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Cultura occidentale, di Arcadio Damiani

Non pensavo che in così breve tempo assistessimo allo stravolgimento se non alla sua completa dissoluzione di quella che è stata ed è la nostra cultura occidentale, di quella storia che pur se travagliata da vittorie e sconfitte ci ha resi partecipi di grandi progressi scientifici, artistici, sociali che ne sono alla base.

Certo, potremmo dire che non è poi detto che il nostro stile di vita sia il migliore in senso assoluto, che le nostre conquiste non abbiano annientato altri modi di vivere, che le civiltà orientali non siano a certe latitudini un diverso modo anche corretto di intendere la vita e le relazioni umane perché ogni verità ha un “logos” e un “topos”.

Ma stiamo qui, in quella localizzazione geografica rappresentata dall’ “Occidente” del mondo e da qui assistiamo ogni giorno ad una continua dissoluzione di quelle che sono le nostre radici e la nostra identità, colpiti da quella strana sindrome che il filosofo Roger Scruton ha definito come “oicofobica” ossia l’avversione contro la “nostra casa”, la nostra storia e il nostro modo di vivere nell’idea di un complesso di colpa come se tutto il male del mondo dipendesse solo da noi, da quell’alveo perverso di dominatori e distruttori che hanno ingenerato solo innaturali disuguaglianze nel resto del mondo.

Basta vedere la rivoluzione dei “Black lives matter” nata non nelle foreste del Borneo o nei Paesi asiatici ma nella civile ed occidentale America, contaminando anche il continente europeo, ove si è fatta man bassa di tutti i simboli della nostra storia, della nostra arte, abbattendo statue di personaggi illustri, certamente non criminali, come Winston Churchill, distruggendo lapidi commemorative lungo le strade o nelle piazze o villaneggiando edifici intitolati ad artisti o scienziati.

Ecco non mi sarei mai aspettato una ferocia così tribale verso il “ricordo” e la sua storia pur nella consapevolezza di appartenere ad una “democrazia” dal ventre molle che non ha saputo e non è stata in grado di manutenere le proprie conquiste.

La feroce decapitazione del professor Samuel Paty avvenuta in Francia per mano di un diciottenne musulmano al grido di “Allah Akbar” dovrebbe indurre il nostro mondo occidentale ad abbandonale la rimozione collettiva sulla violenza islamista, per chiedersi se l’ “appeasement” con cui la questione è stata affrontata fin qui non abbia di fatto contribuito a dare forza ad un terrorismo il cui unico obiettivo è rappresentato dall’odio della civiltà occidentale fondata sui diritti e le libertà ed è già accaduto altre volte nella storia che la disponibilità a dialogo da parte dei paesi democratici venisse interpretata quale segno di “debolezza” da coloro che puntavano all’uso della violenza come strumento per la risoluzione dei conflitti.

Nel 1938 il fuhrer si convinse che l’Inghilterra fosse sulla via del declino e che pertanto non sarebbe mai scesa in guerra qualora la Germania avesse occupato un Paese dopo l’altro ed agì di conseguenza. Stesso errore fatto nei confronti di Stalin che avendo interpretato come debolezza e disimpegno il ritiro dall’Europa degli Stati Uniti dopo il secondo conflitto mondiale si sentì autorizzato a strappare gli accordi di Yalta con cui si era impegnato a far svolgere elezioni democratiche nei Paesi dell’Europa orientale ed impose regimi comunisti sottomessi all’autorità di Mosca.

Paul Bernan nel suo libro “Terrorismo e liberalismo” scrive che il terrorista islamista è consapevole che le società liberali sono intrinsecamente ingenue e che tutto ciò porti la gente con gli ideali più alti e i principi più illuminati ad illudersi in modo pietoso sui suoi peggiori nemici.

Tutto il Novecento è pervaso dal ritardo del mondo democratico nel capire e combattere o quanto meno prevenire nei giusti modi i suoi nemici.

Emblematica la sottovalutazione delle democrazie a Monaco del “Nazionalsocialismo” e solo dopo la tragedia dell’olocausto si definì il liberalismo sostanzialmente “cieco”.

Analogo discorso ai tempi nostri con l’Europa che vien colpita da molti anni dalla ferocia islamista come testimoniano le stragi e i sanguinari attentati a Nizza, Vienna, Parigi, Berlino, Londra, Manchester, Strasburgo, Bruxelles. Come sono stati resi possibili?

Dalla continua inosservanza, se non cointeressenza (l’avvocato del giornale satirico Charlie Hebdo è finito sotto scorta ed ora denuncia: “dopo la strage la sinistra ci ha voltato le spalle. Ha tradito la causa della libertà per vigliaccheria e calcolo elettorale), verso quelle enclavi musulmane che si sono pian pano impadronite dei loro territori ove vige la legge della sharia, noncuranti di albergare in un territorio ove si adottano altre leggi ed altre misure, anzi manifestando con atti terroristici i loro diritti di usucapione territoriale a configurare quelle società multietniche che hanno ben pochi caratteri comuni di convivenza.

Ed in virtù della nostra ineccepibile ingenuità abbiamo loro permesso di integrarsi anche nel cuore dei nostri apparati di sicurezza che dopo anni hanno presentato il conto all’oste. E solo
ora la Francia si rende conto che nelle loro forze dell’ordine vi è un numero forse troppo elevato di esponenti seguaci di Allah minando non troppo velatamente la sicurezza dello Stato.

E solo ora il presidente francese Macron si decide a dichiarare guerra, secondo quello che lui definisce il “risveglio repubblicano, al “separatismo islamista” e più in generale all’ ”Islam politico” e al suo progetto di espansione nella società chiarendo che “bisogna lottare contro la deriva di qualcuno, non stigmatizzare un’intera religione…C’è un islamismo radicale una volontà rivendicata ed un’organizzazione metodica per creare un ordine parallelo e, nel lungo periodo di prendere il controllo della società.

La tentazione radicale ad un jihad, al Califfato territoriale, questa crisi che l’Islam vive in ogni parte del mondo, ci tocca. Salafismo, Wahabismo, Fratelli musulmani hanno portato messaggi di rottura, un progetto politico, la negazione dell’uguaglianza uomo-donna…Le scuole devono formare dei cittadini, non dei credenti” afferma dopo che le autorità hanno scoperto plessi “clandestini” con obbligo di preghiera e personale in niqab.

E continua: “La laicità non significa cancellare ogni traccia di religione però lo Stato avrà il potere di ribaltare le decisioni degli enti locali che cedono alle pressioni dei musulmani come quei menù confessionali alle mense o la separazione fra uomini e donne nelle piscine come in Seine-Saint-Denise o in Normandia”.

Secondo la nuova legge ci sarà anche la fine dell’Elco, l’educazione linguistica e culturale vantata negli anni ’70 che consente ai figli degli immigrati di studiare con insegnati reclutati nei loro Paesi d’origine, “per liberare l’Islam in Francia da influenze straniere” e scatterà per gli autisti degli autobus e chi lavora nel pubblico il dovere della” neutralità” onde scongiurare episodi recenti come quelle donne cui fu impedito di salire sui mezzi pubblici perché indossavano una minigonna.

Ovviamente il leader francese si è trovato contro il ruggito del leader turco Erdogan che invoca una “guerra santa” contro Macron ed il sultano, che sogna il nuovo impero mondiale ottomano ma che inizia ad avere grossi problemi economici e relazionali col resto del mondo per il suo regime dittatoriale, gioca a fare la vittima paragonando i musulmani agli “ebrei perseguitati”.

Incredibile! Ma l’attacco più duro è quello riservato alla Germania che si è sempre dimostrata molto tollerante nei confronti di Ankara dato che nel Paese centroeuropeo albergano circa 5 milioni di turchi “Parlate di libertà di religione, ma siete i veri fascisti, gli eredi dei nazisti…In certi Paesi europei, l’odio verso l’Islam e i musulmani è diventata una pratica promossa persino dai presidenti”.

E dietro gli affondi di Erdogan, definiti “inaccettabili” da Angela Merkel si profila uno schieramento di Paesi islamici pronti ad allinearsi con la Turchia e a sostenere lo scontro con la Francia e con l’Europa come il Qatar (già grande alleato di Sarkozy nella guerra a Gheddafi e agli interessi italiani in Libia) o il Pakistan pronto ad accusare di islamofobia l’Eliseo mentre a casa sua resta in vigore l’ignobile legge sulla blasfemia utilizzata soprattutto per perseguitare i cristiani la cui vittima più famosa è stata quell’Asia Bibi condannata alla forca e tenuta in galera per dieci anni dopo essere stata accusata ingiustamente di non aver rispettato alla lettera i dettami del Corano e miracolosamente sfuggita all’estero da una folla inferocita che la voleva giustiziata in pubblica piazza.

In Austria si è svegliato, dopo l’attentato a Vienna, anche Sebastian Kurz “Istituiremo il reato di islam politico per poter procedere contro coloro che non sono terroristi, ma che creano loro terreno fertile, un approccio robusto in tutta Europa contro i “foreign fighters” che sono semplicemente una bomba ad orologeria e quindi una minaccia per le nostre società” e nel Paese sarà introdotto un registro degli Imam e ci sarà un inasprimento delle leggi sulle associazione e i simboli.

Per non parlare dei Paesi del patto di Visegrad da sempre contrari alla immigrazione incontrollata dal continente africano.

E l’Italia? Il nostro paese è la metafora più calzante del “Deserto dei tartari” un romanzo di Dino Buzzati il cui tema centrale è quello della “fuga del tempo”, ove una legione militare agli ordini del sottotenente Giovanni Drogo è rinchiusa in una fortezza, un anacronistico “cloud”, in attesa di un nemico da combattere per diventare eroi, mentre fuori vive un’altra vita percorrendo orizzonti diversi.

Il nostro sottotenente si chiama Giuseppe Conte arroccato nella Fortezza Bastiani (Palazzo Chigi) a capo di una compagine militare che al posto del desiderio di diventare eroi fa del “cameratismo” (ossia le aule parlamentari) l’unica ragione di esistenza e di arroccamento ma diversamente da Drogo che ha il coraggio di morire da solo e malato, avendo atteso inutilmente la prova della gloria ma avendo superato con dignità la paura di soccombere, il nostro non ha alcuna dignità, solo paura di scomparire dall’agone politico e tornare alla sua occupazione molto meno remunerativa ed ammaliante.

E sì siamo il Pese che incarna perfettamente il degrado della nostra cultura occidentale, siamo la democrazia più avanzata al mondo zeppa di diritti e molto povera nei doveri, l’anarchia al potere dove “uno vale uno” dove il popolo non è più sovrano, il “demos” non conta più nulla.

E questo inconveniente della pandemia per certi verso pauroso e mortifero non ha fatto altro che portare alla luce lo stato del nostro Stato: debole, inconcludente, isolato, suddito, anidentitario.

L’Italia fatta dai grandi in mano ad unità subatomiche pronte a reagire chimicamente con qualsiasi altra particella! Spettacolo angosciante e deprimente.

Non si effettuano scelte, alleanze, impegni risolutori di problematiche, allo scopo di pura e semplice sopravvivenza, senza alcuna dignità di sapere quale forno produca il pane quotidiano.

Come in uno zoo aspettiamo che il guardiano ci dia qualcosa da mangiare per vivere ed allietare i visitatori della fauna in cattività.

La nostra scuola, una delle migliori al mondo, funestata e distrutta da regole e burocrazia che tutto considerano tranne che l’istruzione, quella vera, sostituita dall’indottrinamento come l’introduzione delle teorie gender in ambito scolastico, l’abiura della religione cristiana dei suoi simboli e tradizioni perché ritenuti offensivi verso altri credi pur se in netta minoranza, il controllo serrato della comunicazione del corpo docente che non deve mai andare oltre il canovaccio del “pensiero unico” pena il licenziamento e defraudato da quel minimo di autorevolezza necessaria nel rapporto con i discenti con l’abolizione della cattedra ritenuta “discriminante”, alla mercè del primo alunno che lo picchia e gli tira contro il cestino dei rifiuti, l’abolizione del voto numerico, più emblematico ed utile, sostituito dal giudizio che se non consone a quello dell’alunno o del genitore rischia di finire nelle aule tribunalizie o lungo la strada in agguati.

Il QI medio della popolazione mondiale, che dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’90 era sempre aumentato, nell’ultimo ventennio è invece in diminuzione, soprattutto nei paesi più sviluppati.

Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale e l’impoverimento della lingua: non si tratta solo della riduzione del vocabolario utilizzato, ma anche delle sottigliezze linguistiche che permettono di elaborare e formulare un pensiero complesso: scomparsi i tempi futuro, condizionale, congiuntivo, imperfetto con un pensiero quasi sempre al “presente”.

E senza parole, per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è reso impossibile! La storia è ricca di esempi e molti libri (George Orwell-1984 o Ray Bradbury-Fahrenheit 451) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole. Altro che la “scuola” di Socrate alla base di ogni buona società!

Abbiamo problemi economici enormi con un debito pubblico che continua a lievitare senza sosta ma i nostri governanti non fanno nulla per evitare una recessione sempre più all’orizzonte addirittura si adoperano esattamente per l’opposto: invece di implementare le imprese che producono lavoro e ricchezza rimpinguando le casse dello Stato, aumentano le spese con elargizioni, mancette, bonus, redditi di cittadinanza miranti solo a conseguire un opinabile riscontro elettorale, non certo utili al bene e al progresso del Paese.

Ma lo sdegno e l’orrore pur tollerando queste misure, lo abbiamo quando veniamo a conoscenza delle prebende economiche che si auto elargiscono quelli che siedono negli alti scranni come un milione di euro in più all’anno per deputati e senatori per “esigenze parlamentari”, ossia?

Un fondo “markette” con cui i parlamentari avranno la possibilità di realizzare concretamente i provvedimenti richiesti da singole categorie che li supportano a da cittadini del loro collegio.

Alla faccia dell’artigiano o piccolo imprenditore che chiude battenti e che non ha più di che vivere! E che dire della diaria di circa 300 euro al giorno che i parlamentari europei pretendono per stare “in presenza” in parlamento o in “smart working”? Poverini, hanno investito in mutui costosi che adesso devono soddisfare, come disse anche un semplice usciere del nostro parlamento: i “diritti acquisiti non si toccano mai”, hai voglia a denunciare emergenze pandemiche o economiche.

Addirittura i sindacati si sono fatti portavoce del diritto degli impiegati della pubblica amministrazione che pretendono i “buoni pasto” pur in “telelavoro” da casa.

Chissenefrega della partita Iva che se non apre negozio muore.

Quasi quasi mi rifaccio la sala stampa a Palazzo Chigi (altri soldi buttati in questa fase critica) perché quando parla il sottotenente deve dare l’immagine con uno sfondo più tranquillizzante ricco di “caotico movimento”, dinamico non col solo blu “fermo” voluto da Mario monti, così che il cittadino segue lo sfondo e non ascolta le nefandezze dei continui dpcm!).

Ecco la manifesta distanza tra governanti e sudditi! E se questa è cultura occidentale non dovremmo essere poi così severi se qualcuno cominci ad odiarla!

L’Islam? No problem? Uniamoci nella fratellanza universale voluta da Bergoglio, sincretismo religioso, mai nominare Cristo (lui fa volentieri ameno del titolo di “Vicario di Cristo”) o Madonne perché divisivi non mira all’ “unicità” e chissenefrega di evangelizzare, meglio “evangelizzati” dai seguaci di Maometto che se sgozzano cristiani e preti lo fanno per il nostro bene e mai e poi mai far seguire al terrorista l’appellativo di “islamico”, non è corretto nei confronti di quella santa religione che si nutre del sangue degli infedeli più che di quello del Figlio di Dio, è solo un “povero pazzo” a dire il vero non troppo isolato.

A riguardo anche i giornalisti sono “obbligati”, tranne qualche rara e coraggiosa eccezione, a seguire i dettami della stampa di regime sempre “democratico”. Confini aperti a tutti “Venghino, venghino” anche ai tunisini che pur fregandoci i soldi hanno incrementato gli sbarchi.

Comunque preferisco morire di Covid che di Mezzaluna riprendendo Vittorio Feltri.

In politica estera abbiamo grossi problemi con i nostri mari che non riusciamo più a controllare e con un Mediterraneo sempre più preda di Cina, Russia e Turchia con la Cina che già sta abbandonando la “via della seta” perché più difficoltosa e sta trattando per un accordo commerciale “Regional Comprehensive Economic Partnership” (Rcep) con diversi Paesi asiatici come Filippine, Indonesia, Singapore, Tailandia e Giappone, Corea del Sud, Australia.

Con esso la Cina punta ad essere il sistema integrato Asia-Pacifico, aprendo molto di più il proprio mercato interno alle nazioni dell’are per condizionarle. Sarebbe opinabile che la Ue procedesse ad un’intesa euro-americana per contrastare il predominio cinese e difendere il nostro export ed in questo sarebbe opportuno per l’Italia convergere più con la Germania visti gli interessi simili.

Ma il nostro governo di che si occupa?

Certo della proposta di legge Zan-Scalfarotto sulla omotransfobia che fingendo di tutelare la libertà di opinione di fatto colpisce ogni condotta astrattamente definita come “discriminatoria” per dirla con la voce dell’ex presidente della Corte di Cassazione Pietro Dubolino.

Magari si occupasse di mettere più chiarezza alla comunicazione per i presidi anti-pandemici, le linee guida per la prevenzione e la terapia.

Anche in questo campo fanno da padrone i diktat anti economici ed anti libertari. E’ l’eccesso dei diritti, senza alcuna regola, che sta distruggendo la nostra civiltà e le nostre sudate libertà!

Diritto all’aborto, diritto all’eutanasia, diritto a sentirsi diversi dal proprio sesso biologico, diritto ad avere famiglia omogenitoriale, diritto alla procreazione in “affitto”, diritto di sbarcare lungo le nostre coste e di manifestare l’acredine e l’odio verso di noi come ha fatto in un video shock il rapper clandestino, algerino, che nel centro di prima accoglienza di Monastir, ha inneggiato a mozzare le nostre teste, diritto degli immigrati di circolare liberamente nei nostri territori e di pianificare atti terroristici a nostro danno, diritto di avere un tetto usurpando le nostre proprietà senza alcuna possibilità di rivalsa.

E diritto allo stupro, perché l’orgasmo è diventato un diritto cha va soddisfatto come accaduto alla ragazza comasca che impietosita ha regalato un panino ad un nigeriano affamato che, dopo il pasto ha ritenuto giustamente di soddisfare anche le parti basse stuprandola.

Ed il solo record che ha l’Europa è quello dei suicidi, avendo superato in questo campo anche la polimorfa America. Ma l’importante è “bucare” lo schermo!

Non comunicare con chiarezza i veri problemi e le possibili e ragionate soluzioni.

Siamo una democrazia in perenne campagna elettorale e la “giusta propaganda” di cui sono “allezzionati” (gergo napoletano) i nostri politici è l’imperativo categorico!

Come il reddito di cittadinanza, nulla di più infelice per il tessuto costituzionale del nostro Paese che intaccano come dice Carlo Nordio la credibilità dello Stato. E questo per quattro ragioni.

La prima è che quando questi sussidi vengono distribuiti a “pioggia”, quest’ultima cade un po’ dappertutto con criteri vaghi e generici tenendo in nessuna considerazione che la povertà si combatte non con l’assistenzialismo ma favorendo gli investimenti, assecondando l’inerzia a scapito di chi lavora davvero.

La seconda è che sono mancati i controlli prevedendo lo stato di reale bisogno, le qualità morali e l’impossibilità di occupazioni alternative.

Incombenza affidata ad organismi improvvisati ed impreparati (navigator) in un Paese zeppo di ciechi patentati, sordomuti concertisti, paralitici maratoneti e addirittura all’omicida del giudice Livatino, da non credere!

La terza è che si è fatto ricorso all’”Autocertificazione” che fa affidamento al senso civico, utile per attestare i requisiti necessari per un concorso pubblico e sottoposti a verifica successiva, pericolosa quando il controllo avviene dopo l’erogazione del beneficio, perché ne è difficile il recupero con immenso danno sociale.

La quarta è che le sanzioni per questa appropriazione fraudolenta, pur adeguate, sono inesistenti nella loro applicazione. Che altro aggiungere, se questa è civiltà e democrazia allora ditelo! Ce ne faremo una ragione!

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