«La solidarietà è il sentimento che meglio esprime il rispetto della dignità umana.» – Ernesto “Che” Guevara
Caracas chiama Europa: nuove geografie della solidarietà
Caracas chiama Europa la solidarietà emerge con forza nelle mobilitazioni internazionaliste che nelle ultime settimane hanno attraversato l’Italia e rivelano un dato politico significativo: la solidarietà attiva verso i processi rivoluzionari dell’America Latina non è un retaggio del passato, né un fenomeno marginale. Continua invece a radicarsi in reti militanti, organizzazioni politiche e sindacali, collettivi giovanili e spazi sociali capaci di intrecciare analisi teorica, intervento politico e presenza nelle piazze. Le iniziative promosse in occasione delle Giornate internazionali del 6 e del 10 dicembre confermano che la questione venezuelana resta centrale nel confronto geopolitico e ideologico tra blocchi in competizione.
Un nuovo ciclo di mobilitazioni
A Firenze, Pisa, Roma, Napoli, Milano, Bologna e in molte altre città, cortei e presìdi hanno denunciato l’intensificarsi delle pressioni statunitensi ed europee sul Venezuela: dalle sanzioni economiche al blocco dei voli, fino alle campagne mediatiche internazionali che da anni accompagnano i tentativi di destabilizzazione del Paese. Il contributo più riconoscibile è venuto dall’area internazionalista che fa riferimento alla Rete dei Comunisti, realtà che sostiene da lungo tempo le esperienze bolivariane e cubane, elaborando una lettura politico-economica coerente con la tradizione marxista latinoamericana e con le riflessioni di studiosi come Luciano Vasapollo.
Non si tratta di un ritorno episodico alle battaglie del passato, né di una reazione emotiva alle pressioni più recenti. È il frutto di un lavoro continuativo fatto di produzione teorica, iniziative pubbliche, campagne comunicative e partecipazione ai conflitti sociali. Al centro c’è un’idea chiara: l’internazionalismo non è un gesto simbolico, ma una dimensione strategica dell’attuale conflitto di classe.
Le nuove generazioni e il mosaico delle lotte: Caracas chiama Europa per solidarietà
Un elemento fondamentale di questo ciclo è la forte presenza delle nuove generazioni. Cambiare Rotta, OSA e altri collettivi giovanili hanno portato nelle piazze un linguaggio immediato, una comunicazione aggiornata e una connessione naturale tra internazionalismo, lotta alla precarietà, critica dell’austerità e opposizione alla guerra. Le immagini di questi mesi parlano da sole: bandiere venezuelane e cubane accanto a quelle palestinesi, in un mosaico di lotte che si riconoscono come parte di uno stesso fronte antimperialista.
Questa partecipazione non è scontata in un’Europa in cui il racconto dominante riduce il Venezuela a una crisi permanente. Per molti giovani militanti italiani, la Repubblica Bolivariana rimane un laboratorio politico che, pur segnato da difficoltà enormi, ha aperto spazi inediti di partecipazione popolare, riduzione delle disuguaglianze e affermazione della sovranità nazionale.
Solidarietà nel sindacato e nella geopolitica
Accanto ai movimenti politici, l’USB ha avuto un ruolo decisivo. Il sindacato ha sviluppato una lettura strutturata dell’“economia di guerra”, individuando nella militarizzazione e nel riarmo la risposta del capitalismo occidentale alla propria crisi. L’aumento della spesa militare in Europa e la pressione sui Paesi del Sud globale, dal Venezuela a Cuba, sono interpretati come parti di un unico processo. L’azione sindacale, oggi, non può prescindere da un’analisi complessiva dei rapporti di forza internazionali.
In questo quadro, le mobilitazioni del 6 e del 10 dicembre non rappresentano episodi isolati. Sono tappe di una campagna permanente contro la guerra. Quindi rifiutano le sanzioni e la subordinazione dell’Unione Europea alla strategia statunitense.
Caracas chiama Europa: solidarietà nel nuovo ordine multipolare
Una parte decisiva del dibattito riguarda il ruolo dei BRICS. Pur non attribuendo loro un significato intrinsecamente socialista, l’area internazionalista italiana legge l’espansione del blocco come il segno della crisi del modello unipolare a guida USA. L’ingresso di nuovi Paesi, la creazione di strumenti finanziari alternativi al dollaro e il rafforzamento della cooperazione tra Stati del Sud globale spingono Washington a esercitare una pressione crescente su Caracas e sull’intera regione latinoamericana.
Il Venezuela diventa così un punto di osservazione privilegiato di una frattura globale che attraversa Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina. Difendere la sua sovranità significa difendere ogni percorso di emancipazione. Quello che, inoltre, tenta di sottrarsi alle ingerenze economiche e militari degli imperialismi occidentali.
Caracas chiama Europa: tra memoria e territorio
Le iniziative promosse davanti al consolato venezuelano di Napoli, ripetute con regolarità, testimoniano la volontà di mantenere una presenza costante sul territorio. Non sono appuntamenti eccezionali. Sono momenti di confronto tra militanti, studenti, sindacalisti e comunità latinoamericane. Quelle che legano le trasformazioni globali alle contraddizioni locali. È un tratto distintivo dell’internazionalismo italiano: unire denuncia politica, costruzione culturale e solidarietà concreta.
Questa continuità richiama l’esperienza storica del “Forum sul Venezuela”, spazio di analisi e mobilitazione capace di anticipare molte dinamiche oggi evidenti. In tempi in cui la velocità degli eventi rischia di oscurare la capacità di leggere il presente, la memoria delle lotte passate diventa una risorsa politica fondamentale.
Il significato del 10 dicembre
La Giornata nazionale del 10 dicembre, convocata dall’area internazionalista, risponde direttamente all’appello lanciato da Caracas. È un’occasione per ribadire che le sanzioni e le pressioni diplomatiche non sono questioni lontane. Esprimono una politica globale che incide sulla vita delle popolazioni europee e sulle possibilità d’azione dei movimenti sociali.
In un mondo segnato da guerre, diseguaglianze, crisi energetiche e trasformazioni tecnologiche profonde, nessun popolo può affrontare il proprio destino in solitudine. Le lotte sono interconnesse e così lo sono le responsabilità dei governi, che influenzano equilibri globali e decisioni politiche cruciali ovunque oggi. Comprendere il Venezuela significa comprendere la transizione verso un mondo multipolare e riconoscere le fratture tra Nord e Sud globale contemporaneo attuale. Inoltre, tale analisi aiuta a leggere il ruolo dell’Europa in questa fase complessa, definendo connessioni geopolitiche essenziali per comprendere scenari emergenti futuri.
Conclusioni: una visione che va oltre la cronaca
Le mobilitazioni italiane non sono solo un gesto di solidarietà verso il Venezuela di Maduro: incarnano una visione del mondo che mette in discussione l’ordine unipolare, rifiuta le politiche di guerra e di sanzioni e si schiera contro le disuguaglianze globali. L’internazionalismo torna a essere un linguaggio comune tra studenti, lavoratori, migranti e movimenti popolari.
Se Caracas chiama, una parte dell’Italia risponde. E la risposta non è simbolica. È la conferma che esiste ancora uno spazio politico capace di guardare oltre i confini. Inoltre di leggere la storia da una prospettiva popolare e riconoscere nella solidarietà attiva uno strumento concreto di trasformazione.