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Coppa America: all home made

LA COPPA AMERICA: ALL HOME MADE

La Coppa America di vela è all’epilogo, il 6 marzo 2021 infatti iniziano le fasi finali che vedranno i Defender di New Zealand (detentori della coppa) “battagliare” con i Challenger di Luna Rossa. La competizione ebbe origine il 22 agosto 1851 in occasione della prima esposizione universale di Londra, quando il Royal Yacht Squadron britannico sfidò con 14 imbarcazioni il New York Yacht Club in un percorso attorno all’ isola di Wight.

Una storia vecchia di oltre 150 anni si ripresenta puntualmente per definire quale è la migliore barca a vela al mondo. La caratteristica di questa edizione si differenzia dalle altre perchè le barche invece di correre e scorrere sull’acqua … volano grazie a delle appendici sommerse, chiamate in inglese “foil” … in italiano unghie che permettono alla barca di 21 metri di lunghezza e dal peso di ben 6,5 tonnellate, di sollevarsi dall’acqua e viaggiare a quasi 100 km l’ora, spinta da una vela di ben 26 metri di altezza (un palazzo di sei piani).

L’idea dei foils però non è nuova e fu studiata per la prima volta nel 1910 dall’ ingegnere italiano Enrico Forlanini, che applicò il principio della portanza (utilizzato in aeronautica) costruendo e mettendo in acqua il primo prototipo di “barca volante” sulle acque cristalline del Lago Maggiore. Rifacendosi agli studi di Leonardo da Vinci, di cui era un profondo estimatore e studioso, progettò questa avveniristica barca (documentata da vecchie foto ingiallite) che spinta da un motore Fiat di 100 cavalli si sollevò e volò a 65 centimetri dal pelo dell’acqua nonostante i 10 metri di lunghezza e la presenza di ben 6 persone di equipaggio.

Passano cento anni (un’enormità se si considera lo sviluppo tecnologico) e negli Stati Uniti, in Arizona, nel centro ricerca di Oracle si cercano nuove soluzioni e alternative per costruire una barca più veloce dei Kiwi … i “nemici” neozelandesi della Coppa America. Tra questi ricercatori c’è Mario Caporetto, architetto navale genovese classe 1961, che con le sue conoscenze in materia ingegneristica e design navali vince due America’s Cup con Oracle (nel 2010 e nel 2013).  Lasciati gli americani si trasferisce alla corte di patron Bertelli, come membro chiave del team di progettazione fluidodinamica (CFD): nasce così Luna Rossa, per il momento una delle due barche più veloci al mondo e dopo il 21 marzo …

Per coloro che si sono avvicinati alla vela da poco o che non hanno dimestichezza con i termini marinareschi sentire parlare di foil, tip, lift, wind flap, rake, strut, side-force, scarroccio, centro velico e tant’altro che non permettono una comprensione di cosa avviene e perché, cerchiamo di rendere un po’ più semplice questo argomento: Luna Rossa si presenta come una elegante barca a vela ma con una caratteristica che la differenzia da quelle tradizionali. Non ha la deriva (grosso bulbo che ha la funzione di controbilanciare le forze che il vento esercita sulle vele) e la forma della chiglia è molto simile ad una grossa canoa; sui lati sono posti due appendici mobili che grazie un sistema idraulico possono restare immerse o essere sollevate a seconda dei casi: durante la navigazione una sola delle due appendici chiamati foil, è in acqua mentre l’altra è sollevata, durante la manovra di virata invece sono entrambe in acqua.

Come in un aliscafo la velocità impressa dalla vela permette alla imbarcazione, grazie alla forma particolare di queste appendici, di sollevarsi sfruttando il principio della portanza, lo stesso che permette agli aerei di rimanere in volo nonostante il loro enorme peso. Sollevandosi dall’acqua viene a mancare la resistenza dell’acqua allo spostamento e automaticamente questo genera velocità, si è infatti sentito spesso in queste gare il termine velocità che genera velocità.

Quasi incredibilmente queste imbarcazioni riescono con “appena” dieci nodi di vento (circa 20 km. Orari) a raggiungere velocità di 70/ 80 Kilomentri e addirittura con venti più sostenuti a raggiungere i 100 kilometri all’ora, velocità neppure immaginabili solo un decennio fà. Per questo motivo la massima velocità del vento reale durante una regata non può superare i 21 nodi (40 km. all’ora) per motivi di sicurezza e non deve essere inferiore a 6,5 nodi (13 km. all’ora) per poter permettere alla barca di “volare”. Chiaramente onde, raffiche di vento, errori di manovra possono compromettere una regata ed è per questo che il team di Luna Rossa (ma anche gli altri sfidanti) si sono allenati per anni per creare, anche grazie ad una tecnologia molto sofisticata, un connubio perfetto uomo – macchina.

 

Termine da ricordare e soprattutto su queste imbarcazioni, da tenere bene a mente, è il cono d’ombra; è il tratto di mare dove per la barca a vela sottovento (quella che deve inseguire) è “sconveniente” navigare perché (sempre usando un termine marinaresco) è nei “rifiuti” della barca sopravento (quella che sta davanti). Significa che le vele della barca che sta davanti fa da barriera al vento e riduce notevolmente la velocità della barca inseguitrice. Sulle piccole imbarcazioni questo cono è sempre determinante sull’andamento della regata ma si limita a qualche decina di metri o al massimo a qualche centinaia di metri sulle imbarcazioni più grandi. Sulle barche di Coppa America, dove la vela è alta come un palazzo di 6 piani (immaginiamo un muro di 300 metri quadrati) questo cono d’ombra è così rilevante che può addirittura fermare la barca che sta dietro (perché non prenderà più vento).

Altra caratteristica unica, per il momento alle sole barche della Louise Vuitton Cup, che mentre questo cono d’ombra non ostacola le barche a vela nell’andatura di poppa, anzi è l’esatto contrario, su queste imbarcazioni grazie alla enorme forza propulsiva e di velocità, il cono d’ombra si proietta, anche in questa andatura, “contro” la barca inseguitrice. Durante le regate sarà fondamentale utilizzare “sapientemente” le regole del mach racing dove ad ogni “mossa” della barca che insegue deve seguire la contromossa immediata dell’imbarcazione che sta davanti … si evince che quindi sarà “fondamentale” partire davanti e poi …marcare l’avversario fino al traguardo. Tutto questo si era purtroppo perso nella scorsa edizione con i catamarani ma …fortunatamente è tornato in auge in questa edizione che si presenterà piena di strambate e virate … con grande beneficio per lo spettacolo velico.

L’equipaggio di Luna Rossa è composto da 11 atleti così divisi: due timonieri (uno per ogni lato della barca), un regolatore della vela più grande (randa) e ben 8 atleti con il compito di creare energia (che permette alla barca di affrontare le manovre) girando dei verricelli. Sono tutti italiani con esclusione di uno dei due timonieri, non certamente un rincalzo, stiamo parlando dell’australiano James Spithill, uno dei più grandi timonieri della vela mondiale vincitore di … TUTTO.  Nulla è stato lasciato al caso … l’avventura iniziata a fine settembre 2020, di un lucido monoscafo incellofanato di 75 piedi (23 metri) di lunghezza e 6,5 tonnellate di peso imbarcato su un gigantesco cargo Antonov 124 destinazione Auckland Nuova Zelanda,  è all’epilogo.