Ballare in modo incontrollabile: Un fenomeno inspiegabile che colpì Strasburgo
Nel luglio del 1518, a Strasburgo, in Alsazia, una donna di nome Frau Troffea iniziò a ballare in modo incontrollabile. Non riusciva a fermarsi, nonostante i piedi sanguinanti e la stanchezza. Nei giorni seguenti, altre trenta persone la seguirono. In meno di un mese, oltre quattrocento cittadini si unirono a quella danza frenetica che provocò infarti, ictus e morte. Questo episodio, passato alla storia come piaga del ballo, resta uno dei misteri più oscuri del Rinascimento europeo.
La danza che sconvolse la città
Le cronache raccontano che la città reagì nel panico. Le autorità trasferirono i ballerini al santuario di San Vito, dove si credeva potessero guarire. Artisti come Pieter Brueghel il Giovane immortalarono l’evento, rafforzandone la fama leggendaria. Tuttavia, nonostante le testimonianze dettagliate, nessuno seppe spiegare perché centinaia di persone ballarono fino allo sfinimento.
Tra superstizione e scienza: le ipotesi delle cause
All’epoca, il fenomeno fu attribuito a maledizioni divine o a possessioni demoniache. Nel Novecento, alcuni studiosi ipotizzarono un avvelenamento da ergot, un fungo psicotropo presente nella segale. Tuttavia, mancarono prove decisive. Negli anni ’80, gli storici della medicina proposero una nuova teoria: l’isteria di massa. Secondo questa ipotesi, la popolazione, provata da carestie, inondazioni e malattie, reagì con un rituale collettivo di sfogo e dolore.
Un riflesso del disagio umano e sociale: Ballare in modo incontrollabile
Le studiose Kathryn Dickason e Lynneth Miller Renberg concordano nel ritenere la piaga del ballo un fenomeno culturale complesso. Le donne, spesso contadine, furono le principali protagoniste di questa “danza della disperazione”. In un’epoca segnata da fame, rivolte e persecuzioni, il corpo divenne strumento di liberazione. Oggi, guardando alla piaga del ballo, comprendiamo che non fu solo un mistero medico, ma anche un grido di dolore collettivo, intrappolato tra fede e paura.
tratto da: National Geographic