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CINQUINA FINALISTA: SEZIONE LETTERATURA PREMIO SCANNO

In un mondo dominato dalla comunicazione 2.0, in cui l’uomo e il suo modo di essere sono sempre in vetrina, continuamente online, grazie al simbiotico legame con i blog, i social fumum e le chat, cercano un rapporto privilegiato ed intimo con il proprio io attraverso la scrittura, i protagonisti dei romanzi scritti dai cinque finalisti della XLII edizione del Premio Scanno per la sezione Letteratura, in programma sabato 19 settembre a Scanno.

Si passa dal piccolo paese abbandonato, custodito nel proprio intimo da ciascuno di noi, descritto in “Cade la terra” di Carmen Pellegrino, fino alla scoperta delle proprie radici, nel viaggio tra l’India e gli Stati Uniti, in cui si intrecciano amore e tradizione, intrapreso da Korobi la protagonista de “La ragazza oleandro”, di Chitra Banerjee Divakaruni. Estella, in “Cade la terra” edito da Giunti, cerca di tenere in vita con disperato accudimento i fantasmi che celano le vanità di un mondo di vinti: capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di Alento, un borgo abbandonato, un paese di nati morti, nella cui descrizione Carmen Pellegrino cela il suo amore per “l’abbandonologia”, che diventa vera e propria scienza poetica.

Sempre una donna è la protagonista de “La ragazza oleandro”, edito da Einaudi, in cui Chitra Banerjee Divakaruni, scrittrice indiana che vive negli Stati Uniti, ripercorre le tappe di una storia d’amore completa ma mai banale. In una piccola città indiana ricca di suoni e colori, colta nel doloroso cambiamento tra tradizione e modernità si svolge la storia di Korobi, orfana di entrambi i genitori che vive con i nonni in una casa in India e che affronterà un viaggio negli Stati Uniti alla ricerca del padre. La sua esistenza felice, il suo romantico amore per Rajat, sono scardinati da questo viaggio, in cui dovrà scegliere se rimanere in America o tornare in India. Pensare ad nuova vita o realizzare il suo destino? Korobi sceglierà ispirandosi al suo nome che in bengalese significa oleandro, la pianta dalla forza dirompente che la madre tanto amava.

La felicità di intraprendere, non solo come scelta professionale, ma come filosofia di vita, guida invece la penna di Philippe Hayat, imprenditore francese alle prese con il suo primo romanzo: “Momo a Les Halles”, edito da Neri Pozza. Ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, la storia narrata da Hayat è infatti quella di un ragazzino di nome Momo, di origini ebraiche, i cui genitori sono stati deportati dai nazisti e che si trova improvvisamente costretto ad arrangiarsi, prendendosi cura anche della sorella minore. Les Halles e il suo brulicante mercato diventano l’occasione di sopravvivenza e riscatto per il giovane che in breve tempo nutre le sue ambizioni escogitando commerci sempre più proficui. Una parabola, quella tracciata da Philippe Hayat, in cui emerge una giustizia degli affari, dove il guadagno è una via di riscatto riservata a chi dimostra coraggio, a tutti gli audaci.

E’ invece segnata dal vizio e mortificata dal pettegolezzo la vita di Vladimir Majakovskij, protagonista maschile de “Il defunto odiava i pettegolezzi, edito da Adelphi. Nel suo ultimo saggio Serena Vitale si avventura in una serrata inchiesta per mettere un punto fermo sul mistero della morte del poeta trentasettenne, liberandolo dai pettegolezzi, come suggerisce il titolo del saggio. Il dato di partenza è offerto dalla mattina del 14 aprile 1930 quando il poeta si uccide in una kommunalka, un alloggio in coabitazione, sparandosi al petto. Pregando il compagno Governo di prendersi cura, oltrechè dei familiari, delle due donne cui era tempestosamente legato, Lili Brik e Veronika Polonskaja. All’autrice il compito di fare luce sulla personalità complessa di Vladimir, smontando la mole di indiscrezioni, sospetti, occultamenti, favoriti dall’aggrovigliata vita sentimentale del poeta ma anche dalle gelosie e dai rancori degli ambienti letterari.
Quasi quarant’anni di vita, della sua vita, di quella della sua famiglia, della sua ex-moglie, dei suoi amici e dei conoscenti. Si concentra sui suoi affetti e sulla sua adolescenza Karl Ove Knausgård  
in “La morte del padre”, edito da Feltrinelli, in cui tratteggia il ritratto del padre, in un sistema di punti e linee strettamente collegati tra loro, tanto per parafrasare Steve Jobs. Vicino allo stereotipo dell’uomo capofamiglia nordico, crudo, chiuso e a volte violento, il padre dell’autore, rivelazione della letteratura europea, detta i tempi di una narrazione fatta anche di bevute adolescenziali, di fallimentari tentativi di formare una rock band con gli amici e delle prime esperienze sessuali. L’attenzione dei contemporanei è parcellizzata ogni giorno tra migliaia di email, sms, tweet, ma il neo-proustiano norvegese risponde con la letteratura, perché scrivere significa portare alla luce l’esistente, facendolo emergere dalle ombre di ciò che sappiamo.

Nell’epoca in cui nessuno chiede più durante una cena che libro si stia leggendo, ma semmai che serie si stia guardando, i protagonisti di questi cinque romanzi rimarcano il valore della letteratura e l’analisi dell’io attraverso l’inconfondibile lente d’ingrandimento offerta dalla scrittura. A selezionare i cinque finalisti della sezione Letteratura del Premio Scanno, la giuria presieduta dal professor Stefano Petrucciani, ordinario e direttore del Dipartimento di Filosofia Politica presso l’Università La Sapienza di Roma, e composta da Cinzia Tani, giornalista, autrice e conduttrice televisiva; Vincenzo Mascolo, poeta e scrittore, ideatore dell’evento Ritratti di poesia; il professor Francesco Marroni, ordinario di Letteratura inglese, presso l’Università d’Annunzio; Franco Di Mare, giornalista e conduttore televisivo Rai. E cresce l’attesa per conoscere sabato 19 settembre i vincitori della XLII edizione del Premio Scanno, ideato dal professor Riccardo Tanturri de Horatio e portato avanti dalla Fondazione Tanturri, guidata da Alessandra Shoenburg Tanturri e da Manfredi Tanturri de Horatio.

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