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Condizione medica, di Arcadio Damiani

Su Facebook Fabrizio Sansone ha sintetizzato in maniera brillante ed
inequivocabile lo status della condizione medica in questo travagliato periodo di
emergenza sanitaria “Il medico è un apostrofo rosa tra le parole eroe e denuncia”. In
pratica oggi il medico vive immerso in un “limbo infinito” in attesa di una condanna
o di un’assoluzione ed è un “apostrofo rosa” perché sempre desiderato, inseguito
nonostante i lati oscuri della categoria peraltro presenti in tutte le altre istituzioni
professionali. Questo frangente di improvvisazione sanitaria in era pandemica ha
chiaramente evidenziato che non vi sono certezze scientifiche né pregresse
organizzazioni che, in previsione di possibili scenari, avrebbero dovuto tutelarci in
maniera più efficace nella diffusione di un contagio virale o di altra natura biologica
col nostro Paese che si è comportato, come spesso accade, da fanalino di coda in
ambito UE con un piano pandemico fermo al 2006 e senza che nessuno abbia
responsabilità a riguardo come in una qualsiasi sceneggiata ove l’unico che ha
dovuto dimettersi dal ruolo nell’OMS è stato il ricercatore Zambon che aveva
scoperto l’altarino della noncuranza delle nostre istituzioni nel tempo non l’attuale
ministro delle Salute che aveva espresso più volte, nei mesi scorsi, la prontezza e
l’efficacia delle nostre misure di contenimento, addirittura col vantarsi che il nostro
sistema sanitario era di esempio per gli altri Paesi. Risultato? Abbiamo ad oggi più di
100.000 deceduti per questo virus, più degli altri Paesi, con una campagna vaccinale
che ha richiesto un governo diverso per uscire dai miasmi paludosi dei “loquor ergo
sum” senza alcuna decisione effettiva del precedente. Purtroppo permangono sia lo
stesso ministro della Salute che il famoso “Comitato tecnico-scientifico” nella cui
assise non siede neanche un virologo e che ha consigliato solo l’ ”ibernazione
domestica” per lunghi periodi, misura questa in auge da secoli e che ultimamente
studi scientifici inglesi hanno dimostrato essere inefficace mentre a Berlino hanno
dimostrato che negozi, palestre e ristoranti sono luoghi sufficientemente sicuri, ed il
protocollo “Paracetamolo + vigile attesa” in soggetti passibili di essere stati
contagiati ma isolati a casa e senza una attenta “survey” da parte della medicina del
territorio, col risultato che se l’infezione da “Sars Cov2” viene curata
adeguatamente e subito si può evitare il peggioramento del quadro clinico e il
ricovero in terapia intensiva. Perché a dire come stanno le cose la malattia da Covid
ha tre stadi come universalmente riconosciuto: Fase 1 (Early infection) ove
abbiamo sintomi simil influenzali e moltiplicazione del virus; Fase 2 (Pulmonary
phase) con interessamento polmonare con o senza ipossia conseguente e tosse;
Fase 3 (Hyperinflammation phase) ove la tempesta citochinica provoca insufficienza
respiratori, vasculite, insufficienza multiorgano, microtrombosi disseminate e
microembolie. E mi sembra chiaro che prima si interviene e meglio è ad esempio
con gli anticorpi monoclonali che bloccano la replicazione virale o con fans o steroidi
che blocchino al meglio l’interleuchina 1, grande mediatore dell’infiammazione.
Finalmente un gruppo di medici coraggiosi, questa volta secondo “scienza e
coscienza”, non hanno seguito il protocollo del Cts, si sono uniti in rete ed hanno
adottato una vera ed opportuna “assistenza territoriale” con un protocollo
terapeutico più consone e con farmaci già esperiti e di maggiore efficacia,
nonostante i saliscendi informativi a riguardo, rischiando la loro incolumità anche
legale, col risultato che non solo hanno evitato aggravamenti degli stati clinici con
guarigioni più rapide ma che hanno indotto i magistrati del Tar del Lazio 6 giorni fa
ad accogliere il loro ricorso e a decretare l’inefficacia e la pericolosità del protocollo
Aifa e di “far valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza in sede sia
civile che penale, di prescrivere farmaci che ritengono più opportuni secondo scienza
e coscienza e che non può essere “compresso” nell’ottica di un’attesa,
potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente, che sebbene sotto profili diversi,
per i medici stessi”. Ed oggi tutti pretendono sicurezza, risposte adeguate e certe
dalla scienza, ed una comunicazione possibilmente univoca da parte degli esperti.
Ma nessuno e dico nessuno si è mai posto il problema di quali e quante risorse
siano state impiegate per il progresso scientifico, immersi nel tran tran del web ad
occuparsi di quisquilie da avanspettacolo, con colonne di giornali che riportano il
dramma economico-mediatico della progenie del principe britannico, delle
rappresentanze politiche fatiscenti col neosegretario del Pd il cui primo cruccio non
è l’emergenza vaccinale bensì la cittadinanza facile per gli immigrati, delle
discettazioni rocambolesche dei No-Vax, anche se qualcuno fra loro non è proprio
contrario ma pretende più trasparenza sulla loro costituzione, della imprescindibile
urgente necessità di rifare un grande reset della lingua comune per trasformarla in
un canovaccio politicamente corretto che limiti e censuri la libertà di pensiero, come
della necessità delle teorie gender da introdurre negli ambiti scolastici, formativi,
giornalistici, delle lotte di potere dei grandi gruppi industriali privati che insieme ad
una magistratura zoppa e vicariante oramai governano gli Stati al posto dei
Parlamenti. Poi arriva la pandemia virale e dagli all’untore! Non un minimo senso di
colpa di come il mondo intero, interessato alla globalizzazione e alla finanza virtuale,
non abbia considerato il pericolo che oltre alla facilità dei “flussi di denaro” e degli
scambi commerciali, ci fosse anche quella dei “flussi virali”. Sono anni che la scienza
denuncia la carenza della ricerca sugli antibiotici per la presenza anche di batteri
sempre più resistenti agli antidoti attuali e fra poco si potrebbe morire come
settant’anni fa per una semplice polmonite; inoltre la lotta ai virus, come
settant’anni fa è molto simile non essendoci un farmaco che distrugge il virus ma
solo anticorpi e vaccini, come l’anti-influenzale che ci propinano ogni anno e per il
resto “terapia sintomatica”. Salvatore Scondotto, presidente degli epidemiologi
italiani ha detto “Non ci sono dati sulla reale copertura e sull’efficacia in chi fa solo
la prima dose del vaccino anti-Covid. Tutto da analizzare anche il comportamento
dell’antidoto sulle varianti…siamo davanti ad un fenomeno nuovo e la verità è che
navighiamo a vista”. Alcune certezze: non sappiamo quanto duri l’immunità anche
dopo il vaccino l’infezione; non sappiamo il motivo perché alcuni soggetti anche
esposti al contagio con un familiare non si ammalino; non sappiamo il motivo perché
alcuni soggetti, per fortuna una sparuta minoranza, non sviluppino anticorpi anche
dopo il vaccino (1-2%); non sappiamo se un vaccino possa proteggerci anche dalle
mutazioni delle varianti del virus; sappiamo che anche dopo la malattia o il vaccino
dobbiamo essere sempre cauti nell’evitare il contagio con l’utilizzo di mascherine
Ffp2 con valida capacità filtrante, igienizzazione personale, evitare stretti contatti
interpersonali, frequente aerazione e igienizzazione dell’aria in locali chiusi, perché
“realismo” vuole che il pessimismo della ragione prevalga sull’ottimismo della
volontà. Ma se qualcosa va storto il medico viene messo in croce! E’ questo il
messaggio costruito ad arte per misconoscere le responsabilità del fallimento del
mondo politico dato che i suoi rappresentanti hanno oltre la faccia di tolla per
essere adusi all’incapacità, all’ignoranza, all’inganno, anche lo scudo parlamentare
come la “corazza” dell’ex commissario all’emergenza, scudo negato ai vertici
dell’Ilva durante la fase di ricostruzione e bonifica dell’acciaieria, scudo negato
anche ai medici che si prodigano ogni giorno a salvaguardia della nostra salute ma
che non possono avere la certezza del risultato. In Gran Bretagna il medico è tenuto
a cercare di guarirti non ad assicurarti di non morire! Qui da noi abbiamo ridotto il
medico a difendersi dalle compagnie assicurative che danno luogo a processi per
episodi di malasanità che pure esistono e sono da perseguire, ma che spesso si
concludono in assoluzioni per il personale sanitario dopo lunghi e penosi trascorsi
giudiziari: di qui la “medicina difensiva” che porta uno spreco enorme di risorse per
lo stato assistenziale e il sempre maggior rifiuto del medico di adoperarsi su base
volontaria e solo se strettamente necessario come il suo reclutamento per la
campagna vaccinale. Chiediamo al medico sacrificio ed abnegazione per la famosa
sua “missione” per accusarlo per colpa al primo refolo di vento contrario. Questo
non è più sostenibile in uno Stato che si dichiari “civile”! Il concetto sacrosanto
espresso dal professor Burioni è che nei momenti di emergenza bisogna usare tutti i
mezzi disponibili anche a costo di allentare le regole, perché se adottassimo tutte le
procedure per la sperimentazione dei vaccini dovremmo attendere almeno due anni
per usarlo e non so nel frattempo quanta umanità soccomberà al virus. Dopo le
inchieste aperte sulle morti sospette dopo le somministrazioni del vaccino di
Astrazeneca, si teme che i medici si tirino indietro per non rischiare di finire indagati
a causa di eventi che non dipendono da loro ed il presidente dell’Ordine dei Medici
Filippo Anelli lancia l’allarme “Serve un provvedimento urgente che protegga i
medici perché il rischio è che ci sia non solo una fuga di persone dai vaccini, per
fortuna pochissime, ma anche dei “vaccinatori”…se per ogni somministrazione ed
effetto collaterale i medici rischiano di finire davanti ai giudici, è chiaro che le
adesioni alla campagna vaccinale sono più complicate…abbiamo piena fiducia nella
magistratura ma vorremmo che lo Stato mettesse i medici nella condizione di fare
bene il proprio lavoro con serenità e senza essere colpevolizzati…abbiamo messo in
campo veramente un esercito con 160.000 fra medici e odontoiatri e parliamo di
decine di milioni di vaccinazioni ed è chiaro che su numeri così alti la probabilità di
qualche evento collaterale grave, pur raro, c’è sempre ma non va dimenticato che il
beneficio è stato dimostrato essere di gran lunga superiore al rischio…lo Stato non
deve abbandonarci!”. Al mondo nulla esiste di sicuro al 100%, neppure stare in casa
sul divano a guardare la tv. Farmaci d’uso comune come l’innocua aspirina possono
essere responsabili di gravi effetti collaterali come lo shock anafilattico che può
condurre a morte anche dopo la prima somministrazione. Si può essere allergici
anche ad un eccipiente stabilizzante del vaccino e nessuno può testare a priori il
pericolo. La vaccinazione in atto, osserva l’ex magistrato Carlo Nordio, “può essere
un’occasione per correggere la deriva difensiva del medico. Occorre eliminare i riti e i
tempi superflui che ritardano la somministrazione delle dosi, perché questo può
salvare migliaia di vite. Occorre rivedere la legge Gelli sulla responsabilità dei
sanitari, e magari attribuire loro le stesse garanzie che sono conferite a noi
magistrati davanti alle aggressioni giudiziarie. Occorre in definitiva stracciare in gran
parte quelle cartacce inutili e dannose, sostituendole con fiale e siringhe, e convertire
la minaccia di querele e citazioni in confidente affidamento verso la scienza e
coscienza dei professionisti. Questo non sarebbe un ritorno al passato delle baronie
impunite, ma un balzo verso una sanità più snella ed efficiente ed anche più sicure.
Perché il medico intimorito è un pessimo medico, come un magistrato prevenuto è
un pessimo giudice. E il percolo di finire nelle mani dell’uno o dell’altro deve ispirarci
un salutare terrore”. La cosa più saggia a mio parere, da medico, è comunque essere
fiduciosi e vaccinarsi per avere il vantaggio di una maggiore libertà, di ammalarsi, nel
caso, in maniera meno grave e sperare in Dio che questa direi “meritata” sciagura
possa finire al più presto. Meritata, perché l’uomo è per sua natura “lupo” verso il
suo simile ed hai voglia a rispolverare le astrusità teoriche del “buon selvaggio” di
Rousseau. Basta vedere alcuni atteggiamenti dei nostri simili, oltremodo
vergognosi, con il duo Buzzi-Carminati secondo i quali il business dei migranti rende
meglio del traffico di droga, lo sciacallaggio che occupa tutti gli scranni come
l’acquisto di materiali sanitari scadenti che non proteggono ma che possono causare
morti e contagi, a quello che accade rovistando le macerie dopo il terremoto per
rubare ciò che è stato sfortunatamente perduto, all’ultimo episodio di questi giorni:
un uomo perde le banconote dal finestrino, si ferma per recuperarle ma viene
investito e muore. Altri automobilisti scendono dalle macchine per intascarsele. Che
schifo!