L’aumento vini da tavola Abruzzo entra nel dibattito istituzionale con una posizione chiara e condivisa. In occasione della seduta del Tavolo Verde allargato, l’Associazione Città del Vino Abruzzo ha espresso parere favorevole alla reintroduzione della deroga sulle rese produttive dei vini generici.
La proposta consentirebbe, già dalla prossima vendemmia, di portare la produzione massima da 300 a 400 quintali per ettaro di uva destinata ai vini da tavola e varietali.
Il parere di Città del Vino Abruzzo al Tavolo Verde
Durante l’incontro promosso dall’Assessorato regionale all’Agricoltura, il sindaco di Rocca San Giovanni Fabio Caravaggio e il presidente nazionale Angelo Radica hanno rappresentato Città del Vino Abruzzo.
Entrambi hanno ribadito l’importanza della deroga, già prevista dalla normativa, che può essere concessa nei territori in cui almeno il 25% dei viticoltori, nell’ultimo anno, ha superato la soglia dei 300 quintali per ettaro.
Aumento vini da tavola Abruzzo e tutela del mercato
Secondo Città del Vino, l’aumento a 400 quintali per ettaro rappresenta uno strumento strategico. Infatti, consentirebbe alla filiera vitivinicola regionale di mantenere una posizione di leadership nazionale nel segmento dei vini generici.
Inoltre, la misura aiuterebbe a scongiurare l’apertura del mercato ai vini da tavola provenienti dall’estero. In Abruzzo, la produzione di vini generici costituisce una quota significativa del volume complessivo di ogni vendemmia.
Dati di mercato e ruolo dei vini generici
I dati di giacenza confermano che il mercato è in crescita. La filiera vitivinicola regionale vende interamente i vini abruzzesi, con risultati positivi per tutti gli operatori.
Anche a livello nazionale, i vini generici rappresentano una fetta importante del comparto. Per questo motivo, il settore interpreta il provvedimento come una risposta concreta alle dinamiche reali del mercato.
Nessuna modifica per DOC e IGT
Città del Vino chiarisce un punto fondamentale. L’eventuale deroga non modificherebbe in alcun modo le rese previste per i viticoltori che producono uve destinate a vini a Denominazione di Origine o a Indicazione Geografica.
Le rese per DOC e IGT resterebbero quelle stabilite nei rispettivi disciplinari di produzione. Di conseguenza, la qualità e l’identità delle produzioni certificate non verrebbero intaccate.
La Redazione de La Dolce Vita
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