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STRAGE DEGLI INNOCENTI

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FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2Dopo Pamela Mastropietro barbaramente fatta a pezzi in quel di Macerata, un’altra ragazzina, Desirèe Mariottini è stata massacrata nel vero senso della parola a mezzo di mix di droghe letali e di raccapriccianti e durature aggressioni sessuali da parte di un branco che sarebbe meglio etichettare come appartenenti al mondo animale perché avvicinarli all’umano potrebbe apparire esagerato. Tutti sappiamo che esiste la piaga della droga che comunque fa le sue vittime sia dirette che indirette; tutti sappiamo che quello della droga è un mercato molto redditizio a meno di essere smentito da Salvatore Buzzi che, a paragonarlo a quello degli immigrati, sembra meno vantaggioso; tutti sappiamo che molto spesso questo è un mercato in certo modo “appaltato” perché sul pusheraggio ci si avvale spesso di “risorse importate” perché questo è uno di quei lavori caduto in disuso per gli  italiani, e qualcun altro dovrà pur farlo, molto meglio se agiscono dietro le quinte con un patto di non belligeranza: voi spacciate, avete di che arricchirvi mandando anche proventi del traffico anche alle famiglie di provenienza come evidenziato da quella che viene definita dalla nostre parti “mafia nigeriana” che oramai imperversa ovunque secondo i rapporti delle nostre forze dell’ordine, impoverite, umiliate e ridotte solo ad orpello di uno Stato inefficiente ed incapace. E tutto fila liscio ed infatti mai si sognerebbero di fare qualche attentato kamikaze nel nostro Paese come avvenuto in Belgio, o Francia o Germania o Inghilterra. Il nostro Paese, il loro Eldorado! E si tratta di disgrazie per così dire “scontate” perché a questo tessuto sociale così degradato siamo oramai abituati e non fa notizia più di tanto specie se gli autori del crimine sono quelle altre vittime che per sbarcare il lunario devono affrontare traversate pericolose darsi alla macchia ma sempre comunque “protette” da quel buonismo che mira all’accettazione indiscriminata delle loro presenze. Ed è proprio la reazione a questi eventi che hanno alla base una ferocia inverosimile che sconcerta perché nessuno si pone il problema di come siamo arrivati a questo punto, e se non si vede il problema non esiste nessuna possibilità di affrontarlo per risolverlo. Soprattutto da parte di quei progressisti che si esprimono in commenti edulcorati se non perniciosi ad evidenziare quanto sia giuste le loro posizioni nel predicare la mancata integrazione, l’odio razziale, il respingimento del diverso, l’ostinazione nel difendere la propria cultura e le proprie tradizioni che sono le vere cause di questi fenomeni avversi. Specie se finalmente hanno identificato anche un italiano fra gli artefici del delitto Desirèe, per ora ancora ricercato, mentre gli africani sono stati arrestati, e poter affermare che la violenza non dipende dal colore della pelle come non sapessimo che anche un italiano può essere un carnefice spietato ma è solo una questione di percentuali e in rapporto alla popolazione africana presente nel nostro paese la loro incidenza delinquenziale è molto più alta della nostra. E c’è chi ha descritto Desirèe come una tossica, figlia di una mamma quindicenne e di un padre spacciatore, e additano colpe alla sua famiglia, alle sue amiche che l’hanno condotta con l’inganno nel covo del branco nel quartiere San Lorenzo a Roma, alla generica violenza maschile, allo spacciatore italiano ed anche a Salvini o alla sindaca Raggi per il degrado romano. Ora mi sembra che solo l’immigrazione sia riduttiva come causa dell’evento che comunque ha alla base responsabilità a vari livelli ma è possibile che solo l’immigrato vada assolto o difeso? Con una serie di alternative di colpevolezza che se non hanno del ridicolo quanto meno sono solo concause? In un tweet Gad Lerner se la prende con la vittima perché “dipendente da eroina, figlia di spacciatore italiano e di madre quindicenne, vittima di pusher immigrati” come dire che se l’he cercata. Fa il paio Giampiero Mughini che in tv pontifica “Si drogava e quindi non poteva che fare quella fine lì”. Michele Serra qualche giorno fa scriveva su “La Repubblica” che quando sente la notizia di uno stupro si augura tanto che gli autori siano italiani perché teme l’ondata di razzismo contro i neri. Lo scrittore intellettualoide sinistro, Edoardo Albinati, che si augurava la morte di un bambino fra i profughi sulla nave “Acquarius” per dare addosso ai malvagi populisti che non permettevano lo sbarco con l’immagine spezza cuore di un altro Aylan spiaggiato. L’Anpi che insieme ad altre frange della gauche nostrana (Pd, Arci, Cgil, LeU, femministe) ha manifestato nel quartiere San Lorenzo non per l’atroce morte della sedicenne bensì per condannare il maschilismo fascista, la discriminazione degli immigrati come capri espiatori, che non consente loro di integrarsi ed il blocco verso la loro accoglienza e soprattutto per continuare l’allarme di un rigurgito di fascismo. Ed anche dal recente Sinodo dei giovani della Chiesa cattolica insieme a Papa Francesco non una sola parola contro l’immigrazione criminale. E la congregazione religiosa dei comboniani che in teoria si dedica all’apostolato missionario in Africa, di cui il celebre esponente mediatico è il padre Alex Zanotelli, ma che in realtà è molto dedita alla politica spicciola ed intellettualmente fraudolenta cercando in tutti i modi di attaccare questo governo. E lo ha fatto sulle pagine del mensile “Nigrizia” scrivendo che non si può strumentalizzare la morte dei Desirèe per attaccare gli immigrati e si sentono sgomenti per il termine offensivo  ”verme” che ha usato Matteo Salvini nei confronti dello stupratore ghanese Yousif Salia che col permesso di soggiorno scaduto, quando è stato acciuffato era in possesso di 11 chili di marjuana, 200 grammi di hashish ed avrebbe pronunciato anche la fatidica frase “meglio lei morta che noi in galera”. Capito? Perché “verme” fomenta l’odio razziale e istiga violenza verso questi nostri benefattori d’importazione. Per fortuna questi deliranti capovolgimenti della realtà ha scatenato la rabbia dei lettori del mensile del tipo “che misero tentativo di spostare il discorso, che immensa ipocrisia!”. Ma vi sembrano queste reazioni opinabili per un delitto di tal fatta? Nel nostro Paese è in atto una vera e propria guerra non più tanto in sordina fra chi si considera ancora italiano e chi si adopera per combatterlo nel nome di globalismo nichilista e destruente. Perché la realtà descrive esattamente un vero e proprio razzismo al contrario, una censura verso il politicamente scorretto, il silenziare quella cultura del dissenso da sempre alla base di qualsiasi democrazia. E Marcello Veneziani osserva alcune manifestazioni che gli fanno coniare l’epiteto di “Anti italiani di sinistra”. Perché gli spacciatori nigeriani che maciullano il corpo di Pamela a Macerata passano subito nel dimenticatoio rispetto al gesto folle di Traini che gambizza alcuni immigrati senza ucciderli volendo vendicare la ragazza ed addirittura l’ex di “Repubblica” Ezio Mauro gli dedica un libro non proprio apologetico per inveire contro l’Uomo Bianco. Sul caso Desirèe si è già detto come la pensano gli anti italiani. E poi gli altri episodi contro l’Arma di Carabinieri a partire dall’estintore di Carlo Giuliani, meritevole di essere ricordato in alto luogo istituzionale, mentre il militare aggredito meritevole di gogna mediatica e giudiziaria, o il caso dello “spacciatore” Stefano Cucchi ricordato come eroe e vittima e come “geometra”. Ma se si sono accertate responsabilità dei militari per la fine di quel ragazzo e dei vertici che hanno celato e depistato la verità ben venga la loro condanna anche esemplare e maggiorata per il loro ruolo ma demonizzare l’Arma non è ammissibile perché va ricordato che ogni giorno questi nostri paladini rischiano la loro vita e spesso con generosità senza pari per garantire la nostra sicurezza come attestano le migliaia di episodi di violenza nei loro confronti  ogni anno. E che dire delle leggi regolarmente violate con una magistratura accondiscendente che fa di un comportamento illegale un atto eroico come per il sindaco di Riace? Io sono dalla parte di quegli italiani che ogni giorno soffrono la prepotenza di un potere che agisce comunque contro di loro, che se ne fotte senza misura delle loro esigenze, tutto a favore di istituzioni sovranazionali con i loro diktat, e colpiti da una deregulation dal basso che mina la semplice vita quotidiana. Io sono dalla parte di quegli italiani che non sono razzisti, che amano la loro cultura e la religione che ne è alla base, consci che l’altruismo e l’accoglienza non possano prescindere dal rispetto delle regole e delle possibilità. E sono dalla parte di quegli italiani profondamente convinti della propria grandezza in tutti i campi come il mondo intero ci riconosce e che proprio per questo vuole distruggere la nostra essenza, la nostra cultura, il nostro benessere sociale conquistato anche col sangue, alimentando dal dopoguerra ad oggi una guerra continua, incessante, verso tutti quei valori che ne sono stati i capisaldi abbattendo la scuola, la famiglia, il diritto alla vita per condurci all’imbarbarimento e alla brutalizzazione. Ed è proprio questo “down-grading” che ha creato i presupposti di queste tragedie, di questa “strage degli innocenti” perché con una vero aiuto alla famiglia, con una scuola che forma e non indottrina, con uno Stato degno di questo nome, che non considera la droga, pesante o leggera, come una forma di svago e che posa ripulire le enclavi dello spaccio e dell’abusivismo occupazionale, probabilmente Pamela e Desirèe sarebbero ancora vive ed immerse nei loro sogni adolescenziali. Ma sembra addirittura che questa fine atroce e ingloriosa sia stata una “fortuna” come pubblicato da un’attivista antirazzista di “Potere al popolo” perché il fatto che la ragazza sia stata  stuprata e uccisa da extracomunitari le ha regalato lo status di “vittima”. Se fossero stati italiani non sarebbe stata notizia. Delirio allo stato puro! Ma se fortuna postuma c’è stata è stata forse quella di non aver vissuto dall’aldilà la presenza dei politici, tranne della Meloni, al suo funerale!

Arcadio Damiani