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SEPARAZIONE SENZA ADDEBITO

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primoL’art.151 del Codice civile, spiega chiaramente in quali circostanze la separazione può essere richiesta dai coniugi e recita testualmente: quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole. Al secondo comma, il medesimo articolo prevede l’ipotesi in cui un coniuge domandi al Giudice di ascrivere la responsabilità della rottura del matrimonio (addebito) all’altro coniuge, sulla base di elementi atti a dimostrare determinate circostanze, quali ad esempio: maltrattamenti, l’omissione dell’assistenza morale e materiale, l’infedeltà, ecc. A quel punto, se il Tribunale ritiene fondate le ragioni del coniuge che richiede l’addebito, pronuncerà sentenza con la quale dichiara l’addebito del fallimento dell’unione coniugale in capo al coniuge nei confronti del quale sono state dimostrate le colpe, quest’ultimo, di conseguenza, perderà l’eventuale diritto al mantenimento ed i diritti successori.Non sempre, però, il comportamento di un coniuge, può essere ritenuto “infedele”  e pertanto essere  causa della rottura del vincolo matrimoniale.Tale assunto è stato recentemente affermato dalla Corte di Cassazione, che, con la sentenza n. 8929 del 2013, esclude l’addebito della separazione al coniuge che intrattiene una relazione extraconiugale platonica e a distanza.Il caso esaminato dalla Corte, vede il marito ricorrere al Tribunale per chiedere l’addebito della separazione in capo alla moglie per infedeltà coniugale, circostanza che dimostrava con la testimonianza resa dalla moglie del presunto amante e attraverso la produzione in giudizio di una lettera trasmessa a mezzo e-mail di tenore sentimentale indirizzata da un altro uomo alla propria coniuge. Tuttavia, secondo la Corte di Cassazione le prove addotte nulla rilevavano al fine di provare con certezza l’infedeltà coniugale, intesa nel senso di relazione adulterina della moglie, la quale, comunque, aveva sempre negato detta circostanza. Infatti, sia la deposizione del teste, sia la citata e-mail facevano chiaro cenno a rapporti sessuali, occasionali o ripetuti, tra il coniuge ed il presunto amante, con il quale erano stati dimostrati molti contatti “virtuali”, cioè a mezzo del telefono o via internet, ma non già incontri personali e tantomeno sessuali, tanto più che nella e-mail in questione il presunto amante sembrava addirittura avere avvalorato la tesi di un definitivo distacco dalla donna avvenuto da diverso tempo. Sempre secondo la Corte, inoltre, non erano state acquisite prove in ordine all’eventuale corrispondenza dei sentimenti del coniuge verso l’amante, la quale, peraltro, aveva sempre continuato a negare l’esistenza di una relazione extraconiugale.In conclusione, la Corte di Cassazione, in considerazione del fatto che l’addebito non può essere pronunziato sulla base di una mera infatuazione non corrisposta da parte di altra persona, e che la relazione “platonica” della moglie era stata coltivata al di fuori dell’ambiente sociale in cui i coniugi vivevano, senza comportare offesa alla dignità e all’onore del marito, ha ritenuto che nel caso di specie, doveva essere escluso l’addebito nei confronti della moglie, escludendo, quindi, la configurazione della fattispecie prevista dall’art. 151 c.c..