Ansia … da prestazione

In questo excursus non sarà trattato lo stato di ansia patologico, di pertinenza psichiatrica, ma più semplicemente di quegli stati, o condizioni di apprensione, nervosismo e stress, molto comuni nella vita quotidiana, che si possono avere, per esempio, in campo scolastico nello svolgere un compito, “subire” un’interrogazione o presentarsi a un esame. In campo lavorativo è l’avere quello stato di apprensione nello svolgere una mansione che si ritiene “difficile” o sentirsi inadeguato o impreparato a quel tipo di lavoro. Nello sport e nello spettacolo è l’avere quella condizione transitoria di “paura” prima di affrontare una prova o una gara e … dulcis in fundo … tratteremo l’ansia da prestazione sessuale: quella condizione che si può avere prima o durante un rapporto intimo con il/la partner.

 

La sintomatologia di base è sempre la stessa; sintomi psicologici: agitazione, irritabilità, apprensione, senso di paura o preoccupazione, sempre cosciente, la sindrome ansiosa, si associa di norma a insonnia, alterazioni dell’appetito e a tutta una serie di manifestazioni fisiche caratteristiche: pallore, dilatazione pupillare, accelerazione del battito cardiaco, difficoltà respiratorie (respiro corto), aumento della sete, bisogno di muoversi in continuazione associato a tremore interno, gesti ripetitivi, a volte dolori al petto, nausea e vomito che, sommati tra di loro, creano quel mix che causa “il blocco”. Questa condizione non è da confondere con la paura vera, la fobia o l’angoscia perché in questo caso una motivazione, anche se esagerata, c’è.

 

Fisiologicamente quello che avviene è che il corpo si “prepara” ad affrontare una minaccia: aumenta il flusso sanguigno verso le masse muscolari, si riduce l’immissione sanguigna verso il gruppo splancnico (digestivo) e si abbassano le difese immunitarie, come prima reazione immediata, di difesa o sopravvivenza, c’è la fuga (o tentata fuga), ed è questo il primo pensiero che “passa” per la mente. Nei bambini l’ansia da prestazione è purtroppo, nella maggioranza dei casi, trasmessa dai genitori e dai parenti più prossimi e … dai nonni; a contatto costante con l’infante, questi li “caricano” di responsabilità per ottenere il massimo del risultato e non accettano che possa essere secondo; significa voler proiettare, su di lui, le proprie aspettative o vedere nel successo o nell’insuccesso dei figli (nipoti) i propri limiti. In campo sportivo la condizione di stato di ansia, prima di una competizione, ha invece una diversa valenza e risultante; se l’atleta è ben preparato e conscio delle proprie potenzialità, un moderato stato di ansia, porterà all’ottimizzazione della performance e non a caso oggi sempre più spesso, come figura, accanto all’allenatore e al preparatore tecnico troviamo, a supporto dello sportivo, lo psicologo con il compito di instradare l’atleta verso la migliore condizione psichica per poter affrontare una gara al meglio delle sue reali possibilità.

Un capitolo a parte merita invece l’ansia da prestazione sessuale, in questo caso non si verificheranno sintomi tipo vomito, dolori al petto, insonnia e nausea ma la motivazione psichica prevale sulla “preparazione” fisica. Colpisce, questa famigerata ansia, sia l’uomo sia la donna, entrambi i soggetti temono di deludere l’altro partner e di non essere “all’altezza della situazione”, rendendo l’esperienza sessuale per nulla serena, con conseguente calo del desiderio o difficoltà nel raggiungere l’apice del piacere sessuale. Il soggetto ha un ideale di perfezione che deve essere rispettato in relazione al giudizio del partner, in queste condizioni basta poco perdere la propria autostima e cadere nello stato di ansia. Il processo psico-fisico che porta all’erezione del pene parte dall’eccitazione mentale; a seguito delle stimolazioni sensoriali della vista, del tatto, dell’olfatto, dell’udito e … dell’immaginazione si iniziano a produrre ormoni che determinano il rilascio della muscolatura liscia con aumento, del flusso sanguigno, verso i corpi cavernosi del pene che, come spugne, trattengono il sangue fino al raggiungimento di un’erezione completa.

 

Non essendo quindi un fenomeno automatico l’eccitazione mentale gioca un ruolo fondamentale, lo stato di ansia genera agitazione e insicurezza e cercando di combatterla non si fa altro che peggiorare la situazione innescando un feed-back negativo che porta alla quasi assenza di flusso verso le arterie del pene. Nel caso delle donne il fenomeno è diverso e soprattutto lo si può quasi considerare asintomatico (agli occhi dell’ uomo); da una ricerca presentata in occasione del congresso congiunto di SIC (Società Italiana della Contraccezione) e FISS (Federazione di Sessuologia Scientifica), un quinto delle donne sarebbe vittima dell’ansia da prestazione. Il meccanismo “innescante”, che sta alla base dell’ansia da prestazione femminile, è molto simile a quello maschile; nel sesso femminile, anche se produce notevole disagio, non impedisce alla donna di portare a termine il rapporto sessuale ma la scarsa lubrificazione che determina secchezza vaginale e il dolore durante i rapporti, con susseguente riduzione della libido, porterà inevitabilmente al non raggiungimento dell’orgasmo, insicurezza relativa alla propria attrattiva e la paura di non essere all’altezza del partner che fanno vivere, alla donna, un’esperienza comunque sgradevole. Alla lunga tutte quelle donne che soffrono di questo tipo di ansia si chiudono e cercano, al limite, di vivere il sesso oltre l’orgasmo.

 

Senza ricorrere a farmaci ansiolitici (benzodiazepine: vedi … valium) ma utilizzando la radice della valeriana o la “classica” camomilla si ottengono già i primi rimedi. La caffeina certo non aiuta mentre un po’ di esercizio fisico allevia lo stato di stress. Sicuramente un bagno caldo, l’ascolto della musica preferita, una nuotata o una passeggiata nella natura possono portare a miglioramenti sullo stato di tensione. Una dieta “leggera” e le giuste ore di sonno migliorano la condizione generale dell’individuo. L’alcol è da bandire, usato spesso come alleviamento dello stato di ansia e di paura è invece il più potente depressivo. L’arma in più che abbiamo, contro lo stato di ansia, è la consapevolezza dei “punti deboli” che permetteranno invece l’ottimizzazione della prestazione (di qualsiasi natura essa sia) e non faranno andare il sistema …“fuori giri”. Da un’indagine svolta, a carattere nazionale, circa il 50% degli intervistati, non è soddisfatto di come si svolge la propria sfera sessuale con il/la partner; siccome parliamo di giudizi, in parte, filtrati da pregiudizi, gli statistici, molto più, pragmatici, dicono che questo valore è molto al di sotto della percentuale reale.

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