Il processo Amalia Guglielminetti – Pitigrilli: una relazione tra letteratura e tribunali
Il processo tra Amalia Guglielminetti e Pitigrilli emerge come una delle vicende più emblematiche della cultura italiana del Novecento, dove una relazione sentimentale supera la dimensione privata e si trasforma in caso giudiziario, scandalo mediatico e strumento politico. La vicenda tra lo scrittore Dino Segre (alias Pitigrilli) e la poetessa Amalia Guglielminetti è uno degli esempi più rivelatori di questo intreccio fra eros, potere e parola scritta. Non è soltanto una storia di amore finito male, è una storia di carte manipolate, accuse costruite, arresti spettacolari e reputazioni compromesse ed è soprattutto un caso che mostra quanto la scrittura materiale epistolare grafica possa diventare un’arma.
Il processo Amalia Guglielminetti – Pitigrilli e l’incontro negli ambienti torinesi
Un incontro letterario prima che sentimentale
I due si conoscono nel 1914 negli ambienti intellettuali torinesi durante la Prima guerra mondiale, lei è già una figura riconosciuta della poesia italiana, legata anche negli anni precedenti a Guido Gozzano, lui è un brillante giovane irriverente destinato a diventare uno dei nomi più letti e più discussi della narrativa fra le due guerre. La relazione nasce su un terreno di complicità culturale prima ancora che affettiva. Pitigrilli frequenta Amalia, la osserva e la racconta scrivendone persino una biografia. Il loro è un rapporto strutturalmente asimmetrico, lei più esposta e più vulnerabile socialmente, lui già orientato verso un uso spregiudicato della visibilità e dello scandalo.

Il processo Amalia Guglielminetti – Pitigrilli: dalla rottura sentimentale allo scontro pubblico
Quando la relazione si incrina fra i primi e la metà degli anni Venti la separazione non resta privata, ma diventa presto una contesa personale che si sposta sul terreno pubblico. Già autrice di poesie e romanzi con sfumature erotiche Guglielminetti dovette affrontare un crescente ostracismo morale: la pubblicazione del suo romanzo La rivincita del maschio (1923) le procurò denunce, calunnie e querele, contribuendo a danneggiare la sua reputazione presso il pubblico e la critica. I contrasti professionali emersero anche sulla stampa: Amalia lanciò la rivista femminile Le Grazie per reagire a Le Grandi Firme di Segre, e lui replicò con beffa pubblicando l’annuncio che la sua ex amante «vende le sue Grazie a lire 2,50» (ironizzando sul prezzo di copertina).

Il processo Amalia Guglielminetti – Pitigrilli e la costruzione della trappola giudiziaria
Ed è qui che la vicenda assume una configurazione quasi da romanzo giudiziario quando, nella primavera del 1928, Piero Brandimarte, allora comandante della Prima Legione Sabauda, riceve una serie di denunce che accusano Dino Segre di attività sovversive e di antifascismo. Nel giro di poche settimane viene costruita una vera e propria trappola con la complicità di Amalia Guglielminetti e del giornalista Anselmo Jona, trappola fondata sulla manipolazione di lettere autentiche dello scrittore Segre che vengono parzialmente riscritte mediante aggiunte mirate e interpolazioni interne con frasi apertamente offensive nei confronti del regime fascista e di Benito Mussolini.
Nel gennaio del 1928 Brandimarte finge di aver scoperto personalmente il materiale compromettente, si reca nella redazione del giornale diretto da Pitigrilli, dispone una perquisizione clamorosa, lo schiaffeggia pubblicamente e ne ordina l’arresto con l’accusa di propaganda sovversiva basandosi proprio su quelle lettere formalmente attribuite alla sua mano e rese politicamente esplosive da un intervento di riscrittura selettiva che trasforma una corrispondenza privata in un’arma giudiziaria costruita ad arte.
Il contraccolpo è tuttavia rapido perché nel corso dell’istruttoria emerge la natura artificiosa delle accuse e viene dimostrato che i passaggi più compromettenti non appartengono alla redazione originaria delle lettere, con la conseguenza che l’impianto accusatorio crolla e l’operazione si rivela una montatura, tanto che Brandimarte e gli altri coinvolti vengono a loro volta imputati per calunnia mentre lo scandalo diventa un serio imbarazzo per il regime e porta alla rimozione di Brandimarte dai suoi incarichi politici.

Il processo: Amalia Guglielminetti – Pitigrilli e la scoperta della falsificazione
Nel corso delle indagini emerge con chiarezza che le lettere usate contro Dino Segre non corrispondono ai testi originari. Le parti incriminate non coincidono con la redazione autentica. Inoltre, i documenti risultano alterati attraverso inserimenti e riscritture mirate. Di conseguenza, i giudici scagionano Pitigrilli dalle accuse politiche.
Amalia Guglielminetti, invece, viene coinvolta direttamente nella vicenda giudiziaria per falso e calunnia e riceve una condanna. Successivamente, però, la Cassazione ridimensiona la sua posizione fino all’assoluzione nel 1931. È importante ricordare che nella documentazione processuale compare anche una sentenza significativa. In essa si riconosce che i comportamenti e le azioni di Pitigrilli contribuirono a generare nella Guglielminetti una condizione di disagio psicologico parziale, definita semi-infermità mentale. Questo elemento restituisce alla vicenda una complessità ulteriore. Inoltre, impedisce di ridurla a una semplice contrapposizione tra colpevole e innocente.
Il processo Amalia Guglielminetti – Pitigrilli nel racconto della stampa
I giornali dell’epoca fra cui La Stampa seguono la vicenda con grande attenzione e il pubblico che conosce Pitigrilli come un autore brillante, ironico e mondano finisce per costruire l’immagine di uno scrittore perseguitato dal regime, un’immagine suggestiva e spendibile sul piano mediatico ma destinata a rivelarsi ambigua negli anni successivi. Per Amalia Guglielminetti, spesso rappresentata come musa maledetta, le conseguenze sono invece molto più pesanti. Il processo, le voci e lo scandalo la trasformano nella percezione collettiva in una figura scomoda, moralmente esposta e facilmente etichettabile,
una donna che viene progressivamente letta più attraverso la lente del caso giudiziario e della relazione sentimentale che non per il valore autonomo della sua opera letteraria.

Lettere, falsi, scritture. Una questione grafologica che parla al presente
Per chi si occupa di scrittura come documento, il caso Segre–Guglielminetti appare straordinariamente moderno. Questo perché non ci troviamo di fronte a un falso integrale, ma a una manipolazione di testi autentici. È proprio questa zona intermedia, né vera né completamente falsa, a rappresentare ancora oggi una delle aree più complesse e delicate della perizia grafologica e documentale.
Monica Ferri (grafologa e perito grafico giudiziario)
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