connext_2019_banner_1000x124 px
PAOLO PAVONE
banner_dolcevita
banner ruggeri
banner D'ANGELO 1
banner delizie 1
Unknown-1

SOVRANITA’ PERDUTA

By  |  0 Comments

Stiamo assistendo, senza stupirci più di tanto data la pluridecennale devastazione dei presupposti educativo-culturali, alla spiacevole prematura scomparsa della “politica”, ossia di quell’arte sublime di governo delle attività umane a configurare un’organizzazione sociale che mira al benessere quanto più esteso e ad un’adeguata vitale convivenza civile. Ma essendo attività umana e non divina non sempre si è rivelata nella storia artefice in tal senso considerando le guerre, le carestie, i grandi sbilanciamenti socio-economici delle popolazioni che tuttora si manifestano e che hanno alla base sempre la stessa causa: la lotta per la conquista del “potere” a mentire quanto sia vera quell’affermazione del filosofo Tommaso Hobbes dell’ “homo homini lupus”. Con la differenza che se nei tempi antichi le lotte per la supremazia territoriale si avvalevano di battaglie “corpo a corpo” che sfociavano in veri e propri genocidi oggi queste forme di belligeranza sono più ristrette e tipiche di società tribali o meno evolute. Le due ultime grandi guerre hanno prodotto milioni di morti e decretato la fine degli imperi e alla fine si è resa necessaria la creazione di quegli organismi internazionali, come l’ONU, che potessero quanto meno essere un “trait d’union” fra le varie nazioni, mirando a cooperazione e ad aiuti reciproci rendendo la vita stessa delle popolazioni meno bellicosa e più pacifica. Ma è andata proprio così? Stiamo raccogliendo qualche frutto o stiamo assistendo ad una “trasmutazione” ideologica verso il mercantilismo? Siamo sicuri che gli imperi territoriali siano finiti come anche le guerre e le sofferenze delle popolazioni o viceversa la lotta dalla notazione “locale” sia divenuta “globale” con il crearsi di “blocchi” non più ideologici ma esclusivamente di mercato e finanza? Siamo sicuri di vantarci che abbiamo alle spalle il periodo post bellico di 70 anni di pace? Non credo, in quanto abbiamo forni bellicosi ancora aperti come la Libia, la Siria e poi perché la guerra ha cambiato volto e connotati; non più archi, frecce, fucili, cannoni o armi nucleari anche se quest’ultime sono rimaste in voga per minaccia o autodifesa dato che il possederle produce un certo rispetto nei tavoli negoziali internazionali; oggi la lotta è diventata semplicemente più spietata perché l’arma finanziaria, quella che Papa Francesco appella come “sterco del demonio”, produce molte più vittime della polvere da sparo, con la precarietà che evoca nei Pil di nazioni e sul benessere economico di intere aree geografiche che si vedono assoggettate ai mercati passando in breve tempo da un relativo benessere ad una pesante recessione che affama e distrugge le loro popolazioni. Lotta quindi senza mezzi termini che tende alla conquista di maggiori ricchezze nelle mani di pochi per accrescere quella diseguaglianza tra sudditi e potere. Ed è questa una guerra “trasversale” o “globale” che non conosce più confini nazionali facendosi “verticale” con una apice sempre più ristretto ed una base sempre più larga. E si serve del grande inganno dell’ ”apertura” e della “interconnessione” che dovrebbe assicurare un interscambio economico più vantaggioso per tutti ma che in realtà usa una “execution” dove vigono “cartelli” imperanti ed inespugnabili con regole che se non le rispetti rischi la fame e l’isolamento. E i trattati commerciali come il CETA col Canada, il Tip con gli Usa o il Mercosur col Brasile non sono altro che esempi lampanti di come la potenza di fuoco commerciale annientino le peculiarità di nicchia, territoriali di gran parte delle piccole economie come il non riconoscere Dop o Igp gran parte dei nostri prodotti molto più salutari di qualsiasi altra parte del mondo con valanghe di insane imitazioni che a minor costo invadono i mercati. Ma anche all’interno della stessa UE la lotta è senza quartiere con provvedimenti tipo il MES che privilegia solo la salvaguardia bancaria di Paesi cosiddetti “virtuosi” tipo Germania a scapito delle economie più deboli ed indebitamenti mostruosi tipo il nostro che non potrà pretendere alcun aiuto nonostante versi una importante quota societaria. E l’egemonia economica fa sentire il suo alito pesante anche sulle poche ineguagliabili risorse del nostro Paese, le cosiddette nostre “eccellenze”, vilipese dalla nuova direttiva europea che intende “marchiare” parmigiano, prosciutto San Daniele, pecorino, gorgonzola, mozzarella e Nutella col famigerato “bollino rosso” ad indicare la scarsa salubrità del prodotto mentre il bollino verde va su Red Bull e Coca Cola purché senza zucchero. Quindi Coca Cola “light” verdina, speck ed olio d’oliva rosso fuoco. Se non è follia questa o più semplice maccartismo ditemi cos’è! E non è altro che il prosieguo del “nutri-score” inventato nel Regno Unito nel 2018 e che ha messo già nel tritacarne i migliori cibi italiani. In pratica un siluro contro la collaudata dieta mediterranea che mescola sapientemente le materie prime nostrane e grande risorsa per l’export italiano tanto che per “Federalimentare” “nutri score è peggio dei dazi”. Concludendo dobbiamo avere porti aperti sempre per accogliere gli immigrati che possono vantare ripicche giudiziarie con relativo risarcimento economico se dirottati altrove, nonché la garanzia di un reddito di cittadinanza “agevolato” cioè esente dalla valutazione dei loro redditi nei paesi d’origine; nonostante i nostri attenti controlli sulla salubrità delle nostre filiere alimentari dobbiamo essere aperti all’import di prodotti di altri paesi che sanno molto poco di igiene alimentare come il miele e i pomodori cinesi, i polli americani o le carni brasiliane o il “Parmesan” del Wisconsin accettando la riduzione conseguente del nostro export per l’ingannevole semaforica; e dobbiamo essere aperti ad accogliere le altre religioni non nell’intento di convivere con il loro “Credo” ma perché sia destrutturato il nostro come l’abolizione dei simboli della nostra civiltà giudaico cristiana, l’abolizione della carne di maiale qualora nelle mense dei poveri accolti anche in Vaticano vi siano islamici, come anche del vino, valore fondante del nostro cristianesimo in quanto sinonimo eucaristico del sangue del Cristo; e stiamo vendendo agli islamici, con avvallo della nostra giustizia, siti per la costruzione delle loro moschee mentre nei loro paesi i nostri luoghi di culto vengono distrutti e i cristiani uccisi e perseguitati; e dobbiamo interessarci di più dei cambiamenti climatici con l’impegno economico per energie alternative considerando antropica la causa del riscaldamento del pianeta (ipotesi contrastata da molti scienziati) purché non si ventili l’ipotesi del “nucleare” ossia della forma più pulita ed efficace nel vicariare solo in parte il nostro fabbisogno energetico e più economica nel rapporto costi-benefici rispetto alle altre forme, né si consideri le grandi economie emergenti che fanno largo uso del carbon fossile per le loro industrie e responsabili non poco dell’inquinamento ambientale (USA Cina India e Russia); la nostra “sicurezza” non è nemmeno da prendere in considerazione perché non incide su quella dei radical chic da salotto e pertanto inesistente; bisogna essere aperti agli scambi commerciali con paesi che fanno carne da macello dei diritti umani come la Cina per mezzo della “via della seta” che presto vedremo si tramuterà in “via della corda” ove piangeremo la nostra miseria in previsione del cappio, visto che rappresenta l’unico paese col più alto numero di condannati a morte. Vessati sotto ogni punto di vista e cedute in mano straniera gran parte delle mostre eccellenze industriali pur di fare cassa e continuare la bella vita cicaleccia invocando “flessibilità” dai controllori, abbiamo di fatto abolito la nostra sovranità come nazione per diventare servi e sudditi. E su questo non c’erano molto pochi dubbi dato che storicamente le dominazioni da quelle bizantine alle austro-ungariche sono il nostro forte e la storia si ripete con regolare frequenza e tranne qualche lustro, anch’esso poco utile, viviamo sempre nella impellente necessità di fare dopo l’Unità d’Italia quella degli italiani, progetto irrisolvibile ed aleatorio data la poligenia decretata dalle dominazioni e la semplice “questione meridionale” mai volutamente risolta. Ne descrive alla perfezione Vittorio Zucconi nel suo “Il caratteraccio” di come “non” si diventa italiani. Il tutto ben voluto da una “Sinistra” ancora succube dell’ “Internazionale socialista” mitico sogno sbugiardato dalla storia dell’ultimo secolo ma che rimane linfa vitale dell’accrocco euro-burocratico di questa “Unione Europea” che unita nel coro dei suoi esponenti canta “O bella ciao” come fosse espressione della civile solidarietà sotto le mentite spoglie di una feroce egemonica diseguaglianza economica e gestionale. Riuscirà Davide con la semplice fionda ad uccidere il gigante Golia? Impresa oggi titanica perché il “pensiero unico progressista” è talmente radicato in tutto il pianeta che si farà gran fatica ad opporvisi. Ed è anche normale che ciò si verifichi perché gran parte dell’umanità continua a vivere alle spalle della minoranza che lavora, come riporta Luca Ricolfi nel suo saggio “La società signorile di massa” ove denuncia la condizione attuale della discrepanza fra la maggioranza che non lavora rispetto al numero dei lavoratori. La globalizzazione ha condotto proprio a questo: istruzione deficitaria, riflessione scarsa, incompetenza notevole tutto per le interconnessioni sempre più veloci con un pensiero abolito e asservito, dimentico della sua storia ed incapace di creare progetti possibili ma solo enunciazioni che durano solo un filo di tempo. E pensiamo che fine hanno fatto i partiti, oramai agonizzanti sull’orlo dell’ultimo respiro, per dar voce a movimenti che riempiono le piazze come la “sardine” o il parlamento come i “pentastellati” privi di qualsiasi proposta o progetto democraticamente decente, testimoni solo di un istinto primordiale di caccia all’uomo che minaccia il territorio e soprattutto facilmente servi di menti raffinate e maldestre come Mario Monti che apprezza molto il movimentismo in branco dei piccoli pesci azzurri ( che c’azzecca? Direbbe Di Pietro ed a proposito di mondo globalizzato anche De Niro le apprezza) o come Romano Prodi che sembra sia il loro “deus ex machina” in quanto agogna a diventare il presidente della Repubblica al fine di perpetuare la politica antinazionalista e distruttrice del nostro Paese non bastandogli l’averci svenduto tutte le nostre industrie quando era nell’IRI e già in connessione da qualche decennio con la Cina. Infatti il capo delle sardine, Mattia Santori, 30 anni, è un ricercatore del RIE, società che si occupa di comunicazione sociale, fondata da R. Prodi e da A. Clò ed è membro del Cda della GeDi società editrice di De Benedetti e degli Agnelli. Svelato il trucco della grande risonanza mediatica! Ma l’aspetto più allucinante della vicenda non è il tentativo scontato di simpatizzare per la sinistra di potere quanto la rapida beatificazione di questi web-sodali che al solo sentirli esprimersi c’è da ricorrere al Prozac perché riempiono le piazze svuotando il cervello, ma le simpatie che suscitano nei cittadini che, ovviamente siccome come denuncia il rapporto Ocse Pisa in media solo uno studente su 10 riesce a comprendere un testo e a rielaborarlo in modo autonomo, non vedono l’ora di essere in piazza come protagonisti in un’accozzaglia che di pragmatismo nemmeno l’ombra. Che fine ingloriosa della nostra sovranità fatta di letterati, artisti e scienziati sostituiti dai “COMUNICATORI SOCIALI” perché per salvare il nostro benessere economico-sociale l’importante non è “fare” ma “comunicare”. Sarebbe ora che andaste a…. Hai voglia che l’ebreo Yoram Hazony decanti nel suo brillante saggio esalti “Le virtù del nazionalismo” che inducono al sacrificio e al lavoro. Non se ne parla! “ o Franza o Spagna purché se magna” il mantra plurisecolare del quattrocentesco Francesco Guicciardini perfetta declinazione del vizio nazionale e come nostra eccellenza, al pari del Parmigiano, imitata oggi nel mondo intero.