PAOLO PAVONE
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RITORNO DELL’ONDA NERA

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FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2“Allarmi son fascisti” è il mantra dei nostri intellettuali radical chic, progressisti “a la page” diffusi ovunque nella cultura, nello spettacolo, scuola, università, stampa a testimoniare lo zoccolo duro e marcescente di un pensiero anancastico che alberga nelle menti statiche che hanno in odio il “divenire” e che si arrangiano il copione con la speranza che possa attrarre il popolo a teatro. Ma il loro teatro non è più composto dal “loggione” e dalla “platea” dove da sopra si sperticavano critiche ed insulti verso i sottostanti, dai pochi centesimi del biglietto dei primi alle dieci lire dei secondi secondo quella lotta di classe che stigmatizzava l’enorme differenza fra il popolo affamato e l’élite della aristocrazia e alta borghesia ricca ed opulenta. Categorie degli ultimi due secoli che non trovano più rispondenza nel nostro costume e nella nostra vita comunitaria che nell’ascensore sociale riponeva la speranza di un futuro migliore. Tutto distrutto in un terribile capovolgimento dei ruoli e delle aspettative che inizia con la rivoluzione sessantottina a configurare quella che oggi possiamo definire la nemesi della democrazia dopo la fine dei due grandi conflitti mondiali che alla meno peggio avevano comunque posto fine a quei nazionalismi e regimi autarchici oramai fuori moda almeno nel nostro occidente. Il dissolvimento della dicotomia orizzontale destra-sinistra ha dato luogo all’asse verticale fra élite e popolo semplicemente perché la sinistra ha misconosciuto ed abbandonato la realtà ed i bisogni del popolo occupando i ranghi delle élite lasciando la vita reale alla mercé di se stessa ed è in questo horror vacui che si sono formate quelle spinte ed esigenze di cui il neo populismo-sovranismo è diventato corifeo. E’ questa la nuova forma di lotta dei neo-progressisti che non ha più sede nelle accademie o nei teatri bensì trasferita nella “piazza” ma non nell’agorà greca e filosofica, solo nelle marce, nelle aggregazioni scioperanti, nelle manifestazioni conviviali mangerecce a testimoniare una valore comune di base semplice che possa accorpare anime diverse a garantire quella comunione di pensiero che non ha più un ideale ma che si limita allo sport della marcia o al gusto della grigliata o della polentata in piazza. Ma ciò che è più deprimente è che se un ideale resiste non è affatto propositivo, utopico o distopico che sia, ma solo un rigurgito di un tempo storicamente andato ed improponibile nel vissuto odierno. E sotto il velo di Maya di una paura che ricompare si cela la povertà politica e il terrore di chi non gradisce l’alternanza così ben arroccati nei ruoli tanto faticosamente raggiunti e distanti da quel popolo che dovrebbe accudire e migliorare per semplice delega. Come annota Fusaro in un suo tweet “La sinistra traditrice della classe lavoratrice e divenute le docili serve dei signori del capitale mondialista devono mantenere vivo l’antifascismo in assenza di fascismo per non essere anticapitaliste in presenza di capitalismo. Ignobile è dir poco.”  E come diceva Ennio Flaiano “I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”. Nulla di più vero! Perché oggi assistiamo alla protervia arrogante ed autoritaria di una sinistra che sotto le più svariate aggregazioni sociali ( Arci, Anpi, sindacati vari ) impongono il loro credo, contrastano in maniera francamente illiberale un “pensiero altro” col proibire tutte quelle manifestazioni che utilizzano un linguaggio diverso per spiegare i fenomeni sociali come la difesa di una identità nazionale, di una cultura, di una religione che rappresentano le proprietà ed i simboli di un popolo costituendone l’ossatura. Ed è questa una visione prettamente naturale come si evince dall’evoluzionismo biologico che darwinianamente evolve su base genetica. L’umanesimo è un valore imprescindibile di convivenza ma ciò non toglie le diversità delle etnie, la loro differente composizione genetica, la loro diversa predisposizione alle malattie, quella multirazzialità vera ma che non prescinde dalla sessa osservanza dei diritti dell’uomo abbattendo lo spartiacque superiorità-inferiorità. E così la sinistra diviene, non so se inconsciamente, autoritaria reclamando censure e punizioni arresti per chi non la pensa come loro cioè i populisti-sovranisti che si oppongono alla globalizzazione, alla nascita di un impero unico ed universale che annienta le differenze oltre che geopolitiche anche e soprattutto culturali come se un cervello potesse vivere alieno dalle sue esperienze che ne modulano la crescita. Perché se è vero che anche la sessualità è un costrutto sociale, e di questo dubito fortemente, è altrettanto vero che il nuovo modello di riferimento, diciamo di neutralità, è a dir poco spaventoso. Ed in ogni dove, soprattutto nei grandi quadri istituzionali, che si riporta in auge lo “spettro fascista”, dalle giornate commemorative della fine dei conflitti mondiali, agli ammennicoli storici della storia del ventennio, alla proposta di abbattere i monumenti inerenti quel periodo, non del tutto negativo in quanto ad arte, architettura, conquiste sociali ed ambientali e creatività, fino alla mistificazione della storia per anni occultata da verità che danno fastidio alla tematica della Resistenza. E tutti quelli che possono dimostrare un pezzo di vita vissuta sotto il regime nazifascista come Liliana Segre sopravvissuta alla Shoah diviene simbolo del ricordo infausto e nominata senatrice a vita, impalmata con lauree honoris causa e che spesso esterna la sua piccata contrarietà all’idea del mantenimento della identità nazionale, dimenticando quanti altri sopravvissuti abbiano avuto una vita grama post bellica sotto governi antifascisti come dimostra ancora oggi l’apartheid verso le comunità ebraiche e l’amore verso i palestinesi.  Oggi è sufficiente essere per il rispetto delle regole di convivenza di tutti, di regolamentare le occupazioni abusive, di contrastare la delinquenza o lo spaccio di droga che si viene etichettato come “fascista” o “razzista” o “populista”. Basta vedere la violenta reazione dell’Anpi alla pubblicazione del libro di Gianfranco Stella “Compagno mitra” saggio storico sulle atrocità partigiane che raccoglie pubblicando nomi e cognomi e foto di partigiani che soprattutto nel triangolo rosso in Emilia ma non solo si macchiarono di omicidi nelle vendette alla fine della guerra. All’inizio si trattò di ufficiali, funzionari di Stato, fascisti e presunte spie ma poi ci si accanì anche contro donne, sacerdoti, imprenditori e partigiani non comunisti in una vera e propria guerra civile contro quel mondo cattolico che avrebbe potuto contendere ai comunisti la presa del potere, come di fatto avvenne con Alcide De Gasperi, ma che sottaceva un vero e proprio odio di classe. E lo scrittore enfatizza che non si trattavano di “schegge impazzite” o di “compagni che sbagliavano” come a lungo la sinistra ha derubricato questi crimini perché c’era un piano preordinato dagli stessi vertici del Partito comunista soprattutto dell’area di Luigi Longo che aveva lasciato carta bianca ai partigiani che arrivarono ad uccidere a testa più di 150 uomini come nelle foibe o nell’eccidio di Codevigo. Per cui “Bisogna smontare il mito della Resistenza, non solo mostrandone le atrocità ma anche ricordando che è un falso storico dire che i partigiani abbiano liberato l’Italia”. In realtà il populismo come spiega bene il filosofo di sinistra Ernesto Laclau e come spiegò bene il conservatore Vilfredo Pareto appartiene sempre alla storia della democrazia. Ciò che caratterizza il populismo oggi è la sua opposizione alle élite divenute nel frattempo globali e soffocanti per tutti tranne che per ristrette oligarchie. E questa mania che avvolge le élite colte di demonizzare l’avversario con epiteti anacronistici come “melma fascista” non paga più. Come Roberto Saviano che definisce il nostro Ministro dell’interno “ministro della malavita” ma rende intellettuale saggio il pluriomicida Felice Maniero, il boss della Mala del Brenta, raccogliendone pareri su droga e reddito di cittadinanza e che in carcere preferiva i terroristi ai mafiosi perché agivano in nome di un ideale e non solo a scopo di lucro. Ma vi pare? Ed i peggiori delinquenti e terroristi diventano, al pari di vip con scarse connessioni dendritiche, intellettuali da ascoltare come Mario Balotelli che dà del “razzista e parte malata di questo mondo” al popolo italiano che lo ha ricoperto d’oro, o come Barbara Balzerani, la famosa brigatista rossa che stupisce con la sua affermazione che “fare la vittima è un mestiere” perché esistono solo “giustiziati” non “vittime”. E tutto viene giustificato se si dipinge Salvini col cappio al collo e testa in giù, se si fanno cortei a difesa dei centri sociali, se si fanno marce a difesa del sindaco di Riace, ma non se ci si allarma per i contenuti educativi dei testi scolastici che inneggiano alle teorie gender, alle famiglie allargate, all’abolizione delle tradizioni giudaico cristiane. E’ l’onda nera è tornata con l’unico particolare che è tinta di rosso come in tutti i sacrosanti regimi comunisti cha hanno inverato nelle nazioni governate solo fame povertà nel nome di un autorità falsamente derivata dal popolo e che da quella sopraffatto come dimostra l’ex URSS, il Brasile, il Venezuela, la Corea del Nord.

Arcadio Damiani