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Cinque mesi senza Marino D’Agostino

Cinque mesi senza il noto titolare del ristorante “La Vecchia Silvi” di Silvi Alta, scomparso all’età di 67 anni per una cardiopatia. Si dice che la perdita di un amico venga lenita attraverso i ricordi dei bei momenti trascorsi insieme. Invece sono proprio i ricordi a rendere ancora più dolorosa la sua mancanza. E allora proviamo a trascorrere qualche ora in compagnia delle persone che amava, che lo hanno amato e che oggi lo amano ancora di più. In compagnia della sua famiglia, che con forza e passione ha deciso di portare avanti la storia ultradecennale della Vecchia Silvi.

Il mese di luglio è il mese delle vacanze, dello stare fuori, del relax, del non soffermarsi troppo sulle notizie di cronaca che giungono dalla tua regione. Ho saputo della scomparsa di Marino un paio di settimane dopo, quando sono andato alla Vecchia Silvi con il desiderio principale di ritrovare un vecchio amico con cui, fino a poco tempo prima, avevo scambiato qualche messaggio su whatsapp. Per carità, sapevo bene del suo stato precario di salute, del suo cuore malandato che aveva bisogno di una bella revisione, ma mai e poi mai avrei immaginato che non avrei più rivisto il suo sorriso.

Entrando nel ristorante, noto subito la sua giacca posata sulla sedia che si trova dietro al tavolino sul quale Marino preparava il conto ai clienti. Si tratta di un segnale ben preciso. Marino non ha mai lavorato senza giacca. O, almeno, io non l’ho mai visto in sala, o mentre prende gli ordinativi, in camicia. Vado dunque a cercarlo dritto in cucina, dove sicuramente sarà impegnato a preparare qualcosa insieme al figlio Davide. Ma lui non c’è.

È lo sguardo di Davide a dire tutto prima delle parole.

Non credo di aver pianto. Le lacrime si saranno sicuramente fermate sulla rima della palpebra, senza oltrepassarla. In quel momento è stato come se avessi subìto un’ingiustizia, un torto grave, un fallo da rigore. Avrò chiesto scusa mille volte a Davide, all’altro figlio Giacomo e ad Annamaria, la dolce moglie di Marino. Ma sono stati proprio loro a tranquillizzarmi: «Sono state tante le persone che hanno saputo così della sua scomparsa: venendo al ristorante. Tutte sono rimaste incredule. Marino ha lasciato di sasso anche noi».

Marino aveva previsto un eventuale esito infausto del suo ricovero. «È venuto a mancare nel mese di massimo lavoro, quando non hai neanche il tempo di fermarti a pensare. E poi aveva sistemato tutti i pagamenti e le incombenze economiche fino al mese di ottobre, come se avesse voluto concedere un po’ di tempo per riprenderci». E aggiunge Davide, il figlio che da tempo ha preso, come chef, le redini della cucina della Vecchia Silvi, dove è impegnata anche la madre: «Il giorno prima del ricovero in ospedale, papà è venuto in cucina a fare il punto sulle preparazioni della giornata. Dopo che gli ho spiegato come mi ero organizzato, mi ha detto: “Ora puoi davvero continuare da solo”. Con il senno di poi, è come se mi avesse detto: se mi dovesse accadere qualcosa, so che non hai più bisogno di me».

Marino D’Agostino era una persona davvero speciale, dallo stile inconfondibile. Responsabile di sala del ristorante La Vecchia Silvi, nel 1964 lo acquisisce diventandone il proprietario. Aderisce attraverso il Touring Club alla rete dei ristoranti del Buon Ricordo, e ogni suo piatto diventa un successo che porta il nome dell’Abruzzo ai vertici della gastronomia nazionale. La Vecchia Silvi diventa il ristorante delle serate “in”, dove non è raro incontrare vip come attori, registi, calciatori e cantanti di fama: da Gigi Proietti a Maria Grazia Cucinotta, da Diego Armando Maradona a Peppino Di Capri. Non sono soltanto la buona cucina o la fornitissima cantina a fare la differenza, ma la classe e l’affabilità del padrone di casa, che una volta spenti i fornelli non manca mai di intrattenersi con gli ospiti, anche fino a tarda ora. Ora sono Davide e Giacomo a proseguire le orme del padre, in sala e in cucina, sotto gli occhi amorevoli della madre che continua ad ammassare pasta fresca, pane e pizze, tutto fatto rigorosamente a mano.

«Marino è ancora qui, lo sentiamo ogni giorno», conclude Annamaria. E Davide D’Agostino, che ha raccolto il testimone dal padre sommandoci gli studi all’alberghiero e le esperienze in importanti eventi, aggiunge: «Sono tanti i clienti e gli amici che ancora non sanno della scomparsa di mio padre. Il tempo e la loro vicinanza ci aiuteranno a rendere sempre meno doloroso questo lutto improvviso».

Luigi Di Fonzo