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SUPERMERCATO DELLA MATERNITA’

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FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2Ricordo quando ero bambino ed ascoltavo che se una coppia era sterile molto dipendeva dalla conformazione dell’apparato genitale femminile per quella patologia che veniva definita “utero infantile” cioè un utero sottodimensionato che non aveva sviluppato quella quantità di tessuto muscolare definita miometrio che potesse permettere la plasticità per la crescita di un embrione. Ma non ne facevano un dramma perché sapevano tutti che la natura potesse negare la procreatività della coppia come d’altronde veniva stigmatizzato nell’atto celebrativo del matrimonio cattolico quando si parla “dei figli che Iddio vorrà darvi” evidenziando il fatto che potrebbe non realizzarsi tale desiderio. Oggi la musica è cambiata. Innanzitutto perché esiste una “sterilità di coppia” ossia ogni soggetto potrebbe avere figli se unito ad altro soggetto che non sia quello con cui ha contratto il matrimonio, per tanti motivi che non sto adesso a spiegare, ma la responsabilità della mancata progenie si divide oggi in parti uguali perché spesso è proprio il maschio a non poter fecondare un ovulo per tutte quelle patologie sopravvenute, grazie agli stili di vita e alle numerose sostanze che, introdotte dall’uomo, rendono difficile la produzione degli spermatozoi e la loro energia vitale. Di fatto se sempre più spesso non si desiderano figli, quando è il momento di accettarli si scopre che non si è in grado di produrli. E qui emerge come un iceberg il grande problema di quello che oggi viene impropriamente definito “diritto alla maternità”. La “possibilità” che diviene “diritto” come tutte le altre forme di diritto cui agogna l’umanità intera e che sta distruggendo l’umanesimo stesso. Diritto al lavoro, diritto all’orgasmo, diritto alla felicità, diritto alle vacanza costose, diritto a non far nulla, diritto di libertà incondizionata, diritto di non procreare, diritti comunque individuali che fanno a pugni con l’essere uomo un animale sociale ed è pura utopia una società senza regole. Ed è allarmante se non impensabile che all’hotel Hilton di Bruxelles, nella nostra Europa, si è svolta, in questi giorni, una fiera molto particolare dedicata agli uomini gay che vogliono avere figli con tanto di brochure, prezzi, caratteristiche anatomiche del pupo che si vorrebbe e tutta una serie di donne che offrono il loro ventre in pacchetti “all inclusive” fiera organizzata dall’associazione “Men having babies” cioè uomini che hanno bambini. E sono già alla quarta edizione con affari che vanno a gonfie vele con madri surrogate che firmano un contratto per il prodotto finito e che mai potranno incontrare il frutto del loro concepimento. Il problema è che in molti Paesi tale pratica è vietata e permessa solo in Canada (famoso anche per la legalizzazione delle droghe leggere) ed in alcuni stati degli USA e quindi non c’è da aggiungere che gli americani o canadesi quando fiutano il business ecco che danno fondi e patrocinio a queste manifestazioni. Il problema per noi europei e che proprio poco lontano dalla sede del parlamento UE si svolge una fiera che contrasta non poco con i dettami della UE stessa che condanna la maternità surrogata in quanto minante la dignità umana della donna. E ci vuole un bel coraggio se poi la stessa Unione europea ci viene a dare lezioni di diritti, con la civile Spagna che ha surclassato il Nord Europa in questo abominevole mercato e col Belgio che ne ha fatto addirittura una fiera campionaria. E Marcello Veneziani in un suo articolo discetta almeno su tre punti. In primis il silenzio di questa Europa di fronte a questa fiera del bambino per un capriccio di persone dello stesso sesso che hanno deciso di unirsi secondo legge ma che non prevede la possibilità di avere figli propri se non adottati. Perché se è così solerte ed attenta ai migranti con le Ong da difendere, il debito da non valicare, perché tace su questo vergognoso mercato che lede i diritti e la dignità della donna e dei piccoli indifesi? E dove sono le Corti di giustizia europee, le commissioni ONU e tutte le altre organizzazioni umanitarie? E poi si chiede dove sono quelle femministe che tanto hanno a cuore la donna se le vedono vendere il loro utero a questi ricchi benestanti perché dato l’alto prezzo appare ovvio che non tutti se lo possono permettere? Se diritto c’è perché non per tutti? E perché questa Europa che appare così repressiva verso i paesi poveri appare così remissiva verso gli omosessuali ricchi? E fa il paragone, molto pertinente, con quegli atei che vogliono la benedizione del prete e quegli abortisti che vogliono il sostegno del Papa. Purtroppo non è questo il solo evento desolante che potrebbe riguardare una nicchia perché è in auge una sorta di destrutturazione dell’antropologia sessuale e forse la maternità surrogata in avvenire aumenterà in maniera vertiginosa. Per una malsana e ben preparata ideologia “gender” che sta minando tutti i canoni tradizionali. A Londra ad esempio è stata aperta un’inchiesta sul perché nel Regno Unito 1806 bambine anche dai 4 anni si sono rivolte ad un centro specializzato per diventare maschi e le più piccole chiedono farmaci per bloccare lo sviluppo. Ma come si fa a pensare che un bambina a 4 anni covi il desiderio di diventare maschio? E’ chiaro che trattasi di bambini con disordini delle sviluppo psico-neurologico e che in fondo la terapia che blocca lo sviluppo sessuale non è scevra da conseguenze future come l’infertilità o l’osteoporosi. Ma l’inchiesta è partita perché si vuole far luce su altre problematiche che possano influenzare i piccoli come la nuova tendenza nelle scuole a trattare temi come il “transgender” e sulle esperienze che si ritrovano nei social media con bimbi che cantano vittoria per aver cambiato sesso, celebrando questa nuova forma di libertà per una ”fluidità” che non esiste.  E che dire di quanto accaduto a Milano col dissequestro nella clinica del Dr. Severino Antinori di 700 ovuli fecondati e tenuti conservati in azoto liquido a -190°? E dovrebbero essere restituiti ai legittimi proprietari o fin quando si “autodistruggeranno”. E nel nostro Paese si contano fino a 30.000 embrioni congelati, potenziali creature. Frutto di una cultura che disprezza la vita fin dal suo nascere. E si poteva risolvere il problema all’inizio perché la legge sulla fecondazione artificiale prevedeva già il numero massimo di non più di tre embrioni da reimpiantare tutti alla madre così da non fomentare la massa dei potenziali orfani. Ma una geniale sentenza della Corte costituzionale ha abbattuto quel divieto in nome della libertà della donna e della ricerca medica. Chapeau! Ma non basta perché il dilagare della frontiera “gender fluid” oramai non ha più ostacoli. Infatti perché arriva pure in Italia il bignami gender per l’indottrinamento degli psicologi. L’Ordine della Campania traduce un documento americano per catechizzare gli addetti ai lavori sull’identità “non binaria”. Di cosa si tratta? Il primo punto dell’adattamento italiano alle linee guida per la pratica psicologica con persone transgender e gender non conforming (Tgnc) elaborato dall’American psychological association nel 2015 così recita “Lo psicologo comprende che il genere è un costrutto non binario che ammette un’ampia gamma di possibilità delle identità di genere e che l’identità di genere di una persona può essere o meno congruente con il sesso assegnato alla nascita”. Di qui le molteplici forme che la genitorialità e la formazione di una famiglia assumono. Che allegria! Non solo, per una decisione presa nel 2017 l’Unar fornirà 75.000 euro per finanziare una serie di corsi di formazione “Lgbt”. Sponsorizzati dalla Regione Lazio ed altre istituzioni, saranno gestiti da associazioni come il circolo Mario Mieli sono dedicati a medici infermieri e psicologi per educarli sulle tematiche arcobaleno. E Chanel lancia una linea di make up per ragazzi praticamente un “boy beauty” con ricco business delle multinazionali che produrranno prodotti per i maschi che vanno dal trucco del viso allo smalto per unghie per saccheggiare quel che resta dell’estetica femminile già peraltro devastata dalla mascolinizzazione dei vestiti, dai tattoo e dai piercing oltremodo volgari. Ed hai voglia a combattere lo sfacelo dei bimbi su ordinazione. Infatti alcuni pubblici ministeri negano i figli ai gay come riconosciuto taluni sindaci dalla Raggi, alla Appendino, a Sala invocando, questa volta sì, il “diritto alla mamma” perché non si comprende perché un bambino privo di legame biologico con uno dei due papà debba essere figlio solo in ragione di un’unione civile e non abbia alcun legame con la mamma che lo ha concepito. E non esistendo filiazione biologica fra persone dello stesso sesso per espresso divieto di legge sul piano giuridico è irragionevole dare l’Ok solo per l’interesse del minore. Non è forse buon senso tutto questo? Ma altri giudici sono di altro parere e a colpi di sentenze stanno introducendo la “stepchild adoption” stralciata dalla legge Cirinnà, come accaduto a Bologna dopo il ricorso in appello di due lesbiche, per “prevalente interesse del minore”. E la Cassazione ci mette la sua pezza in quanto stabilisce che nessun Comune, di fatto possa rifiutare ad una coppia gay la trascrizione nei registri di nascita dell’adozione di un minore concessa all’estero per il mantenimento dei rapporti affettivi e delle dinamiche di vita in comune. Quando questo “minore” diventerà “maggiore” nessuna sa come reagirà ma sta di fatto che molti ragazzi hanno già cercato e cercheranno affannosamente l’origine dei propri geni. Ma non era meglio prima?

Arcadio Damiani