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Bentornato Campione

Questa è una storia di vita e di sport, di coraggio e determinazione, di un uomo che ha saputo reagire ad un incidente invalidante ma che ha trovato la forza di tornare a fare quello che sa fare meglio: il pilota di Formula 1.
Lo sport è pieno di uomini del genere che sono da esempio per tutti, basti pensare ad Alex Zanardi e a Nicola Dutto, ma oggi parliamo di Robert Kubica.

Polacco di Cracovia classe 1984, piede pesante, campione di kart che si è permesso di tenere dietro di sé nomi come Lewis Hamilton e Paul Di Resta, si trasferisce in Italia dove corre in Formula Renault, nel 2003 passa alla F3 Euro Series che conclude male causa di un incidente stradale dove rischia l’amputazione di un braccio. Prima avvisaglia. Nel 2005 vince la Formula Renault e nel 2006 entra nella squadra BMW Sauber, inizialmente come terzo pilota, poi titolare in sostituzione dei Jaques Villeneuve.

Ottiene un brillante terzo posto a Monza e viene riconfermato come titolare fino al 2009, quando passa in Renault. Siccome Robert non riesce stare lontano dal volante, durante la pausa della F1 partecipa ai rally dove regala sempre spettacolo con la sua guida irruente e aggressiva. Ma nel 2011 il rally di Andora, Comune di Testico (SV), gli è fatale: picchia contro un guard rail che entra come una lama nell’abitacolo, gli trancia mano braccia e spalla, oltre a provocargli la frattura di un gamba e gravi lesioni interne. Era in procinto di passare alla Ferrari e si ritrova in ospedale con il corpo martoriato.

Gli salvano la vita ma l’arto è compromesso. Da qui inizia la lunga storia di resurrezione, fatta di anni di sofferenze, operazioni chirurgiche, terapie, allenamenti, ma la sua determinazione lo riporta a correre prima nei rally e dal 2019 in F1 con la Williams.
Al centro di questi avvenimenti rimane l’Uomo Kubica, il suo carattere, la sua forza. Un talento naturale, una guida velocissima, aggressiva, una bestia da gara, sempre al limite meccanico e fisico, una gioia vederlo in pista. Un carattere aperto, scanzonato, sincero e comunicativo come pochi.

La F1 è piena di piloti-robot ma Robert con la sua schiettezza e la sua ironia spiazzante ci regala il lato umano delle cose. Un ragazzo gentile, generoso e dall’animo nobile, testardo, determinato, che con la sua enorme forza di volontà è riuscito a tornare in F1 dopo un calvario che gli ha lasciato segni indelebili nel corpo.

È triste sentire le dichiarazioni di alcuni piloti che criticano il suo ritorno, non hanno capito che per tutti noi Kubica è un esempio da seguire, la dimostrazione che le difficoltà si possono superare, che i sogni non sono proibiti.
Ci restituisce la speranza e la certezza che l’animo è più forte delle avversità, un grande insegnamento di vita. Lo sport e la nostra esistenza hanno bisogno di uomini coraggiosi che dimostrino di come ci si possa rialzare dalle cadute, dai momenti bui, dai disastri.

“Scopri che il tuo cervello è uno strumento potente, qualcosa che è così potente che a volte sei sorpreso dai risultati, quanto velocemente si adatta alle situazioni e quanto velocemente impari”, ha detto in un’intervista. Bentornato campione. Campione di vita.

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