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DEMOCRAZIA: DOVE?

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Sconcertante! Non si riesce a trovare i responsabili del crac della banca senese, alleggerito ultimamente da iniezione di circa 7 miliardi ovviamente a fondo perduto vista la sua pregevole inutilità. Sarebbe come difendere l’indifendibile di anarchica memoria. E chi ha ottenuto un prestito dalla banca MPS non restituendolo è stranamente a piede libero mentre massacrare fiscalmente gli artigiani e le piccole imprese ridotte alla canna del gas sembra essere del tutto lecito. Come indurre al suicidio chi ha perso nell’attimo fuggente i risparmi di una vita. Ma che c’è di strano? Diceva Ezra Pound “I politici non sono altro che i camerieri dei banchieri” e Bertold Brecht “Cos’è una rapina in banca a confronto della fondazione di una banca?”. Parafrasando la stampa potremmo dire “Questa è la democrazia bellezza!”. Siamo in pieno post umanesimo ma non per la rivolta digitale che infierisce sulle attività lavorative bensì per la mondializzazione di un conflitto che, esulando dalla sporadicità topografica come da sempre e scemando da ruoli e cause ben definiti, si conforma in un’unica distinzione belligerante fra chi possiede le leve di comando e tutti gli altri. L’umanesimo antropologicamente caratterizzato, storicamente foriero di sublimi livelli di arte e pensiero si è trasformato in un malefico “avatar” che mira ai massimi livelli di disuguaglianza, di ricchezza, di dignità, di negazione del libero arbitrio. Ci troviamo infatti in un’epoca di una chiara contraddizione fra libertà e schiavitù, fra una democrazia e la sua trasformazione nella peggiore dittatura oligarchica mai assistita. Ci si vuol fra credere che essere liberi significa entrare in contatto con l’universo mondo celando l’alto prezzo da pagare per questa possibilità. Ed in questi giorni stiamo assistendo a fenomeni che evidenziano con tutta la loro forza il grande dislivello fra rispetto della dignità umana ed il suo stesso massacro. E uno dei più grandi protagonisti di questo feroce conflitto è il “social network” di cui le sovrastrutture si servono per asservire. Lo scandalo di Facebook che avrebbe violato la privacy di milioni di cittadini consentendo la fruibilità di dati personali per manipolare scelte politiche o di mercato dei cittadini. E allora? C’è da stupirsi? Non credo! Da sempre arrivano messaggi “mirati” nelle nostre mail dopo che su Google abbiamo espresso le nostre ricerche. Ovvio qualcuno ci osserva e ci viene incontro regalandoci opportunità. Possibile che nessuno fin d’ora si è mai sorpreso di quanto semplice sia questo nesso fra comunicazione e perdita della privacy dei propri dati personali, per nulla osservando quanto l’hackeraggio ha sortito svelandoli anche sistemi molto riservati come quelli delle agenzie di Intelligence nazionali? E la sfiducia nel dare il proprio numero di carta di credito di un pagamento on line è così inspiegabile? Come non ricordare che nelle batterie del cellulare, non più sostituibili, si annidano microchip localizzatori di ogni istante della nostra vita? Vogliamo mettere sui “social” tutta la nostra vita vissuta anche per intimi particolari e poi ci meravigliamo se qualcuno ne fa’ carne di porco? Statene lontani se potete con un sano detox digitale auspicabile , perché tanto è una “dipendenza” per chi non l’avesse ancora capito. Ma lo sconcerto maggiore è dato da fatto che la questione è venuta alla luce solo ora che la sinistra mondiale sta perdendo pezzi e ne deplora la responsabilità verso Mark Zuckerberg che non ha adeguatamente vigilato sull’ utilizzo di dati personali di circa 50 milioni di cittadini americani da parte della società “Cambridge Analytica” che avrebbero successivamente condotto alla vittoria presidenziale di Donald Trump. Analogo piagnisteo per la Brexit e per la recente batosta elettorale della sinistra nel nostro paese. Vuol dire solo che i liberali sono più intelligenti dei progressisti nell’usare l’arma voluta dagli indottrinatori! A bocce ferme viene anche riportato sui giornali che Carol David, ex manager della campagna elettorale di Barak Obama, ha confessato che nel 2012 lo staff del presidente, impegnato nella corsa per il rinnovo del mandato, “risucchiò” i dati di milioni di iscritti a Facebook con l’intento di usarli per la propaganda. I responsabili del social network si accorsero della mossa ma siccome erano anch’ essi obamiani diedero alla Casa Bianca il permesso di continuare. Ed ascoltare solo da una parte le lamentele c’è di che riflettere. Infatti Antonello Soro, garante della privacy ed ex capogruppo Pd, afferma “L’ingerenza di Facebook nella politica è così grande da condizionare gli sviluppi dell’umanità”. Addirittura! E Beppe Severgnini, altro sodale sinistro “In questo modo la democrazia affonda”. E Michele Anzaldi (deputato Pd) “Ci vuole una commissione d’inchiesta ad hoc”. E si capisce come dice Soro che è in pericolo lo sviluppo dell’umanità di quell’umanesimo tanto caro ai globalizzatori che amano iperconnettere e ipersfruttare solo se i messaggi sono adeguatamente “taggati” come lo smantellamento della famiglia tradizionale che dura da anni o l’indottrinamento scolastico delle teorie gender perché qualche illustre fabbricante si è rotto le scatole di produrre vestiti per uomo e per donna: perdita di tempo! Che bella questa democrazia che affonda! E come si fa a non comprendere che questo post umanesimo deve comunque fare i conti con chi non ha ancora rivestito il vello ovino? Ma non sarebbe il caso di riflettere sul fatto che comunque queste felpe californiane detengano miliardi di dati personali mondiali e non sono sottoposte ad alcun controllo pubblico? E non sarebbe il caso di riflettere sul fatto che, come afferma Alessandro Campi, a prescindere dalle manipolazioni psicoanalitiche via Web, non si stia sbagliando analisi e previsioni perché semplicemente storditi da traumatici eventi politici che si sono verificati e talora non bene spiegabili? E siamo sicuri che se non ci fossero stati i manipolatori del Web, Hillary Clinton siederebbe alla Casa Bianca, il Regno Unito avrebbe acquisito l’euro, e magari Renzi e Berlusconi fossero co-governanti e che Berlusconi nel 1994 vinse le elezioni perché aveva dalla sua le televisioni? E siamo sicuri che queste scelte le avrebbero fatte diverse quei cittadini civili, razionali, veramente liberi e sinceramente democratici? E se in realtà la popolazione sta invecchiando e sappiamo tutti che l’anziano ha poca propensione al network e ai messaggini, com’è che alla fine ha vinto l’analogico e non il digitale? Lo sconcerto è che comprendiamo quanta sia ampia la platea mondiale degli sfruttatori, con le cooperative che fanno affari con i profughi, con le navi delle ONG che vengono sequestrate, con i vertici della Chiesa tradizionale decimati e ci mancava anche la testimonianza dell’Arcivescovo Bruno Forte a dire che i due Papi si amano alla follia. Ma è la maggioranza di quelli che hanno fame che alla fine assalteranno il forno delle Grucce. In Giappone, una delle nazioni più industrializzate e tecnicamente avanzate, è di questi giorni la notizia che gli anziani si fanno arrestare perché “ In carcere non siamo più soli e la vita è più facile in prigione” con un boom dei piccoli reati specie di donne over 65 anni e di penitenziari si stanno attrezzando per l’assistenza. Stiamo vivendo comunque ad un autentico risveglio, non so quanto vincitore, di quello spirito liberale che spero controlli i nostalgici ma che arrestino anche i devastatori dei centri sociali, che riporti la magistratura ad essere potere “indipendente” ed uno Stato che intervenga solo “controllando”.

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