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“Chiesa e Covid”, di Arcadio Damiani

In Francia è sorta una querelle a suon di ricorsi e carte bollate fra governo ed episcopato francese in quanto l’Eliseo ha stabilito che dal 28 novembre alle funzioni religiose potranno partecipare al massimo 30 persone indipendentemente dalle dimensioni del luogo di culto.

Regole che apparivano ridicole ad occhio nudo: 30 persone in chiesa anche in cattedrali mastodontiche come Saint Pulpice a Parigi
mentre gli stessi limiti non valgono per gli esercizi commerciali.

Ed allora per quale motivo dovrebbe essere più sicuro frequentare una “cattedrale “del consumo” più che una cattedrale “vera”? Dicono i vescovi transalpini “indubbiamente i culti non sono dei negozi ma trattare le religioni in questo modo equivale a considerarle come un accessorio della fede di milioni di credenti”.

In parallelo, centinaia di fedeli si sono
dati appuntamento davanti a varie chiese d’oltralpe per pregare e manifestare il
proprio disaccordo ma tali manifestazioni sono diventate il bersaglio di attacchi
insulti contro i cattolici, sui social network con i seguaci di Cristo trattati come dei
retrogradi, bigotti e fascisti.

Ma i giudici francesi hanno spiegato che la limitazione
imposta dal governo è “Non necessaria, sproporzionata e discriminatoria e
costituisce una violazione grave e manifestatamente illegale della libertà di culto”.

In America la Corte suprema, massimo organo giudiziario statunitense, ha dato
ragione da alcune organizzazioni religiose che avevano fatto causa contro le
restrizioni imposte dal governatore democratico dello Stato di New York Andrew
Cuomo come forma di contrasto alla diffusione del coronavirus.

E la Corte non ha
usato mezzi termini “non solo non ci sono prove che i ricorrenti abbiano contribuito
alla diffusione del Covid-19 ma ci sono molte altre regole meno restrittive che
potrebbero essere adottate per ridurre al minimo il rischio per i partecipanti alle
funzioni religiose.

I membri di questa Corte non sono esperti di salute pubblica, e
dovremmo rispettare il giudizio di coloro che hanno competenze e responsabilità
speciali in questo settore ma anche in una pandemia la Costituzione non può essere
messa da parte e dimenticata. Le restrizioni in questione qui, escludendo di fatto
molti dall’assistere alle funzioni religiose, colpiscono il cuore stesso della garanzia di
libertà religiosa del Primo emendamento”.

Che la liberal democrazia preveda la
tutela della libertà di culto sembra essere un’ovvietà ma che oggi è messa in seria
discussione tanto che addirittura la UE, già nota per aver cancellato nella sua
Costituzione qualsiasi riferimento simbolico alla civiltà giudaico-cristiana dalla quale
nasce, non si fa scrupoli sia a lasciarci soli nella gestione della pandemia, in balia del
caso a partire dall’immigrazione sia a proporre in questo ambito restrizioni
allucinanti, degne di uno stato socialista da film distopico, scavalcando il Politburo
cinese in quanto a zelo “cristianofobo”.

Ha provato a bandire del tutto la messa
iniziale di Natale, consigliando la partecipazione solo sul web ma si è scontrata con la maggioranza dei cittadini europei e della Chiesa, ripiegando con una pezza non “a
colore” ed altrettanto ridicola e inutile: partecipazione “contingentata nelle chiese,
ma proibizione dei canti che potrebbero diffondere i “droplets”, ossia le goccioline
del respiro, e quindi favorire i contagi.

Bisognerebbe allora vietare i canti in ogni
spazio chiuso, manganellare chi canticchia in metro mentre ascolta il suo
smartphone e multare chi fischietta o alza la voce al supermercato.

Ed è sconcertante che chi si adopera per imporre certe decisioni anti-religiose ha sulla
bocca l’espressione “lo dico da cattolico” come un vampiro che ha amici all’Avis o
come un antisemita che dice di avere amici ebrei, come il ministro Boccia, il premier
Conte tanto devoto di San Pio mentre al contrario come la robusta difesa della
cristianità possa arrivare da chi cattolico non lo è affatto o addirittura dai massimi
custodi dell’ortodossia e ribadito ultimamente nella sanguinosa battaglia a
protezione delle vignette su Maometto di “Charlie Hebdo”.

Se per un laico le
limitazioni al culto sono semplicemente “antidemocratiche” per il cristiano sono
molto peggio!

Come notava Romano Guardini “La Chiesa come spazio sacro è
proprietà di Dio, espressione della sua inaccessibilità, immagine della sua Santità e
richiamo alla sua potenza”.

Con rarissime eccezioni i vescovi italiani si sono
precipitati a ribadire la sottomissione al governo con il quotidiano della Cei
“Avvenire” che difende a spada tratta l’operato del ministro Boccia e le sue
costrizioni spirituali in un ambito non suo.

“Avvenire” del resto è lo stesso giornale
che apre alla mordacchia arcobaleno (ddl Zan) spiegando che a scuola si può parlare
di identità di genere.

Come si vede in Italia e in Vaticano Cesare si sta decisamente
allargando come annota Francesco Borgonovo e pretende di governare anche su
ciò che è di Dio, esigendo pure che il Bambinello si dia una mossa e nasca alla svelta
e si faccia complice di un parto precipitoso almeno due ore prima del nuovo santo
giorno.

Niente messa di mezzanotte a Natale: bisogna rispettare il coprifuoco posto
alle 22:00 se non vuole essere multato anche Lui insieme alla Sacra Famiglia e al bue
e all’asinello.

Ma intanto che il Principe dispone i ministri di Dio che fanno?

Chinano il capo come il monsignor Vincenzo Paglia presidente della pontificia
Accademia per la vita: per lui e per altri vescovi il Natale si può anticipare perché il
virus, alla maniera del lupo mannaro, preferisce il chiarore della luna a notte fonda
per agire.

Spogliare del mito religioso del “nuovo giorno” il credo cattolico per una
misura che definirei del tutto inutile significa ancora una volta evidenziare il ruolo
marginale ed ancillare non più consustanziale che Dio ha oggi nella nostra società
secolarizzata nel mito dell’antropologia a discapito del “Sacris”, del “corpo” prima
dell’ “anima”.

Come dice qualche teologo, logica chiosa del “Concilio Vaticano II”
che ha rivoluzionato il rito “Tridentino” col sacerdote rivolto al tabernacolo, custode
del Cristo, in adorazione del Divino e poi rivolto all’assemblea come culto dell’uomo.

E Giovanni Paolo II rimanda per il Natale ad un versetto del libro della Sapienza
“Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo
rapido corso, la tua Parola onnipotente scese da cielo”.

E la sicumera con cui questi
governanti si permettono di modificare una celebrazione sacra e il disprezzo con
cui arrivano a dire che “Gesù può nascere due ore prima” sono gli stessi che si fanno
largo nelle vite degli italiani.

La leggerezza con cui spostano l’ora della messa la
stessa con cui hanno proibito di fare esercizio, con cui i dicono di fare penitenza ed
evitare cenoni, sci e addirittura baci abbracci ma nello stesso tempo vi invita a
svuotare i vostri portafogli nello shopping natalizio, questo sì permesso e appena
dopo tutti al chiuso!

Nasce il Bambino e deposto nel carrello della spesa!

Novena dello spesone, Natale in prigione. Pura “Medicalizzazione e arbitraria”.

La Chiesa da
“Sposa di Cristo” è passata a “sposa della globalizzazione” da Dio alle elite come
testimonia la necessità di questo pontefice a nominare a più non posso “Porpore”
molto “liberal” al che la Chiesa non devii dalla sua rivoluzione progressista e molto
“green” con i media che celano alcuni rigurgiti tradizionalisti che fanno di questo
papa un vero e proprio enigma: non vuole dispiacere ai poteri mondani non
riuscendo a difendere la propria “libertas” nemmeno nello spazio delle celebrazioni
sacre.

Il Natale non è una questione di “Orario” ma di “Libertà”.

L’accordo di Villa
Madama del 1984, di revisione del Concordato lateranense del 1929 attribuisce alla
Chiesa (non alla Cei) la disciplina del pubblico esercizio del Culto, escludendo
qualunque intervento legislativo o amministrativo da parte dello Stato.

E’ pertanto incostituzionale una disposizione normativa adottata unilateralmente all’interno di un Dpcm: la Repubblica, infatti, ha riconosciuto unicamente alla Chiesa cattolica la “piena e assoluta” libertà di organizzare e disciplinare il pubblico esercizio del santo sacrificio.

Ma della sua libertà d’azione la Chiesa ha rinunciato oramai da troppo tempo.

Stessa subalternità all’ideologia dominante si trova in certi testi della Chiesa
come il recente Documento di Lavoro della settimana sociale dei cattolici italiani
che fa capire tutto dal titolo “Il pianeta che speriamo ambiente, lavoro, futuro. Tutto
è connesso.”

E le parole chiave del documento sono quelle del “pensiero unico”:
ecologia integrale, debito ecologico, sostenibilità con la chicca davvero surreale che
collega il Covid-19 ai cambiamenti climatici indotti dall’uomo e al degrado
ambientale.

Ed il Vaticano si guarda bene dal dispiacere alla Cina evocandone la
responsabilità per il virus o sottacendo la persecuzione dei cristiani sotto quel
regime come denunciato dal cardinale Zen.

Stessa subalternità di alcune
associazioni cattoliche di impostazione gesuita e ignaziana come la “Comunità di
vita cristiana” (CVX).

E già Woytila e Ratzinger nutrirono molti dubbi sull’ortodossia
di molti elementi della istituzione gesuitica come testimonia l’avvenuta sostituzione
dell’allora preposito generale Pedro Arrupe con un delegato pontificio più sicuro e vicino a Roma quale Paolo Dezza.

Di recente la CVX spagnola prona alla politica pro
gender del governo iperprogressista di Pedro Sanchez ha emesso un comunicato,
con tanto di graziosa simbologia arcobaleno, in favore della legittimazione
dell’omosessualità come “tendenza naturale” concludendo che “la nostra comunità
vive come un dono di Dio di essere composta da persone con diversi orientamenti
sessuali, persone nelle cui famiglie ci sono membri Lgbt”.

Ma secondo il Catechismo
di Giovanni Paolo II, ancora in vigore, l’inclinazione omosessuale è “oggettivamente
disordinata” ed allora come può essere nel contemporaneamente un “dono di Dio”?

Ed è tautologico l’appoggio della CVX alla legge Zan!

Cristiani sempre più confusi:
una Cei che parla di “derive liberticide” ed allora un cristiano deve seguire la Cei e il
Catechismo e disobbedire ai suoi superiori o obbedire ai suoi superiori e disobbedire
ai vescovi e alla dottrina comune?

Il picco del relativismo religioso-nichilista
cristiano l’ha fornito l’attuale capo della congrega di Sant’Ignazio di Loyola padre
Arturo Sosa secondo il quale “non avendo avuto la possibilità di registrare il discorso
no sappiamo quel che Gesù ha detto…”. Più chiaro di così!

Nel contempo Bergoglio
prende carta e penna per scrivere una lettera inviata il 22 novembre a Victoria
Morales Gorleri, parlamentare argentina di centro destra e cattolica che è scesa in
piazza per fermare la legge sulla legalizzazione dell’aborto che sarà discussa alla
Camera dei deputati argentina.

E si fa promotore di una “marcia per la vita”
scrivendo “quanto al problema dell’aborto bisogna tenere presente che non si tratta
di una questione primariamente religiosa, ma di etico umano, anteriore a qualsiasi
confessione religiosa…E’ giusto eliminare una vita umana per risolvere un problema?

È giusto assoldare un sicario per risolvere un problema?”.

Frasi che meritano una
minima riflessione perché i ginecologi che praticano aborti sono paragonati dal
pontefice a “sicari” assassini a pagamento che si mettono a disposizione di chi vuole
rimediare al problema di una gravidanza indesiderata e dunque la madre che li
assolda è mandante di un omicidio.

Nessun politico italiano che si oppone all’aborto ha mai usato un linguaggio tanto cruento.

Le femministe, Laura Boldini compresa, tacciono.

Tutti i giornali argentini ne parlano ma da noi la cosa è stata seguita solo
dal vaticanista Sandro Magister sul proprio sito.

Tutti gli altri preferiscono
concentrarsi sulla lettera di condoglianze che il Papa ha inviato alla famiglia di
Diego Armando Maradona: questa sì che è una notizia!

Non che la pandemia ha
stravolto l’autonomia del potere spirituale da quello temporale, non che
l’emergenza è stata usata come arma di sottomissione di massa in una dittatura che
opera solo per il nostro bene, la “sacrosanta necessità di contenere il contagio
distorta in pretesto per l’autoritarismo” (Mario Vargas Llosa, Premio Nobel per la
letteratura).

L’unica volta che Qualcuno ha operato per il nostro bene comune con la
sua Grazia e Misericordia, che ha rivoluzionato in meius i rapporti umani è stato solo Gesù Cristo e chi ne ha osservato con fedeltà incondizionata la sua dottrina!

Come
lamenta Giovanni Sallusti “Dio quanto servirebbe un Papa oggi”!

Un Papa in senso
letterale che, pur immerso in faccende temporali non disdegna di alzare la voce
quando la sua cristianità è oggetto di attacchi scomposti.

Tutt’altro, a cominciare
dalla Cina, nazione con cui l’attuale pontefice ha rinnovato un patto di
collaborazione.

Qui, fedele alla lezione marxiana, il Partito vieta ai propri membri
qualsiasi celebrazione natalizia, in quanto “oppio spirituale”.

Del resto la numerosa
comunità cristiana, non riconosciuta ufficialmente, è già costretta a
commemorazioni “clandestine”.

C’è poi il giacobinismo protocollare, compulsivo del
governo Conte, non a caso il più filocinese fra quelli occidentali, col quale il ministro
della salute Roberto Speranza ha decretato l’impossibilità di fare visita ai propri
congiunti residenti in altri comuni o regioni così anche la dimensione più domestica,
intima, elementare della festa, quella che ci rinsalda nella bolla affettiva con i nostri
“prossimi” è spazzata dalla furia regolamentatrice di questo “governo spazzatura”.

Nel mentre Bergoglio è intento ad esternare contro la proprietà privata “degli altri”
non la propria, o ad evocare la possibilità di un “rito amazzonico” che includa
pratiche religiose indigene, in sostanza una riverniciatura paganeggiante del
cristianesimo.

Caro Padreterno certo la tua Sapienza è mettere alla prova i tuoi
fedeli e per la nostra indomita fiducia continueremo a lottare per rinascere ma non
sono più sicuro se fra i morti o fra i vivi!