PAOLO PAVONE
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SALVINI: ERRORE O MOSSA GIUSTA?

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Quanto accaduto durante la calura ferragostana nello sfiduciare il governo, di cui fa parte, da parte del “capitano leghista” credo abbia rivelato senza ombra di dubbio quanto sia perversamente articolato il complicato mondo politico del nostro Paese dai più indicato come la democrazia più avanzata del mondo da rasentare l’anarchia più pura e che rappresenta fedelmente una popolazione estremamente eterogenea in quanto a cultura e coscienza civile. Ne consegue immediato dibattito divisivo fra chi difende la mossa del leader leghista, chi ne critica il tempismo e chi lo condanna per l’errore commesso. La mia molto personale opinione, alla luce dei fatti e dei protagonisti, è quella di condividere la sua mossa e spiego perché. Non ci sono franche alternative al modo di comunicare del vicepremier dato che oramai il mondo “social” ha preso il posto di una più saggia e sana riflessione, vivendo appieno il paradigma dell’ “uno vale uno” tanto in voga nella piattaforma “Rousseau” e che in un attimo con i suoi “like” ha promosso il presidente del Consiglio da “comparsa” a guru politico a scapito del più amato Salvini. E non c’è da meravigliarsi perché oramai lo stretch reflex rotuleo di Sherrington come il Babinski sono riflessi automatici ed immediati che coinvolgono il motoneurone midollare senza coinvolgere le complesse connessioni dei neuroni cerebrali. In altre parole sono riflessi “non elaborati” che sono a protezione per l’allarme di un sistema biologico ma sono molto ancestrali ed i primi a comparire nella scala evolutiva. Evidente segno di una regressione sociale molto allarmante. Perché se elaborassimo meglio i fatti avvenuti ed i personaggi coinvolti vivremo la ricerca di una verità molto difficile da definire. Tutti a concionare del tradimento governativo della Lega ma se di tradimento si tratta non è da parte di questa bensì dell’universo pentastellato che ha votato in modo nazista Ursula von der Leyen candidata del potere UE che non vede l’ora di ridurci in briciole in tutti i sensi e da parte di un imprenditore italiano in Russia raccontando degli incontri a Mosca degli esponenti leghisti per una presunta mazzetta alla lega dopo un mai comprovato acquisto di petrolio. Ma vi sono anche dei grandi nemici nazionali che il “capitano” ha contro a partire dal possibile consocio Berlusconi che facendo parte del Ppe è schierato dalla parte dei poteri forti della UE e che ne caso debba dare appoggio per le future rapide elezioni vuole in cambio collegi sicuri, riconferma di tutti i suoi uomini nel tentativo di sterilizzare il successo salviniano tanto indigesto all’establishment europeo che peraltro nutre un credito da Grillo per la riconoscenza che lui deve dopo essere salito sul Britannia; ed ha contro anche Renzi a cui quegli ambienti (supermassonici?), ove si crogiolano Grillo e Berlusconi (v. su Libre. Blog la confessione del massone Gianfranco Carpeoro), hanno fatto la promessa di ridargli visibilità in campo se riuscirà ad evitare le elezioni. Tutti, meno il leader leghista, hanno paura delle elezioni. In primis la Ue che è fortemente spaventata per il suo rapido successo e per possibili colpi bassi alla sua costituzione che piace solo ai loro poltronisti con quel potere sovranazionale che ha prodotto più danni economici che unità nazionali, viste come stanno andando le altre consultazioni elettorali nel mondo che vedono nella destra una possibile ancora di inversione di tendenza; hanno paura i pentastellati che mai si sognavano di avere quel 33% di rappresentanti alla Camera oltre che la presidenza del Consiglio e che in un solo anno si sono visti dimezzati i consensi; hanno paura i rappresentanti della sinistra in preda alla più grande crisi identitaria dal dopoguerra ad oggi con un segretario del Pd che ha meno rappresentanti in Parlamento dell’ex oramai piddino Matteo Renzi che tiene la spada dalla parte del manico. Con un presidente della Repubblica notoriamente contrario alle elezioni anticipate. Che fare per evitare che il popolo sia artefice del proprio destino? Di Maio propone di approvare la legge sul taglio dei parlamentari che comporterebbe un iter lungo e un governo “istituzionale” da affidare sicuramente a Giuseppe Conte con la gioia dei grillini di assistere allo sgonfiarsi della prevalenza governativa salviniana, stretto a morsa, ed al recupero della consistenza elettorale di tutti quelli che plaudono alla scomparsa del Parlamento divenuto inutile in una democrazia del web come affermato dal loro guru Casaleggio; nel caso lo “spread” dovesse precipitare (e con quali ragioni con una Germania oggi in evidente recessione?) sarebbe possibile un governo “tecnico” a guida Draghi che, come Monti e Napolitano e tanti consoci, fa parte dei poteri forti “nascosti” e che come l’altro banchiere Carlo Azeglio Ciampi potremo ritrovarcelo al Quirinale. Colpa (?) di Salvini è aver rimesso in gioco tutte le possibili ridicole alleanze, tutti in nome dell’unità d’intenti per sconfiggere la terribile minaccia della preponderanza popolare del leader leghista, di questa improvvisa anomalia che porterebbe alla distruzione dell’ “apparato” tanto ben oliato e parassitario, quella dentro il partito democratico fra zingarettiani e renziani, quella fra Pd e Cinquestelle che se ne sono detti di tutti i colori ma che di fronte a tale “disgrazia” possono tornare a braccetto nel nome di una difesa della “correttezza costituzionale” con i grillini che dapprima hanno sfilato con i “gilet gialli” che peraltro non hanno granché gradito il loro appoggio e che ora abbracciano anche l’Europa macroniana dopo aver vigliaccamente appoggiato alla presidenza della Ue anche la fedelissima di Angela Merkel con una Francia che sogna una UE come “terza potenza” tra America e Cina e che con un nuovo governo estenderebbe il suo dominio su di noi pur sapendo che l’asse giallo-rosso indispone non poco gli USA con i quali abbiamo rapporti di forte dipendenza. Per non parlare di una possibile consociazione o anche appoggio esterno dei forzisti berlusconiani. Che squallore! In tutta questa “epifania” del retroterra politico che teneva in vita questo contratto governativo come non appoggiare quella rottura di cui Salvini è vittima e artefice? Come non vedere e comprendere quanto sia stato fallimentare a livello economico e sociale questo “accrocco” mal riuscito di un governo che ogni giorno mette in risalto le differenze di vedute fra chi vuole il cambiamento e chi vuole una semplice deriva giustizialista non avendone contezza sia del modo che dei tempi e termini? Qualcuno diceva “meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine”. E penso che Salvini abbia compreso proprio l’urgenza di mettere fine a questo spavento senza fine, pur sapendo di rimetterci la pelle col solo suo 17%. Come dargli torto avendo a cuore il suo progetto politico e un’idea dell’Italia da portare avanti con sicurezza, meno tasse, opere pubbliche, niente clandestini, libertà ed un governo all’impasse? Con i pentastellati che ora plaudono ai porti aperti, tanto cari alla UE che non vede l’ora di accogliere Conte fra le loro fila, dopo che hanno appoggiato le diffide agli sbarchi del ministro dell’Interno, con un Di Maio che affermava dal balcone di “aver sconfitto la povertà” e che “il 2019 sarà l’anno della grande ripresa economica” ma bloccando con una sfilza di “No” Opere pubbliche, Tav, Tap, le auspicabili autonomie regionali, tutto ciò che potrebbe far ripartire l’economia. Certo l’abbiamo visto con un Pil inchiodato e dall’inizio dell’anno addio a 6500 imprese, una strage infinita di botteghe che chiudono al ritmo di 35 al giorno. Che meravigliosa ripresa economica! Sarebbe meglio che il vicepremier pentastellato tornasse ad occuparsi delle bibite allo stadio perché come affermava negli anni sessanta lo psicologo Peter occupandosi delle dinamiche e del limite delle capacità umane “ogni persona è utile all’organizzazione fino a che non raggiunge il proprio livello d’incompetenza”. Caro Salvini vai avanti, sappiamo quanto ci hai provato e per questo di stimiamo ma questo è un Paese “ingovernabile” se non da una gran melassa parassitaria che difficilmente cederà il passo a meno che migliaia di imprenditori e cittadini riempiano contemporaneamente le sue piazze e decreti la vittoria di quelli che producono sostituendosi a quelli che “mangiano” nei piatti degli altri. Il muro che devi valicare è mostruoso composto dalle accuse di razzismo e xenofobia, inchieste per sequestro di persona da parte di una magistratura ai tuoi calcagni, miliardari e star hollywoodiane indignati al momento per come tratti i profughi per poi risalire nei loro lussuosi yacht, euroburocrati che ti vedono come il drappo rosso per i tori, assistenti della Merkel come Ursula o dirigenti di Rothschild come Macron, capitane o Ong importatrici di clandestini, intercettazioni di improvvisati lobbisti in cerca di fortune russe, una Chiesa che ci mette pesantemente del suo con anatemi verso la tua persona ed una estrema difesa dell’immigrazione redarguendo quei parroci, come quello di Sora, che nelle loro omelie sono in disaccordo con l’idea molto bergogliana degli “ultimi” essendo giovani in buona salute e molto ben acculturati sull’utilizzo dei “digital device” e che non fuggono da guerre o conflitti e che non avverte il grido disperato dei cardinali africani causa l’impoverimento delle risorse umane dei loro paesi, come quello del cardinale nigeriano Francis Arinze, già prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti in Vaticano. Certo che il voto è una chimera come lo è la stessa democrazia rappresentativa come successo già con la caduta nel 2011 del governo di Berlusconi, regolarmente eletto ma destituito “molto democraticamente” da un complotto di finanzieri e politici stranieri agevolato dai magistrati italiani e dai soliti nostri “sinistri” (a proposito tutta dimenticata la vergogna Bibbiano?) cui fece seguito ben quattro governi di “non eletti” per le trame e le lame ben affilate del ex presidente della Repubblica che ha agito secondo una Costituzione che prevedrebbe anche poteri da Repubblica “presidenziale”. Questo è il panorama politico del nostro Paese. Questa è la variegata composizione della nostra gente. Questa è la memoria storica delle nostre generazioni. E poi si lamentano della fuga dei cervelli, dapprima incoraggiata oggi accusata di aver abbandonato le righe? Ma siamo seri! Questa è una Repubblica fondata sul lavoro, sì ma “degli altri”. Ed è l’istinto naturale di autoconservazione da cui originano certe scelte. Quelli che sono dentro la melassa rimettono tutta la loro autostima e dignità solo nel “like-unlike”. Non mi sembra granchè!