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Chiare fresche et dolci acque

L’uomo è composto da circa il 60% di acqua e nel bambino l’acqua rappresenta il 70-80% del suo peso corporeo, quindi un adeguato apporto idrominerale è indispensabile per coprire i fabbisogni e soddisfare le esigenze di crescita e sviluppo. L’acqua è ricca di microelementi essenziali per la crescita: come calcio, magnesio e fluoro; elementi fondamentali per lo sviluppo della struttura ossea e dei denti. Proprio per queste sue proprietà chimico-fisiche l’acqua è indicata per i neonati e i bambini sia per diluire il latte nel biberon sia per dissetare il bimbo ed è consigliata nelle pappe durante lo svezzamento, proprio per integrare l’apporto di calcio. E’ essenziale  bere almeno un 1 litro di acqua al giorno e la richiesta  aumenta in presenza di clima caldo o umido e di fatica anche fino ai 5-8 litri al giorno. L’acqua è sinonimo di vita; si può resistere senza mangiare anche fino a 40 giorni ma senza acqua solamente un paio di giorni e in condizioni di riposo. Per le differenze tra i sessi  la donna avendo una maggiore percentuale di tessuto adiposo (povero di acqua) presenta in percentuale  una minore quantità di acqua e  quindi necessita maggiormente di bere. Bisogna reintegrare le quantità di acqua che “perdiamo” con la traspirazione, la sudorazione, con le urine e con le feci, bevendo con regolarità durante l’arco di tutta la giornata.

Ma che acqua beviamo? L’Istat ha fornito, in occasione della giornata mondiale dell’acqua istituita dall’Onu, celebrata il 22 marzo, un quadro di sintesi su questa fondamentale risorsa attraverso statistiche sul ciclo idrologico, sull’uso delle acque urbane e su alcuni fattori climatici. Dai dati ottenuti risulta che la spesa media delle famiglie che scelgono di comprare l’acqua invece di avvalersi di quella erogata dai rubinetti di casa, è pari a 19,71 euro mensili,  nel 2009 il 63,4% delle famiglie italiane ha acquistato acqua minerale, percentuale che comunque risulta in calo rispetto agli anni precedenti (67,6% nel 2000, 64,2% nel 2008). Di fronte a questa spesa è giusto interrogarsi se si può bere l’acqua erogata dalla rete idrica senza rischi o se si è “costretti” a ricorrere all’acquisto di acqua minerale in bottiglia. Certo  è che di fronte al business dell’acqua a volte la ragione viene forviata, in Italia le multinazionali vendono più di 5 miliardi di bottiglie d’acqua e fatturano oltre 2,8 miliardi di euro ogni anno, bastano solo questi numeri per far capire che quello che ci raccontano in TV e nelle pubblicità non sia sempre la soluzione più sana e sicura per la nostra salute. La realtà può essere ben diversa.  Le leggi italiane hanno consentito per oltre 30 anni alle acque in bottiglia la presenza di elementi chimici potenzialmente dannosi per la salute (come ad esempio arsenico, cadmio, fluoruro, ecc.) in quantità molto più elevate rispetto all’acqua di rubinetto. Da una precedente inchiesta parlamentare ben 86 marche di acque minerali non rispettavano tali valori.

Solo recentemente, dal 1° gennaio 2005,  il governo ha “finalmente” imposto nuovi limiti di tutela per certi elementi nocivi, sono state dichiarate “fuori legge” ben 115 marche. A tutto ciò bisogna anche aggiungere che, i controlli fatti sulle acque in bottiglia sono meno frequenti dei controlli fatti negli acquedotti. L’acqua messa nelle bottiglie di plastica può essere pericolosa. Se infatti la bottiglia viene esposta al sole o ad alte temperature, la plastica delle bottiglie (PET) può rilasciare delle sostanze chimiche cancerogene (ossido di etilene). Si può facilmente immaginare cosa possa accadere, nei mesi estivi, alle casse d’acqua tenute sotto il sole nei depositi dei supermercati o sui camion, che le trasportano dal luogo di imbottigliamento al luogo di distribuzione. Una soluzione potrebbe essere quella di utilizzare impianti di purificazione ad “Osmosi Inversa”,  che possono realmente eliminare più del 99% delle sostanze nocive presenti nell’acqua di rubinetto, rendendo di fatto l’acqua molto più buona e sicura di tante marche in bottiglia. Tali impianti, infatti, vengono utilizzati da parecchi anni dagli Ospedali, dalle Associazioni umanitarie come l’Unicef, dai laboratori chimici e dalle principali aziende che producono bevande da tutto il mondo (es. Coca Cola, Birra, ecc.) per produrre e consumare acqua pura in grandissime quantità. La stessa tipologia di impianti ad Osmosi Inversa è utilizzata da molte associazioni umanitarie ed Enti statali, che intervengono dopo dei disastri naturali (terremoti, inondazioni, ecc.) per produrre acqua perfettamente potabile da fonti inquinate. Inoltre, alcune delle acque in bottiglia vendute ogni giorno nei supermercati non sono altro che acque di fonte, filtrate con sistemi di purificazione ad “Osmosi Inversa”!  A titolo informativo: allo scopo di garantirne la salubrità, le acque fornite dalla rete di distribuzione devono essere sottoposte a controlli sia da parte dei gestori del servizio idrico (controlli interni) che da parte dell’azienda unità sanitaria locale territorialmente competente (controlli esterni). Le Aziende USL elaborano ed effettuano un programma annuale di ispezioni e di prelievi dei campioni da sottoporre ad analisi, i dipartimenti Provinciali ARTA effettuano le determinazioni analitiche chimiche e batteriologiche sui campioni prelevati dai tecnici delle Aziende USL.

Mediamente ogni anno i Dipartimenti Provinciali ARTA effettuano le analisi su un totale di circa 7000 campioni di acqua. Di contro:  per ogni 100 litri di acqua erogata, se ne immettono in rete circa 80 litri in più; le maggiori dispersioni di rete si osservano in Puglia, Sardegna, Molise e Abruzzo, le più basse si riscontrano in Lombardia e nelle due province autonome di Trento e Bolzano. Si può migliorare! Per ultimo:  l’acqua non fa ingrassare, non contiene calorie e le variazioni di peso dovute all’ingestione o eliminazione dell’acqua sono momentanee e ingannevoli, non è vero che bere molta acqua provoca maggiore ritenzione idrica. La ritenzione idrica dipende più dal sale e da altre sostanze contenute nei cibi che consumiamo che dalla quantità di acqua che ingeriamo. Non è vero che occorre preferire le acque oligominerali rispetto alle acque maggiormente mineralizzate per mantenere la linea o “curare la cellulite”. I sali contenuti nell’acqua favoriscono l’eliminazione di quelli contenuti in eccesso nell’organismo. Nei bambini, in particolare, sarebbe bene non utilizzare le acque oligominerali in modo esclusivo, ma bisognerebbe alternarle con quelle più ricche di minerali, in quanto una diuresi eccessiva può impoverire di sali minerali un organismo in crescita. Non è vero che il calcio presente nell’acqua non è assorbito dal nostro organismo. La capacità dell’intestino umano di assorbire il calcio contenuto nelle acque (spesso presente in quantità consistente) è considerata addirittura simile a quella relativa al calcio contenuto nel latte. Non è vero che il calcio presente nell’acqua favorisce la formazione dei calcoli renali. Le persone predisposte a formare calcoli renali devono bere abbondantemente e ripetutamente nel corso della giornata, senza temere che il calcio contenuto nell’acqua possa favorire la formazione dei calcoli stessi: anzi, è stato dimostrato che anche le acque minerali ricche di calcio possono costituire al riguardo un fattore protettivo. Non è vero che l’acqua gasata fa male. Né l’acqua naturalmente gasata né quella addizionata con gas (normalmente anidride carbonica) creano problemi alla nostra salute, anzi l’anidride carbonica migliora la conservabilità del prodotto. Solo quando la quantità di gas è molto elevata si possono avere lievi problemi in individui che già soffrano di disturbi gastrici e/o intestinali. Sicuramente Petrarca nel Canzoniere scrivendo ..”chiare, fresche et dolci acque” non aveva pensato a tutto ciò!

 

 

 

 

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