Gli auguri di Natale e la nascita delle cartoline illustrate
Nel XIX secolo e nei primi decenni del Novecento gli auguri di Natale e di Capodanno viaggiavano su cartoline illustrate affidate alla posta, piccoli oggetti capaci di unire immagine, parola e gesti affettivi. L’origine di questa tradizione risale all’Inghilterra del 1843, quando Sir Henry Cole, funzionario pubblico e promotore culturale, commissionò a John Callcott Horsley la prima cartolina natalizia commercializzata. Ne fece stampare mille copie a Londra, un’idea sorprendentemente moderna, pensata per diffondere gli auguri in modo semplice e replicabile; da quel momento il Natale cominciò anche a scriversi e a viaggiare su cartoncino, inaugurando una consuetudine destinata a diffondersi rapidamente e a diventare parte integrante dell’immaginario festivo europeo.
L’arrivo delle cartoline in Italia e gli auguri di Natale
In Italia la cartolina illustrata fa il suo ingresso ufficiale nel 1896, per iniziativa del Ministero delle Poste. Nella prima tipologia il recto accoglieva insieme immagine e testo manoscritto, mentre il verso era riservato esclusivamente all’indirizzo e all’affrancatura. Le prime cartoline illustrate di carattere ufficiale vennero emesse in occasione delle nozze di Vittorio Emanuele III con Elena di Montenegro; impreziosite dagli stemmi italo-montenegrini, segnarono l’avvio di una nuova stagione comunicativa e, al tempo stesso, l’inizio del collezionismo di cartoline commemorative, a metà strada tra documento postale e oggetto simbolico.

Immagini, stile e società nei biglietti di Auguri per Natale
Nei decenni successivi le cartoline di auguri fiorirono in vari stili: la scritta Buon Natale compariva spessissimo in caratteri elaborati e calligrafici, adatti a rievocare un’atmosfera festosa. Le illustrazioni spaziavano da soggetti religiosi e paesaggi invernali a immagini giocose (bambini, angioletti, coppie romantiche). Nel corso del Novecento – fino agli anni ’40 – queste cartoline collezionabili documentano i cambiamenti della moda e del costume, ma anche affetti familiari e legami sociali attraverso lo stile del saluto scritto.
Gli auguri di Natale dal fronte occidentale (1916)
La cartolina natalizia del 1916 fu inviata da un soldato britannico impegnato sul fronte occidentale della Prima guerra mondiale. L’illustrazione mostra un militare seduto accanto al camino mentre legge una lettera, una scena attraversata dalla distanza e dalla memoria del conflitto. Sullo striscione rosso compaiono i nomi di battaglie emblematiche – Ypres, The Somme – che riconducono l’immagine alla realtà della guerra. Il soldato appare assorto, serio, composto. Non è presente una scrittura manoscritta: la dicitura Xmas Greetings – 7th Division – 1916 è parte dell’apparato illustrativo. Tuttavia, il lettering regolare e privo di ornamenti concorre a creare un clima espressivo improntato a ordine, disciplina e fermezza. La cartolina restituisce l’immagine di un mittente interiormente controllato, per il quale anche l’augurio natalizio resta sobrio e misurato, affidato più al segno che alle parole.
Grafologia e scrittura personale nelle cartoline degli auguri
Il verso della cartolina, spedita da Bath (Inghilterra) nel 1916 alla nipote Miss Jessie Osborne, reca la scritta A Merry Xmas and a Happy New Year – from Uncle Len. L’autore è un ufficiale neozelandese di stanza in Inghilterra. La grafia è corsiva, chiara e dinamica, con lettere inclinate verso destra e ben legate tra loro. Secondo la grafologia tradizionale, tali caratteristiche rimandano a un temperamento aperto, caloroso e comunicativo. La pressione mediamente marcata, con tratti piuttosto spessi, suggerisce determinazione ed energia. Nel complesso, il testo equilibrato e ordinato restituisce l’immagine di una persona affettuosa e responsabile, desiderosa di trasmettere vicinanza e fiducia alla nipote lontana.
Natale e Capodanno: due tempi, due scritture negli auguri
Se i biglietti natalizi dei primi del Novecento insistono su immagini di raccoglimento, infanzia e calore domestico, quelli di Capodanno mostrano spesso un’altra tensione: il movimento in avanti. Calendari, clessidre, orologi, cifre dell’anno nuovo diventano elementi grafici ricorrenti. A differenza del Natale, che privilegia una scrittura più raccolta e talvolta decorativa, il Capodanno sembra richiedere un gesto grafico più libero, meno vincolato alla tradizione iconografica religiosa e più vicino al desiderio personale. Anche quando il testo è stampato o calligrafico, la scelta del carattere rivela un’intenzione: lettere più slanciate, numeri evidenziati, talvolta dorati o colorati, come a sottolineare il passaggio simbolico da un tempo concluso a uno ancora da scrivere.
In questi biglietti d’epoca la scrittura (manuale o scelta tipograficamente) non è mai neutra, ma diventa gesto simbolico, forma visibile dell’augurio. Pur senza valore scientifico predittivo, la lettura grafologica consente di osservare come una comunità immaginasse affetti, speranze e futuro attraverso il segno scritto.
Dal passato all’era digitale: Gli auguri di Natale e Capodanno
Oggi gli auguri viaggiano veloci e smaterializzati. Le cartoline di Natale e Capodanno del passato, invece, conservano il tempo della mano. Un tempo lento e intenzionale, in cui augurare significava davvero scrivere qualcosa di sé. E forse non è un caso che proprio al cambio d’anno si sentisse il bisogno di lasciare sul foglio un segno più ampio. Come se il futuro, prima ancora di essere vissuto, dovesse essere tracciato.
* Tutti i biglietti illustrati sono di dominio pubblico e conservano elementi tipici del periodo storico indicato.
Monica Ferri
grafologa e perito grafico giudiziario
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