Popoli senza Rianimazione: la sanità che abbandona le aree interne

Chiusura Rianimazione Popoli Terme: allarme per le aree interne

La chiusura Rianimazione Popoli Terme non è una decisione tecnica, ma una scelta politica grave che apre interrogativi sulla gestione della sanità nelle aree interne abruzzesi. A denunciarlo sono il consigliere regionale Antonio Di Marco e il medico rianimatore Carmine Di Carlo, intervenuti in conferenza stampa sulla soppressione del servizio all’ospedale civile di Popoli Terme.

Secondo Di Marco, la decisione arriva in un momento istituzionalmente delicato, con una ASL priva di una guida pienamente legittimata. Dopo la chiusura della Rianimazione di Penne, anche Popoli perde un presidio fondamentale, concentrando tutte le terapie intensive della ASL sull’ospedale hub di Pescara, con un aumento della pressione assistenziale e un rischio concreto per i pazienti delle aree interne.

Chiusura Rianimazione Popoli Terme: una scelta che pesa sui territori

La trasformazione del reparto di Popoli in TIPO, Terapia Intensiva Post Operatoria, limita l’assistenza alle sole urgenze legate a interventi programmati. Di fatto, vengono escluse le emergenze non operatorie, costringendo i pazienti a trasferimenti verso la costa, con tempi di soccorso che possono diventare decisivi.

Per Di Marco, il danno è doppio. Da un lato si penalizzano nuovamente le aree interne, dall’altro si espone l’ospedale di Pescara a un sovraccarico già oggi evidente, soprattutto nel Dipartimento di Emergenza e Accettazione.

Chiusura Rianimazione Popoli Terme e il nodo della ASL senza guida

Un ulteriore nodo riguarda la posizione dell’attuale direttore generale della ASL. Secondo il consigliere regionale, la sua permanenza in carica sarebbe incompatibile con la costituzione di parte civile dell’Azienda sanitaria nei suoi confronti in un procedimento penale sulle liste d’attesa.

Di Marco parla di un vero cortocircuito istituzionale. La legge, ricorda, vieta a un direttore generale di amministrare un ente con cui ha una causa pendente. Eppure, nonostante ciò, continuerebbe a firmare atti strategici, compresa la chiusura della Rianimazione di Popoli, avvenuta senza un confronto pubblico con la comunità.

Dal rilancio annunciato alla chiusura della Rianimazione di Popoli

La decisione appare ancora più contraddittoria se si guarda al recente passato. Nel maggio 2020, durante un sopralluogo ufficiale, l’assessora regionale alla Sanità Nicoletta Verì annunciava un piano di rilancio dell’ospedale di Popoli, con cinque cantieri e il potenziamento della Rianimazione, inclusa la progettazione del trasferimento del reparto al secondo piano del corpo C2.

Oggi, a distanza di pochi anni, il reparto risulta chiuso da prima di Natale. Alla richiesta formale dell’Atto aziendale, presentata lo scorso 30 giugno, sarebbe arrivata una risposta definita evasiva, con la promessa di un rilancio che, nei fatti, non si è concretizzato.

Di Carlo: “Non è una riorganizzazione, è una rivoluzione”

A rafforzare l’allarme è Carmine Di Carlo, medico rianimatore e promotore del gruppo comunale RianimiAmo Bussi. La data ufficiale della chiusura della Rianimazione è il 18 dicembre 2025, una perdita che, sottolinea, va ben oltre un semplice cambio organizzativo.

Le attività chirurgiche, precisa Di Carlo, continueranno a essere garantite. Tuttavia, l’assenza della Rianimazione modifica radicalmente l’assetto ospedaliero e territoriale, con ricadute inevitabili anche sui servizi extraospedalieri.

Pescara è pronta a reggere l’urto?

La domanda centrale resta aperta. L’ospedale hub di Pescara è realmente in grado di sostenere questo ulteriore carico? Il Pronto Soccorso, già congestionato, potrà assorbire anche le emergenze provenienti dalle aree interne, ora prive di Rianimazione?

Di Carlo richiama inoltre una recente determina della ASL che parla di “sanificazione e ripristino della UOC di Rianimazione di Popoli”. Se si trattasse di un refuso, afferma, è necessario chiarirlo immediatamente. In caso contrario, servono spiegazioni trasparenti su tempi, obiettivi e garanzie assistenziali.

Commissioni regionali e richiesta di verità

Antonio Di Marco ha annunciato che porterà la questione in Commissione Vigilanza e in Commissione Sanità. L’obiettivo è ottenere risposte chiare su tempi, modalità e conseguenze della chiusura, oltre a tutele concrete per i cittadini delle aree interne.

La chiusura della Rianimazione di Popoli non è solo una decisione sanitaria. È una scelta che incide sul diritto alla salute e sulla sicurezza di interi territori. Per questo, concludono i promotori dell’iniziativa, servono verità, trasparenza e responsabilità istituzionale.

La Redazione de La Dolce Vita
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