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DESTRUTTURAZIONE CONCETTUALE

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242 Ma come si fa a non vedere cosa sta portando la tesi di Jaques Derrida nella seconda metà del novecento in merito alla “destrutturazione” del linguaggio e dei concetti? Si stanno modificando gli ordini formali dei concetti stabiliti ed assimilati con nuove forme che, con l’idea di creatività e di nuove espressioni, nascondono ancora una volta la presa di potere del pensiero uniformante allo scopo di abiurare da leggi ed usi oramai consolidati. Ed ecco che aumentando la temperatura le molecole iniziano il loro vorticoso movimento non più legate al reticolo della materia ma che girano all’impazzata! Il risultato finale? Evaporazione! Ed è quello che sta succedendo ove la vittima diventa carnefice, l’assalito diventa l’assalitore da condannare come nel caso a Brescia ove la vittima subisce una pena maggiore del ladro , la minoranza indifesa la matrice soverchiante. E la copertina di TIME celebra personaggi dell’anno le donne vittime di molestie. Tutte vittime? O le vittime sono anche quelle che vengono oltraggiate dai media per reati ove non si può escludere quantomeno il concorso di colpa? Se si ammutisce Salvini sotto la bandiera delle BR non è notizia ma se il direttore del “Tempo” Gian Marco Ciocci ne fotomonta un’altra simile con la Boldrini bendata apriti cielo! E’ questa la base ideologica del neopartito progressista “Liberi e Uguali”? Liberi da che e Uguali a chi? Ora comprendo che la manifestazione “fumogena” di “Forza Nuova” presso la redazione del gruppo “Espresso-Repubblica” se la potevano risparmiare oltretutto per metodi non proprio nuovi ma è altrettanto vero che in fondo il motivo dell’incauta protesta è del tutto plausibile. Perché il neo direttore del quotidiano al soldo di De Benedetti ha recentemente stretto un rapporto di fattiva collaborazione con la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli per introdurre a scuola un canovaccio corretto di espressioni giornalistiche che non si discostino molto dal linguaggio del “politicamente corretto”. Ora se ci rifacciamo alla stampa del Ventennio ove la censura abbondava nel nascondere gli errori e gli orrori sociali anche di cronaca nera che potessero minare l’appartenenza o la fiducia nella “Nazione” non si può non intravedere impressionanti analogie. La notizia purtroppo non viaggia solo sulla carta bensì nell’etere, molto più velocemente, e visto l’uso tanto agognato della tecnica ora vorrebbero ricorrere ai ripari “normalizzando” anche l’elettrone veloce. Ma chiudere la stalla quando i buoi sono scappati non rende ragione del provvedimento e soprattutto risulta inutile quanto ridicola nel senso che “Excusatio non petita: accusatio manifesta”. E poi se ripenso a quanto vissuto negli anni ’70 dal padre del neodirettore di Repubblica mi viene un po’ da pensare per le scelte del figlio…