere sovranazionale che tende ad annullare le scelte dei singoli cittadini nel nome di un disegno senza limiti del foglio. E l’arroganza mista a compiacenza della capitana per la ribalta mediatica offertole si sintetizza con quella sua ultima espressione “rifarei tutto” e ha dato mandato al suo legale di querelare il Ministro Salvini per gli insulti a lei rivolti. Cioè non solo ha messo in pericolo con la sua condotta spavalda la vita dei nostri militari a bordo della motovedetta della Gdf per il suo attracco “forzato” inscenando problematiche inesistenti come la grave turba psicologica che poteva sfociare in suicidi dei migranti o altri problemi di salute che improvvisamente scompaiono nei volti e nei fisici degli appena sbarcati addirittura si è piccata per la riedizione del suo curriculum che ovviamente testimonia la sua provenienza non dalle file dei missionari comboniani ma dal grande alveo della nuova coscienza etica mondiale. Se non è allarmante ditemi cos’altro pensare. Ed è ovvio, visti i risultati, le donazioni via web che vanno oltre il milione di euro (sapete quante cose si possono fare in Africa con un milione di euro?), che si sono fiondate altre imbarcazioni delle Ong(il veliero Alex, la spagnola Open arms, la tedesca Alan Kurdi) che hanno preso il largo per reclutare migranti dalle acque libiche e condurli a “porti sicuri” che per eufemismo sono plurali ma che in realtà è al singolare e si chiama “porto italiano”. Sta fresco il nostro ministro dell’Interno a vietare l’attracco sulle nostre coste, i capitani coraggiosi di queste imbarcazioni così buone ed umane (il capo di “Mediterranea” è Luca Casarini grande sodale dei centri sociali) hanno già detto che non terranno minimamente conto degli editti salviniani ma che risponderanno solo come libera interpretazione alle leggi internazionali del mare in quanto considerano “naufraghi” i “clienti” da traghettare e svenati delle loro risorse. Attraccheranno dove vogliono, cioè in Italia che rimane indifesa, isolata, oppressa da una Ue che non ancora detta regole comunitarie nella gestione dei migranti e da questi natanti che invadono ogni giorni le nostre coste riversando carne umana a basso macello. Tanto per essere informati: il veliero “Mediterranea” attualmente al porto di Lampedusa e con migranti ancora a bordo si nutre di una felice accozzaglia di diversi ambienti ma perfettamente accomunati sulla stessa linea, ossia condurre il carico degli umani africani in Italia riunendo il meglio del meglio del cattocomunismo italico. Associazioni come Cgil, Arcigay, sindaci come Leoluca Orlando o Luigi De Magistris, Ya Basta di Bologna, la Federazione del volontariato cattolico, Greenpeace, Banca Etica, Ong come Sea Watch ed Open Arms, appoggi politici dalla “dorsale Rossa” con Fratoianni, Nichi Vendola e tanti altri compagni sono tutti amorosi sostenitori mentre la parte operativa è stata affidata ai centri sociali al nome di Luca Casarini. Ma da qualche tempo i simpatizzanti si sono arricchiti della presenza della Chiesaa bordo” con don Mattia Ferrari proveniente dalla diocesi di Modena per offrire assistenza spirituale alla ciurma e ai migranti, autorizzato dal suo vescovo Castellucci e “benedetto” dalla potentissima Fondazione “Migrantes” che fa capo alla CEI. Per non parlare della risonanza mediatica dei soliti giornaloni come “Repubblica” che col suo direttore Verdelli sta toccando il fondo dello squilibrio dello storytelling, quasi acciecato da un odio incontenibile verso il nostro ministro dell’Interno e che ha ospitato ovviamente l’intervista della capitana Carola Rachete al pari di altri giornaloni europei come il britannico “The Guardian” e il tedesco “Der Spiegel” tutto come sempre “deja vecu”. Ed è ormai difficile districarsi fra queste opposte visioni del fenomeno migratorio fra chi caldeggia una irresponsabile accoglienza a tutti i costi e chi si preoccupa di fare i conti della serva, fra quelli dell’ ”armiamoci e partite” e gli altri che devono eseguire gli ordini di generali letterati ma molto poco esperti ”in pugna”. E vorrei concludere con alcune riflessioni sul traffico degli immigrati di una grande giornalista Silvana De Mari che possiamo trovare in rete. Ella si rivolge alla capitana Carola Rachete ricordandole che l’assistenza e la carità si fa con denaro proprio e non con quello di altre comunità o dei contribuenti italiani che sono già al disastro di sopravvivenza. Ha fatto entrare queste 40 persone e questo può essere un dono ma pensare che l’Africa sia una “fogna” è profondamente sbagliato perché il continente nero ha molte più potenzialità della nostra vecchia Europa e soprattutto ha bisogno di tutti i suoi uomini specie di quelli che sono saliti sulla sua nave che non sono i poveri ma appartengono alla media borghesia che sanno usare lo smartphone, comprendono le nostre leggi, e che sono abbastanza ricchi per permettersi il biglietto per la traversata. Ed inoltre le ricorda che Madre Natura, che non è scema, fa nascere più o meno tanti bambini quanto bambine nel senso che in ogni comunità ad ogni uomo corrisponde una donna. Allora com’è che nel nostro paese sono arrivati per il 90% giovani maschi dai 15 ai 35 anni? Per ogni maschio che arriva qui, tramite personaggi come lei, c’è una donna che rimane sola in Africa ove non essendoci possibilità come in Germania, difficilmente potrà diventare capitana di una nave (per non parlare degli anziani lasciati soli sotto regimi dittatoriali che non dedica loro nemmeno uno sguardo, figuriamoci un welfare). Avrebbe due sole possibilità diventare la seconda, terza o quarta moglie di un uomo ricco o dedicarsi alla prostituzione per i cinesi che stanno arrivando. Ora grazie alla sua grande opera di caritatevole umanitarismo ci sono 40 nuove donne in questo mercato, donne che non hanno più un uomo accanto che le difenda e l’accudisca. Ringraziandola per la sua carità ed intelligenza! Non aggiungerei altro!

Arcadio Damiani