PAOLO PAVONE
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STILE EUROPEO

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La nuova Commissione governativa europea ha creato un commissario “ad hoc” in difesa dello stile di vita europeo, scelta non molto gradita, al limite dello scandalo, ai saloni della sinistra che pensavano di non avere più ostacoli alla trasmissione e alla propaganda delle loro leggi morali sul bene comune sebbene nel loro codice etico il “bene comune” è di loro stretta proprietà e non ammette compartecipazioni di chicchessia. Infatti nonostante abbiano occupato, nel nome di un PD gradito al solo 20% degli italiani e quindi francamente minoritario “coram populo”, tutti gli scranni di potere possibili come la Presidenza della Repubblica, del CSM, del Consiglio italiano, dell’Europarlamento, della Commissione europea, non si spiegano come abbiano potuto dare al delegato all’immigrazione anche il compito di difendere lo “stile di vita europeo”, addirittura ad un bieco conservatore greco, tale Margaritis Schinas. Ma come si sono permessi nella prospettiva di una futuribile società aperta, globalista e anonima oltre che anidentitaria confortare e difendere la peculiare democrazia del vecchio continente? Neanche contenti di distruggere i confini delle nazioni europee appalesano il desiderio di varcare anche i confini naturali dall’Atlantico agli Urali. A dire il vero questa necessità di salvaguardare quel minimo ancora esistente del nostro bagaglio culturale si è imposta per quanto sta succedendo da noi e in tutti gli altri Paesi europei ossia per quella inarrestabile, promiscua invasione sia tecno-digitale che immigratoria che non ne vogliono sapere del retaggio delle nostre tradizioni e dei processi di “integrazione”. Questa mossa ovviamente è stata definita razzista, xenofoba, neocolonialista a non smentire l’ossimoro di amore-odio che alberga nelle loro connessioni neuronali a mezzo di network ben definiti, isolati e non passibili di altre connessioni dendritiche: amore verso gli immigrati d’ogni sorta con accoglienza “senza se e senza ma” (Nicola Zingaretti) e odio verso chi dissente dalla loro morale superiore censurando “piazza, espressioni e magliette conservatrici” come non se ne fossero mai serviti. Odio puro verso gli italiani indigenti e incazzati che pertanto andrebbero sostituiti con quelli di importazione ancora più indigenti ma più grati nella scheda. E come diceva Churchill i comunisti sono bravi solo a condividere la miseria. E quanto odio possa esprimere il Sanfilippo (dirigente tv pubblica) di turno che desidera il suicidio dell’ex ministro dell’Interno per poi affidare l’orfanilità della figlia magari al centro di recupero psico pedagogico “Hansel e Gretel” di Foti che tanto si è prodigato alla difesa dei minori e che lo ridirebbe senza scuse. O ai vari Saviano o Veronesi di turno che amano tanto la dialettica del confronto da etichettare come “malavitosoSalvini o desiderare di rompere i denti agli onorevoli leghisti. Il primo a sobbalzare dalla sedia (ex scranno) è stato Enrico Letta, dal solo nome italianissimo ma molto naturalizzato francese insieme al monsieur Gozi, a capo di una “dignitosa” compagine formata da Amnesty, Humans Right Watch, Arci, Pezzi del Pd, pezzi di Pse, ambienti macroniani, popolo dei social e Ong d’ogni ordine e grado. Credo che ogni civiltà abbia il suo stile di vita e non vedo il motivo, da convinto liberale, nel considerare questo naturale connubio un “apartheid” verso i migranti. Ma cos’è lo “stile di vita europeo”? E’ una condizione di vita basata sulla democrazia, sulla libertà, sulla cultura, sul diritto, sulla modernità, sul rispetto della propria storia ed antichità originaria e del proprio credo religioso, sulla possibilità di spostarsi ovunque e in sicurezza. E cosa c’è di scandaloso nel difendere questa raggiunto “modus vivendi” dopo guerre, conflitti, diatribe che hanno mietuto vittime anche illustri dalla fondazione di Roma ad oggi? Questa Europa è sovrana o no? E’ sottomessa, come descrive Houellebecq nel suo libro “Sottomissione”, rispetto ad altri mondi più pervasivi ed incisivi o nutrice dei suoi figli? Sarà in grado di affrontare la sfida fra i “politicamente corretti” dominanti ma molto ignari delle conseguenze e quelli che vivono nella consapevolezza che solo la forza della propria cultura ed il rispetto di se stessi siano il combustibile migliore per far andare la macchina dell’accoglienza ma sempre secondo i nostri valori e di cui soprattutto non ci dobbiamo vergognare? Diritti si, ma anche doveri, il donare non significa abiurare la gratitudine. Anche Ratzinger sosteneva che “l’Europa ha bisogno di una nuova accettazione di se stessa se vuole davvero sopravvivere”. Ma non vorrei che monsieur Letta faccia un altro balzo dalla sedia al solo menzionare il Papa Emerito definito da molti come “reazionario” da quelli che confondono “Tradizione” e “Reazione” ma la prima sa di “spirituale” ed è ben accetta, la seconda sa di “spiritismo” e come tale va rigettata come segno di occultismo al servizio del maleficio. Da parte mia credo che la libertà nel nostro continente non manchi proprio fino a negare se stessa perché siamo liberi di non imporre ai nostri figli di contrarre matrimoni con chi vogliamo noi, di farli studiare o meno, di non segregarli a scelte famigliari di luoghi e lavori, di vestirci come vogliamo, di andare dove vogliamo secondo possibilità, di appendere o meno un crocefisso al muro senza obbligo o divieto, di andare in chiesa o meno, di essere laico o ateo, o bigotto. Noi viviamo una tale libertà a cui non rinunceremo mai e neanche quelli che cadono nella profonda contraddizione di essere tornati alle leve di comando secondo una Costituzione fin troppo aperta e che ha consentito il “governo della minoranza sconfitta”. Loro che sono molto aperti che fine avrebbero fatto nella Turchia di Erdogan o nell’Iran di Rohani se non incarcerati e senza televisione? Ma sono innamorati del modello belga Molembeek che ci si vuol fare. Noi continuiamo a combattere e non accettare che le nostre ragazze siano stuprate nella notte di capodanno a Colonia da giovani immigrati (anche se noi non siamo da meno) né le stragi nella Promenade des Anglais di Nizza, né quella di poveri ragazzi fra cui nostri connazionali nel Bataclan, né quella del mercatino di Natale di Berlino. Se poi a ben vedere vediamo cosa sia diventato nel tempo lo “Stile Europeo” che della cosiddetta “Unione” non ha più che solo il nome allora assistiamo ad uno spettacolo sconcertante con l’asse solo “franco tedesco” che mira ad una egemonia del Continente, a Paesi dell’Est che fanno parte del gruppo di Visegrad molto critici se non avversi alla governance di Bruxelles, al sogno neocolonialista della sola Francia che tanto ci ama da averci tagliato tutti i ponti col Medioriente, alle reprimende delle spinte sovraniste in Spagna, Francia, Germania, Italia, ai dettami delle Commissioni europee che distruggono le peculiarità economiche dei singoli Paesi allora non c’è da stare molto allegri di quanto hanno fatto scempio del concetto di “libertà” che come dice CioranQuando abbracciamo troppo falsifichiamo il mondo”, liberi di repentine trasmutazioni come Luigi di Maio in pochi mesi dal confortare i gilet gialli ad inginocchiarsi alla corte di Marcon. Il totalitarismo sinistro sta trasformando la nostra UE in URSS. Che gioia! Frutto di molto parlamentarismo e poca democrazia. E che ne facciamo di questo nuovo stile europeo? Mah non sono così tanto fiducioso.

Arcadio Damiani