PAOLO PAVONE
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RAZZISMO?

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Come diceva Ennio Flaiano i “fascisti” si dividono in due categorie: i fascisti e gli  antifascisti. Nulla di più profonda come verità! E stiamo assistendo, increduli, allo scontro frontale fra queste due opposte fazioni: i “fascisti” detti anche “razzisti” o “omofobi” o “xenofobi” cioè quelli che vogliono la genia distinta sulla carta d’identità in padre e madre, quelli che difendono la famiglia naturale senza avversare le unioni civili, quelli che sfilano nei cortei senza rompere le vetrine o bruciare cassonetti, quelli che vengono attratti dall’altro sesso, quelli che vogliono aiutare le popolazioni del continente nero a non emigrare e ad utilizzare le loro ingenti risorse umane e naturali depredate da un famelico egoismo occidentale, quelli che si ispirano al dogma della Fede senza crociate e violenze, quelli che amano il dibattito e la dialettica, quelli che vogliono una scuola che costruisce il pensiero autonomo per non essere asserviti, quelli che premiano chi produce ricchezza per il bene di tutti come l’imprenditoria “saggia”, quelli che agognano ad un minimo senso di sicurezza che permetta loro una vita decente al riparo di una criminalità che se va bene toglie beni materiali e nella peggiore delle ipotesi anche la vita. E poi vi sono gli “antifascisti”, quelli moralmente superiori, quelli dei salotti bene, della “gauche caviar”, radical chic, i progenitori delle BR ossia dei “compagni che sbagliano”, quelli che sposano i dettami delle élite finanziarie, che hanno abbandonato il popolo delle periferie al loro destino, che amano fare affari con il traffico losco dei poveri immigrati come Ong, Onlus di carità aiutati da risorse finanziarie di associazioni e magnati che premono per il governo mondiale, quelli che vogliono i rom e i richiedenti asilo a Torre Maura ma non a Capalbio, quelli del “vietato vietare” per avere libero sesso, libero sussidio, libero scambio, famiglia allargata anche con unioni uomo-animale perché l’amore non conosce limiti, multiculturalismo anti identitario, quelli che vogliono una scuola “digitalizzata” che costruisca una scarsa connessione dendritica neuronale che sfoci nel “pensiero breve”, poco articolato e facilmente condizionabile, quelli che amano i consumi pilotati e non di necessità e contro il “risparmio”, termine questo che, come la famiglia, maleodora fortemente di autonomia, quelli che soprattutto non amano il dissenso perché le loro verità e i loro assunti sono molto prossimi agli evangeli e quindi indiscutibili, quelli che sanno fare la “buona satira” premeditata ed omicida come Vauro e Santoro contro Matteo Salvini, benedetta da “Famiglia Cristiana” col suo ”vade retro Salvini” paragonandolo a Satana, figuriamoci cosa sarebbe successo se nella vignetta si fosse chiesto 7 modi per uccidere Laura Boldrini o cercasi killer per Roberto Saviano, quelli che amano negare la storia che più non si addice loro come le foibe o i gulag, quelli che si ispirano al Medioevo come periodo oscurantista immersi nella loro profonda ignoranza perché non ricordano quanto prolifico in ambito artistico e anche tecnologicamente innovativo (es. gli occhiali) sia stato quel periodo, come d’altronde è stato nel secolo scorso il “ventennio” le cui conquiste sociali ed economiche come l’INPS, la tredicesima mensilità, o la bonifica di intere zone agricole sono ben documentate, senza tuttavia celare “il grande errore”. E assistiamo ad un impoverimento della comunicazione che non ha precedenti nella storia. Oggi la politica non si discute in parlamento con delegati competenti ma si fa in piazza, analogica o digitale con WA, tweet, hashtag col popolo in un clima non costruttivo ed in perenne campagna elettorale e se anche il Papa si esprime con tweet il cerchio si chiude. E continua sempre lo scontro, la demonizzazione dell’avversario, l’inconcludenza amorfa delle decisioni che ha ben poco della lungimiranza, come una vera politica prevede, ma che rappresenta sempre la famosa “toppa peggio del buco”!  E allora non si capisce più niente se l’integrazione e la cittadinanza con pari diritti sia la migliore forma della convivenza civile se il marocchino integrato che uccide un bianco lo fa solo perché è “bianco e felice”, e già condannato ad un anno e mezzo doveva stare in cella più che a piede libero tanto per non essere razzisti, se l’autista di un pullman, senegalese d’origine ma ben integrato, che trasporta ragazzi, agogna al tremendo gesto di bruciarli vivi a vendicare i loro conterranei morti in mare. Se gli italiani che vivono nelle periferie degradate e che sperano, come i terremotati, di avere un tetto sopra la testa ed una maggiore sicurezza, ma le cui istanze vanno in secondo piano rispetto agli alloggi per gli immigrati e i rom, poi si ribellano ma vengono tacciati di razzismo, come accaduto di recente a Roma in zona Torre Maura. I giornalisti della Rai che stavano facendo un servizio u una discarica sono stati malmenati da alcuni rom che risedevano da quelle salubre parti ma che non desideravano la ribalta mediatica: ecco è il caso di sfoderare solo tanta tolleranza anche se si prendono sul muso. Se in carenza di tutele da parte di uno Stato, si armano per autodifesa contro le continue scorribande di una criminalità che per pochi spiccioli uccide gli esseri più indifesi come gli anziani  o stuprano le donne che fanno jogging o spacciano droga letale ma che spesso la fa  franca nelle aule tribunalizie perché agenti in “stato di necessità”, come la ragazza che ha denunciato lo stupro da parte di tre bulli subito a piede libero. Se è lecito inveire con sputi e minacce di morte le forze dell’ordine da parte di docenti di scuole come Lavinia Cassaro e Maria Giachi appartenenti a centri sociali o a movimenti femministi. Se è lecito che un soggetto come Luca Casarini su una nave salva migranti torni a piede libero dopo essere accusato di traffico di clandestini e che in precedenza gestiva un  locale la cui insegna era “Allo sbirro morto”. Se si configura come regresso sociale, addirittura “medioevale” la tutela della famiglia come espresso al Forum di Verona sebbene i veri crociati medioevali sono gli anarchici e i black-bloc  di Torino che sabato sono scesi in piazza provenienti da mezza Europa: in altre parole una compagine francamente delinquenziale che non vogliono le opere infrastrutturali come la Tav, odiano la polizia, sfasciano le città,, tifano per una immigrazione incontrollata e aiutano la rivolta nei centri id identificazione. Allora  questi sono gli antifascisti mentre quelli che sfilano pacificamente a Verona sono i fascisti? La grande tolleranza tanto auspicata dai saloni di sinistra e dalle stanze vaticane, in primis la CEI, verso l’immigrazione, che rappresenterebbe un processo storico ineluttabile, non è forse alla base di quella intolleranza definita “razzista” dei nostri concittadini abbandonati e alla mercé di questi nuovi aventi diritto più degli autoctoni? Se si guarda con quanta protervia questi poveri migranti che muoiono di fame buttano all’immondizia il nostro cibo a loro non gradito, alloggiati in alberghi  che per loro preferenza non dovrebbero essere localizzati molto in periferia per eccessivo isolamento da altre confraternite, mentre i nostri terremotati dormono ancora in tende sotto la neve o i nostri concittadini spulciano fra gli scarti dei mercati per recuperare qualcosa di edibile? E se ci si indigna per la “castrazione chimica” di stupratori e pedofili, già attuata in tanti paesi civili, anche in Svezia, basta che l’interessato sia consenziente, in quanto cura  non “delitto”, perché non ci si vergogna se la castrazione chimica viene applicata ad un adolescente per bloccarne lo sviluppo puberale? In entrambi i casi esiste il pericolo dell’irreversibilità ma si è razzisti se si cerca di salvare l’adolescente ma non lo stupratore. Ahinoi! Si è fascisti e xenofobi e condannabili se si vendono gadget per economia turistica a Predappio con l’effige del Duce ma si permette in un asilo di Bologna ai bambini di ballare con la musica i sottofondo “O bella ciao” tanto per non dimenticare l’orrore comunista, figuriamoci cosa sarebbe successo se si cantava “Faccetta nera” tanto  per non dimenticare l’orrore fascista. Assistere poi ai lai delle vestali che denunciano la violenza sulle donne ma si coprono col  velo se incontrano esponenti musulmani che di diritto delle donne fanno strali mi pare molto ridicolo. Se poi si sposano le costumanze islamiche qui da noi, come l’abolizione dei crocifissi dalla aule o il rispetto del Ramadan o le mense maiale esenti mentre nei loro paesi i cristiani vengono perseguitati  ed uccisi ed abbattute tutte le enclavi storico artistiche della cultura giudaico cristiana mi vien solo da piangere per l’ottusità di un Occidente oramai alla frutta. E ben venga alla fine questa sostituzione etnica a maggioranza islamica, si decreti finalmente la vittoria della mezzaluna, visto che la Chiesa stessa non rappresenta più un muro come ai tempi dell’invasione dei Longobardi. Saranno felici  le donne e i gay perché finalmente avranno pane per i loro denti.

Arcadio Damiani