fbpx

DIFENDERE LA VITA…

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2
Su un muro romano è stato esposto un maxi manifesto che illustra la foto di un feto di 11 settimane che si ciuccia il dito e con una scritta “Tu eri così ad 11 settimane ed ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”. Ovviamente francamente provocatorio tanto per risvegliare un attimo qualche coscienza. Ma social e PD vogliono censurare il manifesto di onlus “Provita”. E infatti la rivolta non si è fatta a partire dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà che in un tweet ha scritto “Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne. Da rimuovere subito”. Dopo solo due giorni di esposizione la lobby abortista ha fatto rimuovere il manifesto così l’intolleranza ha prevalso negando ovviamente la libertà di espressione. Ora che ci sia stata nell’aprile del 1978 la legalizzazione dell’aborto col 68% dei consensi degli italiani mi sta bene in un paese ove la democrazia si esprime secondo maggioranza anche se le parole iniziali della legge sono abbastanza discutibili come “Norme per la tutela sociale della maternità”. Ma è altrettanto vero che il 32% del popolo italiano non ha votato questa legge e non è una percentuale ridicola, anch’essa avrebbe diritto di dissentire o quanto meno di riportare alla luce mezzi di conoscenza che possono far riflettere perché un embrione a quell’età ha un cuore che batte ed ha tutti gli organi già presenti ed assistere ad un esame ecografico durante la pratica abortiva dove si vede questo piccolo essere che sfugge il bisturi tranciante forse potrebbe far riflettere chi non ha mai visto queste sequenze. Altro che semplice “grumo di cellule”. E se Einaudi, campione di liberalismo affermava “Conoscere per deliberare” che male c’è se si possa credere nel dubbio che in fondo spesso deliberando non si conosce appieno? Ma l’oscurantismo medioevale, quel bigottismo tanto vituperato e combattuto, non è forse il miglior mezzo di propaganda di uno pseudo progressismo che rivela ed afferma paradisi inesistenti come il diritto ad ogni costo, la felicità delle famiglie allargate e a geometria variabile, la libertà di uccidere una vita in fieri? “Oscurare per deliberare” è questo il nuovo mantra della nostra organizzazione sociale. Ma come si fa a parlare di tutela sociale della maternità quando essa stessa ha perso oggi il valore di quella cosiddetta unità materno-fetale quando relega l’utero ad una fabbrica di merce che può essere venduta? Come si fa a parlare di tutela materna senza considerare la tutela di un feto vivo? Chi tutela quest’ultimo? Già, la vita come un noioso incidente di percorso, come un usurpatore delle libertà incondizionate, come un dissipatore di risorse economiche, mai come un progetto, un’affermazione antropologica del sè, il prosieguo della catena umana. La vita intesa come negazione della propria felicità, come ostacolo alla propria realizzazione secondo una spinta profondamente egoistica in un mondo ove sempre più spesso appare ciò che non è. E la cosa ancora più strana evidente è che questo manifesto è stato così rapidamente oscurato diversamente da altri manifesti scioccanti che hanno albergato per più tempo le mura di tante città come quelli inneggianti alla legalizzazione della Cannabis o quelle delle campagne shock di Oliviero Toscani come quella che ritraeva una bimba appena nata fra le mani dell’l’ostetrica con il cordone ombelicale ancora non reciso, come quella di un sedere in primo piano con un timbro “HIV Positive” o quelle per la tutela stradale ove si vedono macchine con lamiere contorte e cadaveri coperti da lenzuoli intrisi di sangue. Queste non sono immagini scioccanti perché in fondo non ci toccano nella nostra intima ragione nei nostri personali sentimenti: basta non drogarsi, non praticare la sodomia, stare più attenti sulla strada. Il killeraggio fetale assume tutt’altra importanza perché svela la povertà economica e culturale che è alla base di un falso progresso molto utile a chi detiene le fila del potere come successo in Cina con la politica del figlio unico ha procurato negli anni circa 450 milioni di apporti; anche noi abbiamo scherzato con i nostri 6 milioni. Svela le nostre più grandi debolezze che per una madre è l’inadeguatezza nel generare una vita. Non si lotta per il diritto di essere tutelati durante e dopo questa naturale condizione: la tutela della famiglia tradizionale è stata volutamente abbandonata, depauperata della sua importanza perché possibile area di autonomia. Liberi finalmente di essere soli, sprovveduti, confusi in una forma di autismo esistenziale ma diverso dalla forma psicologica perché in questo caso può essere espressione di una intelligenza fuori dal comune mentre nel primo è solo lo specchio di una lunga e costruita povertà intellettuale e culturale. E se solo penso che l’attuale Papa ha definito Emma Bonino una grande donna dopo che questa alcuni decenni fa ha procurato circa 80.000 interruzioni di gravidanza con una pompa di bicicletta provo una sensazione di un profondo freddo per la inconcepibile deriva relativista che stiamo vivendo. E la “mors tua vita mea” ne è l’epitaffio!

ANCORA NESSUN COMMENTO

I commenti sono chiusi