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Aiutiamo le donne afghane

Piangono, chiedono aiuto, bruciano i diplomi per sottrarsi ad un regime che promette di ridurre in schiavitù, come possiamo sostenerle

Neanche lo sceneggiatore più cinico e spietato del mondo avrebbe potuto scrivere un copione così crudele e allucinante nel descrivere ciò che sta accadendo in queste ore nella martoriata terra di Afganistan.

La fuga, perché di fuga si è trattato, del democratico, magnanimo, accorto e rispettoso dei diritti umani OCCIDENTE che è riuscito a gettatare nel caos un mondo che ingenuamente ha creduto di poter essere salvato e affrancato dalla cieca e ottusa interpretazione della dottrina coranica dei talebani.
Le donne e le bambine sono quelle più esposte ed indifese davanti ad uno spettro di ottusa e prepotente barbarie .

Tutto ciò in cui avevano creduto studiando, lavorando, viaggiando aprendo la loro mente e la loro visuale su un mondo libero dove essere considerate non schiave ma persone, si è improvvisamente infranto come uno specchio dei desideri che rovinosamente si sta rovesciando su di loro, aprendo ferite mortali in un futuro faticosamente costruito. Lacerare, bruciare, occultare i diplomi, testimonianza tangibile di una evoluzione, è come uccidere un sogno, una speranza, è precipitare nell ‘ incubo di un baratro senza via d’uscita.

DOBBIAMO rendere una mano a queste donne , salvare le bambine da matrimoni combinati con vecchi bavosi . DOBBIAMO unirci e non solo far sentire il grido di condanna per questo scempio, ma AGIRE attraverso iniziative concrete.
Sono in contatto con una donna molto coraggiosa e determinata che mi ha proposto un intervento concreto da attuare presso la nostra Università. Non posso anticipare ancora nulla ma spero di potervi raccontare i risvolti concreti nel prossimo articolo.
di Gemma Andreini