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APOLITICA

Arcadio Damiani   

E’ evidente a tutti il caos politico che stiamo vivendo in quanto non si capisce più la rotta di navigazione essendo starata la bussola che non permette alcun orientamento N-S o E-O di vecchia statura novecentesca ma nemmeno in alto o in basso. In realtà si sta cercando affannosamente di usare il vecchio cliché-linguaggio adattandolo alle nuove esigenze con l’ovvio risultato del totale fallimento. Perché si vuole cambiare il vecchio sistema politico a base parlamentare con un nuovo sistema basato su piattaforma digitale. Ma che sia analogico o digitale il sistema il linguaggio usato è sempre lo stesso. Rilascio di prebende a scopo elettorale, corruttela intonsa ai massimi sistemi, demonizzazione dell’avversario a prescindere, palanche di promesse aprioristicamente insolvibili, immutabilità dei sistemi di controllo dal tribunale dei ministri alla magistratura. E come ovvio tutti quelli che sono stati furbescamente promotori di mancate riforme o di riforme elettorali ad usum delphini oggi pagano il fio rimendo vittime dei loro stessi cataboliti. La magistratura  “usata” a fini politici, senza parlare di complottismo ma solo evidenziando le partecipazione alle schedature politiche dei magistrati che dovrebbero essere eticamente “super partes”, e che potrebbero un giorno essere di tutt’altro avviso. Inutile demonizzarla perché le regole le fanno gli uomini e non un dio trascendente e sappiamo quanto l’uomo sia oltre che creativo anche imprevedibile e la cui verità è vera fino a prova contraria. Di quella “assoluta” ce n’è una sola! Ed è veramente penoso assistere a questo calembour  comportamentale delle nostre aggregazioni politiche ed istituzionali. Processi che si si minacciano in mancanza di reato, difesa ad oltranza di comportamenti sotto indagine, come se la piazza debba condizionare il bilancino togato. Governi che ostentano a produrre leggi che si discostino ed aggiornino il sistema quo ante e che continuano la navigazione “a vista”, l’assoluta remissione dei peccati non passando però da un  confessionale, le opposizioni che mai e poi mai fanno ammissioni di colpa che potrebbero ridurre la loro pena. Tutti detentori di verità e quando in un pollaio vi sono tanti galli difficile sapere quando sorgerà il mattino. Come si fa a non capire che è l’intera architettura del nostro sistema pseudodemocratico che andrebbe rinnovata? Chi fa politica secondo l’andazzo vigente non può che macchiarsi la fedina penale con l’abuso di potere,  la concussione o  la franca corruzione quando va bene. Come dice Pier Camillo Davigo un politico innocente è solo un soggetto del quale non si sono raccolte prove di colpevolezza. E nonostante non  sia un giustizialista sfegatato bensì un cultore delle attenuanti mi trova sostanzialmente d’accordo. Tutti si rammaricano degli arresti domiciliari dei genitori del senatore Renzi ma nessuno si è rammaricato dell’avviso di garanzia per riciclaggio a Silvio Berlusconi a ciel sereno durante il G8 in Irlanda nel 2013. Ma il casino è così vasto che la decisione di incriminare un Ministro è demandata al popolo che senza aver letto gli atti d’inchiesta si esprimono selvaggiamente come hanno fatto col “dagli all’untore” o nello scegliere Barabba al posto di Gesù col pilatesco lavaggio delle mani oggi rivisitato e fatto proprio dai pentastellati che non sanno che pesci prendere anche perché Gesù non ha proprio voglia di riempire le loro reti nel lago Rousseau. I tecnici  competenti hanno fatto danni ma gli attuali incompetenti non sono da meno con questa democratica piattaforma digitale ben remunerata, molto criticabile dal punto di vista funzionale, e soprattutto non soggetta a controllo terzo ed in mano ad un solo unico sovrano: il deus ex machina Davide Casaleggio che vorrebbe abolire il Parlamento e ridurre il quorum referendario al 25%. Alla faccia della democrazia! Ne usciremo? Sì solo immersi nella speranza che Dio torni in terra!!

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