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7 secondi

Hai solo sette secondi per fare centro: questo è quello che afferma la psicologa inglese Linda Blair, autrice del libro ‘Straight Talking’. Tutte le azioni del nostro interlocutore vengono immediatamente “intercettate” dal nostro cervello, che le elabora e le trasforma in informazioni, che si traducono in sensazioni, percezioni, emozioni e, le memorizza. Dobbiamo pensare al nostro corpo come ad un computer, dove  il cervello è l’hardware e la mente il software, che attraverso tutti gli organi di senso (udito, vista, tatto, gusto, olfatto) elabora i dati e li trasforma in file, che vengono inviati nell’area corticale del cervello (che crea i pensieri) e che attivando i neuroni,  portano il messaggio fino al sistema limbico addetto alle emozioni. Qui il messaggio viene portato al surrene che  stimola degli organi che immettono delle sostanze che raggiungono l’ipofisi e attivano la produzione di ormoni tra cui la noradrenalina, l’adrenalina e alcuni corticosteroidi che ci danno immediatamente un senso di benessere o di fastidio. E’ un meccanismo a “cascata” così rapido e non “manipolabile”, che ci permette di “catalogare” il nostro intelocutore  come simpatico/antipatico, positivo/negativo, da accettare o da rifiutare.

C’è una scienza: la cinesica che studia il linguaggio del corpo, noi percepiamo il significato di ogni messaggio che ci giunge in questa percentuale:

Quindi noi comunichiamo per il 93% con il nostro corpo e solo per il 7%  con le parole e siccome è un linguaggio universale, che interessa la sfera emozionale,  è praticamente impossibile da “falsificare” perchè mette in azione tutti i muscoli del nostro corpo, sia volontari che involontari e sono proprio questi ultimi che fanno capire (se stiamo attenti) se chi ci sta di fronte è sincero.  Prendiamo per esempio il sorriso.  All’inizio del diciannovesimo secolo Guillaume Benjamin-Amand Duchenne studiò la muscolatura facciale dell’uomo, conducendo esperimenti su persone paralizzate e su ghigliottinati. Individuò così due gruppi di muscoli responsabili del sorriso: il “grande zigomatico” e l’ “orbicolare dell’occhio”. I primi collegano gli zigomi ai lati della bocca e contraendosi svolgono un trazione laterale su di essa facendo salire le guance e determinando l’esposizione dei denti, i secondi circondano l’occhio. Lo studioso notò che i primi muscoli sono volontari mentre una parte dei secondi sono involontari, quindi non “gestibili” dalla nostra volontà. I veri sorrisi sono generati dalla parte inconscia del cervello e quindi sono automatici, oltre a coinvolgere gli occhi, sono più lenti a manifestarsi e a sparire, presentando una simmetria laterale. I sorrisi sociali (quelli prodotti volontariamente) invece sono di minore durata e spesso sono asimmetrici.

Il sorriso comunica un invito a farci accettare a livello personale e quando lo vediamo siamo chimicamente predisposti a ricambiarlo, Ruth Campbell docente all’università College London ritiene che questo sia dovuto ai “neuroni specchio” che determinano una reazione immediata di imitazione. Una capacità del sorriso è quella di attivare le endorfine, che alleviano lo stress, esercitano un effetto tranquillante e rafforzano le difese immunitarie, ed è per questo che siamo attratti dai volti sorridenti, che influenzano il sistema nervoso e nello stesso modo tendiamo a schivare i soggetti che hanno gli angoli della bocca rivolti verso il basso, tipici di chi è infelice o infuriato. La prossemica a differenza della cinesica è lo studio del comportamento spaziale. Si è scoperto che anche l’uomo (come avviene nel regno animale) difende un suo territorio inteso come zona che circonda una persona e che può essere definita come una sua estensione. Questa zona negli animali dipende dalla popolazione presente, lo stesso vale per l’uomo che si porta dietro un “territorio proprio”  noto come “spazio personale” e si distingue in:

  • Zona Intima: 15-45 cm dal corpo, la zona che l’uomo reclama come propria e difende, accessibile solo da chi è vicino dal punto di vista emozionale.
  • Zona Personale: 45-120 cm. Distanza che teniamo nelle funzioni sociali o alle riunioni.
  • Zona Sociale: 120-350 cm. Distanza a cui teniamo gli estranei.

A seconda di come “permettiamo” di avvicinarci  farà capire il rapporto che vogliamo avere; quando incontriamo uno sconosciuto nei primi minuti che lo guardiamo tendiamo, involontariamente, a studiarne i movimenti del corpo e a vedere se ci rispecchiano. Poi lentamente li imitiamo per instaurare una forma di legame con quest’ultimo, l’ essere sincronizzati fa stabilire un senso di sicurezza. Studi di Heinrich della University of Michigan hanno scoperto che queste imitazioni sono insite nel nostro cervello. Questo atto è così importante che ci spinge a copiare persino la dilatazione delle narici, il battito delle palpebre e lo spostamento degli occhi. Quando due persone stanno insieme per un lungo tempo con un buon rapporto interpersonale, possono addirittura finire per somigliarsi. Come al solito i vecchi detti popolari hanno sempre ragione: chi si somiglia si piglia.

 

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