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Zeolite … alleggeriamo il nostro corpo

Zeolite…. mettiamo un vulcano nell’organismo
Attraverso acqua, cibo, aria, cosmetici, vernici o altri prodotti in uso, in modo insidioso e subdolo, penetrano giornalmente nel nostro organismo sostanze inquinanti, tra queste ci sono i metalli pesanti, chiamati così perché hanno un numero atomico superiore a quello del ferro, e una densità molto elevata (superiore ai 5 gr per cm cubo). Tendono a bio-accumularsi nelle ossa, nel fegato, nel cervello, nei reni e altri organi e purtroppo l’organismo, non riesce a rimuoverli, se non in tempi molto lunghi, con la salivazione, la traspirazione e (purtroppo) l’allattamento. Non tutti i metalli pesanti sono dannosi per la salute dell’uomo: ferro, cobalto, cromo, rame, manganese, molibdeno, selenio e zinco sono indispensabili per gli organismi viventi; alluminio, arsenico, berillio, cadmio, mercurio, nichel, piombo e cromo sono invece tossici. I metalli pesanti sono componenti naturali della crosta terrestre, non possono venire smaltiti perché non sono degradati dall’attività biologica e fotochimica; se rilasciati nell’ambiente (esempio nelle eruzioni vulcaniche o gli incendi boschivi) possono restarci per centinaia di anni e le maree contribuiscono alla ciclizzazione naturale di questi metalli tramite l’acqua.

A questa situazione, non certo rosea, si unisce anche la penetrazione organica indiretta: basti pensare che nelle esalazioni dalla bocca, delle persone che hanno quattro otturazioni dentarie, con amalgama al mercurio, vi e’ una percentuale di vapori di mercurio superiore al massimale consentito per gli operai dell’industria (?). I bambini sono i soggetti più a rischio da esposizione al piombo, al mercurio e agli altri agenti tossici perché, in unità di peso, mangiano, bevono e respirano tre – quattro volte di più degli adulti. L’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti d’America, tra le 80 sostanze più inquinanti menziona ben 10 metalli pesanti; una battaglia persa sin dall’inizio se si pensa che solo nella Nuova Scozia, una provincia del Canada che si affaccia sull’oceano Atlantico, le miniere d’oro in funzione dal 1860 al 1945, hanno prodotto circa tre milioni di tonnellate di scorie minerarie contenenti mercurio, arsenico, cadmio, rame, ferro e tallio; esaminati i sedimenti dei laghi, a valle della miniera, dopo 50 anni dalla chiusura delle miniere, non è stato rilevato nessun calo nei livelli di contaminazione. In Giappone, ed esattamente a Minamata, l’industria chimica Chisso Corporation, dal 1932 ha rilasciato nelle acque reflue il “metil-mercurio”, un composto altamente tossico che si è accumulato nei crostacei e nei pesci della baia e nel mare antistante entrando nella catena alimentare; nel 1956 a causa dei numerosi decessi e dei gravi sintomi (parestesie, indebolimento del campo visivo, debolezza muscolare e danni all’udito) questa sindrome neurologica fu studiata, dai medici nipponici, e prese il nome di “malattia di Minamata”. Nonostante l’accertato disastro ambientale e la pericolosità, per l’uomo e per gli animali, solo nel 1968 il governo giapponese fece chiudere la fabbrica: al marzo 2001, circa 2.265 persone sono state ufficialmente riconosciute vittime dell’inquinamento (1.784 delle quali sono morte) … le cause e le richieste di risarcimento continuano tuttora. Tra i vari metalli pesanti alcuni provocano solo (e per fortuna) irritazioni, dermatiti e vomito la maggior parte causano tumori e danni cardiaci e al sistema nervoso; uno dei metalli più “subdoli” è l’alluminio, con cui veniamo tutti a contatto giornalmente: l’accumulo nell’organismo provoca demenza, perdita di memoria e lesioni al sistema nervoso centrale.

Come terapia nei casi d’intossicazione acuta si possono usare sostanze “chelanti” sintetiche, anche se presentano diversi effetti collaterali … ma il rischio per la salute è così alto che bisogna intervenire rapidamente. Se invece si ha un accumulo, senza rischio immediato per la salute, s’interviene con chelanti naturali, completamente tollerati dall’organismo e senza controindicazioni o danneggiamenti degli organi con cui entrano in contatto. I chelanti sono sostanze che per la loro conformazione anatomica hanno la capacità di assorbire (catturare) altri elementi (in questo specifico caso i metalli pesanti) ed eliminarli con le feci. I chelanti naturali hanno un tempo abbastanza lungo di detossificazione e quindi il loro utilizzo deve essere protratto nel tempo. Nei casi più lievi, di accumuli di metalli pesanti (e per fortuna questa è la condizione in percentuale maggiore), l’assunzione di questi prodotti può avvenire a cicli periodici (esempio un ciclo ogni tre/quattro mesi). Tra i chelanti naturali annoveriamo gli oli essenziali (sostanze volatili aromatiche che sono prodotte naturalmente dalle piante) che possono essere somministrati o per inalazione o per assunzione orale: vanno utilizzati sempre dietro controllo medico. Tra quelli più utilizzati ricordiamo il solidago, l’arancio, la maggiorana, il pompelmo, la mirra e la carota. Il prodotto però che certamente è al primo posto tra i chelanti naturali più utilizzati, e con i riscontri di certezza migliori, è la zeolite o come viene soprannominata “lo spazzino dell’organismo”; è un minerale di origine vulcanica che, grazie alla sua struttura microporosa, assunta per via orale con abbondante acqua, una volta giunta nel tratto gastro-intestinale, grazie alla sua struttura cristallina, assorbe i metalli pesanti, le nitrosamine e l’ammonio (tutte sostanze presenti per esempio nei pesticidi).

Il nome zeolite gli fu dato dal mineralogista svedese Axel Gredrik Cronstedt, membro della Royal Swedish Academy of Sciences, che per primo intuì le caratteristiche di questa minerale e che negli anni ha salvato migliaia di persone dalle intossicazioni da metalli pesanti. Basti pensare che subito dopo il disastro nucleare di Cernobyl nel 1986 tonnellate di questo minerale fu utilizzato per erigere una barriera e decontaminare i terreni. Stesso utilizzo a Fukushima, nel marzo 2011, per il disastro alla centrale nucleare avvenuto a seguito del terremoto e maremoto del Tōhoku, in Giappone. Il suo utilizzo si è oggi “allargato” nelle diverse branche della medicina: in Austria, il professor Wolfgang Toma dell’Ospedale di Villach, utilizza la zeolite in oncologia allo scopo di ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia tradizionale. Siamo solo all’inizio, hanno dichiarato esperti di medicina veterinaria che, grazie alla zeolite, cercano di combattere l’accumulo dei metalli pesanti negli animali da allevamento: che poi entrano nella catena alimentare dell’uomo. Il prodotto, anche se non è ancora molto diffuso, lo si può acquistare presso le farmacie (presidio medico chirurgico di classe II A) e deve avere il marchio CE del Ministero della Salute: diffidare dei prodotti non certificati. Inutile ripetere che tutto questo deve avvenire solo dietro un controllo medico e dopo un’attenta analisi ma … purtroppo tra pesticidi, fertilizzanti di sintesi, prodotti ittici al mercurio e l’aria che respiriamo di questo prodotto ne abbiamo bisogno.

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