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Chiara Di Iulio: «La pallavolo mi ha dato tutto»

La campionessa di volley Chiara Di Iulio si racconta

Una carriera vissuta tutta a grandi livelli. Chiara Di Iulio si racconta. Cambiando tante maglie e collezionando una lunga scia di trofei. Chiara Di Iulio riavvolge il nastro. Il suo è un viaggio partito dalla Marsica. Per la precisione da San Benedetto dei Marsi, suo paese natale. Poi un lungo giro per l’Italia e anche all’estero per la pallavolista. Alla Sirio Perugia in A1 dalla stagione 2003-2004 arriva la consacrazione, con la vittoria di campionato, Coppa Cev, Coppa Italia, Supercoppa Italiana, Coppa di Lega e Champions League. Negli anni successivi un’altra Supercoppa Italiana vinta a Bergamo. Nel 2013-2014 anche un’esperienza all’estero, in Superliqua Azera con l’Azeryol. Poi il ritorno in Italia, nel River Piacenza con un’altra Supercoppa Italiana vinta. Per poi approdare in Turchia, negli ultimi anni della sua carriera. La Di Iulio ha avuto anche l’onore di vestire la maglia azzurra della nazionale, con un bronzo e un oro in due diverse edizioni dei Giochi del Mediterraneo. Nel 2020 il ritiro dall’attività agonistica. Oggi la campionessa marsicana vive a Grottammare. E nella cittadina marchigiana ha fondato l’Asd Chiara Di Iulio Volley Academy. L’intento è quello di insegnare le basi del volley ai più piccoli. Attraverso il suo esempio e la sua dedizione. Che insieme al suo talento l’ha portata ai vertici della pallavolo.

Una carriera ricca di successi

«Una bella carriera lunga. Oggi la vedo a posteriori, da quando ho abbassato le ginocchiere. Ieri rivedevo un video con mia figlia, ripensarla è emozionante. Ripenso a tutto quello che la pallavolo mi ha insegnato. Sono entrata da piccina e ne sono uscita da madre. Ci sono aspetti che spesso non si fanno trapelare e a cui secondo me bisogna dare un accento maggiore per poter offrire alle generazioni più giovani una visione a 360°. Bisogna dare una visone di tutto quello che c’è dietro. Dalla disciplina a tutto quello che la pallavolo mi ha insegnato. È uno stile di vita. Con la consapevolezza che si può e si deve fare sempre meglio».

Hai Cambiato tante squadre nel corso della tua carriera. Qual è stata l’esperienza più bella?

«Non è una risposta diplomatica la mia, ma ci sono state annate più difficili e annate più gioiose. E non sempre questo va a coincidere con le vittorie. Tutte quante hanno segnato e hanno riempito una parte della mia persone e del mio essere giocatrice. Ti rendi conto che tutto insegna e che non smetti mai di imparare. A me piaceva tanto legare con i tifosi e con la città». 

I successi maggiori con la Sirio Perugia…

«A Perugia ho fatto tre anni. quelle annate Perugia è stata casa mia. È stata cruciale per la mia vita, è stata un’esperienza piena di emozioni. Si sono alternate grandi giocatrici, Perugia è stata un’esperienza fantastica. C’è stato uno scudetto, una Coppa Italia, oltre alla Champions League a Cannes. E c’è stata anche la Champions mancata a Tenerife»

L’onore di vestire la maglia della Nazionale…

«Tanto. Una piccola grande cosa. A me viene la pelle d’oca se ci ripenso, adesso che ho smesso di giocare. Anche perché ci si arriva con tanti sacrifici, facendo tutti gli step. Per me questo ha un grande peso, sono valori che la società non si deve far mancare. È stato il primo sorriso grandissimo, per tutto quello che ho seminato durante tutti gli anni. Lì sei concentrato sul tuo presente, fa parte della gestione del merito. Perché a me non ha mai regalato niente nessuno. Quello è stato un primo traguardo, perché rappresenti la nazione. Per me ha avuto un grande valore la maglietta. Anche più prezioso di prima per chi fa questo sport. E dobbiamo anche proteggerla questa maglietta».

In Azzurro hai ottenuto Due medaglie ai Giochi del Mediterraneo…

«Sì, lì ti ritrovi immersa nello sport. È stato emozionante perché vedi che la squadra si allarga alla nazione. Nel villaggio c’era Rosolino, c’erano tante ginnaste. È stato meraviglioso tutto il nostro iter. È stata un’esperienza fantastica come anche i mondiali in Giappone. Anche se hai poco riposo perché si gioca di continuo».

Da cosa è nata la tua passione per la pallavolo e quali sono stati i tuoi inizi?

«La passione per la pallavolo nasce da sempre. Ho sempre giocato davanti al muro di casa con il Super Santos. Anche con gli amici quando mi ritrovavo nel periodo estivo. È una cosa che mi è sempre piaciuta. Nel mio piccolo paese si intravedeva la strada, le ragazze giocavano a pallavolo e i ragazzi a calcio. È successo così anche a mia madre e mio padre. La mia prima società è stata proprio quella di San Benedetto dei Marsi, la Marruviana Volley. Io mi sono sempre soffermata sul presente, poi veniva il dopo. Per me allenarmi non era un sacrificio, era la gioia. Si può conciliare tutto con grade sacrificio. Lo sport ti insegna a capire delle cose e ad essere efficace. Nello studio, così come nelle organizzazioni delle uscite».

Sei partita da San Benedetto dei Marsi. Hai fatto tanti sacrifici, ma alla fine sei riuscita a diventare una campionessa di livello internazionale. Cosa ti senti di dire a quelle ragazze che attraverso la pallavolo sognano di raggiungere i tuoi stessi traguardi?

«Di impegnarsi fortemente sul presente per poter apprezzare il futuro.Tante volte il sogno è più grande dell’immaginazione e delle possibilità. Questo spesso ti blocca. Il presente ti permette di dare il peso giusto a quello che stai facendo. Bisognerebbe avere una visione super aperta. L’impegno è da estendersi anche allo studio. Questo vuol dire, fare bene nella pallavolo e come persona. E a livello di responsabilità. Perché non si può essere proiettati solo su una cosa. L’impegno passa anche dalle famiglie. Non ci devono essere né allenatori, né tifosi. Bisogna fare i genitori e restare ognuno nei propri ruoli».

Hai fondato a Grottammare la tua Asd Volley Academy. Di cosa si tratta nello specifico?

«Si tratta di voler trasmettere ai bambini quello che è il gioco della pallavolo. Affiancato da studi e da contenuti tecnici. Io dico sempre che un atleta non smette mai di giocare. E io gioco con loro. I bambini ti ispirano e ti insegnano tanto. Mi piace in questo progetto far capire come si arriva ad alti livelli. In questo c’è la volontà di curare gli aspetti base legati alla coordinazione e alle attività motorie. E insegnargli a giocare e a divertirsi. Inoltre sto attivando anche una serie di progetti che riguardano la cura di sé stessi, il riposo e l’alimentazione. Da mamma mi rendo conto di quanto sia importante far socializzare e rendere i bambini solidali. Bisogna andare oltre l’arrivare e il vincere. E andare oltre l’aspetto dell’agonismo. Quell’agonismo che ha fatto pur sempre parte della mia vita. Bisogna arrivare ma divertendosi. Questo si affianca ad aggiornamenti e ad altri studi. Tante cose che ho vissuto, studiato e che metto al servizio. Il nostro è un piccolo sogno di una bella realtà, che spero possa possa fare tanto».

Per l’immediato futuro quali sono i tuoi progetti?

«Innanzitutto c’è un appuntamento su un progetto che sto portando avanti con altri collaboratori a Grottammare. Un progetto declinato sull’alimentazione. Un progetto su cui la mia academy crede tantissimo. Per fare in modo che il bambino abbia una sua educazione alimentare. Ci sarà a breve un secondo incontro. Ciò che noi mangiamo ci aiuta a giocare e a stare meglio. Ci sono tanti miti da sfatare, c’è la ricerca delle materie prime e cerchiamo di dare tanta attenzione per la qualità di quello che mangiamo. Per 23 anni il mio corpo è stata la mia impresa. Quindi gli ho dovuto dare il giusto carburante. Altro aspetto fondamentale è anche il riposo. Questo progetto si ripropone il 21 giugno. Ed è un evento aperto a tutti».

Daniele Rossi