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…DIFFERENZA UOMO-DONNA

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Da una settimana in America tiene banco la notizia che un ingegnere di Google è stato messo alla porta e licenziato solo perché si è fatto portavoce in maniera molto argomentata che fra l’uomo e la donna ci sono differenze soprattutto biologiche e psico-attitudinali. Nulla di più ovvio naturalmente ma che non trova accesso nei giri corticali dei big della Silicon Walley molto ben improntati nella guerra verso chi si oppone al loro pensiero molto unificatore e attualmente politicamente corretto. James Damore è un brillante (dottorato ad Harward) e giovane ingegnere di Google che ha avuto ad un certo punto la malsana idea di pubblicare uno scritto di 10 pagine dal titolo “Google’s ideological echo chamber” cioè la camera dell’eco ideologico di Google. La parola “eco” è molto efficace e dirompente stando a significare una situazione in cui le opinioni vengono rafforzate dalla costante ripetizione all’interno del sistema. Come ai tempi del terzo Reich dove il gerarca nazista Goebbels affermò che ripetere una bugia cento, mille un milione di volte e diventerà una verità. E’ su questo problema che Damore ha promosso il pamphlet cioè sul fatto che le idee sono divenute diktat aziendali sul rapporto fra i sessi. E la levata di scudi dei vertici aziendali è stata oltremodo repentina con il chief executive di Google Sundar Pichai che tuona “..parti del memo violano i nostri codici di condotta e superano il limite, diffondendo nel nostro luogo di lavoro stereotipi in genere dannosi..” e con il vicepresidente Danielle Brown che condanna il documento perché farebbe “affermazioni non corrette sul gender”. Ora comprendiamo il disagio dei vertici di Google per un documento che potrebbe avere anche punti critici come un mancato rispetto delle capacità femminili o di alterazioni dei rapporti collaborativi fra i sessi in un’azienda estremamente digitale e tecnologica o qualche perplessità sulle istanze “gender” espresse nel pamphlet che doveva prima passare sotto una verifica superiore ma credo che innalzare un polverone sino al licenziamento sia stato un boomerang per la stessa Google ossessionata dal “presunto sessismo” e dal “politicamente corretto” da non permettere discussione alcuna sulle differenze uomo-donna. Esempio più che lampante di come la democrazia del web si trasmuti in una delle peggiori e pericolose dittature che annienta qualsiasi pensiero “altro” producendo una ideologia dominante zeppa di idee “sacre” e indiscutibili. E’ per la parola “eco” come cassa di risonanza continua che l’azienda è rimasta fortemente piccata non credo tanto sullo specifico. E dopo il manifesto politico di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, arriva la proposta del guru digitale Parag Khanna per cancellare la democrazia. Il modello prevede un governo tecnocratico che operi sfruttando l’innovazione tecnologica e le competenze degli esperti attuando una pianificazione efficace sul lungo periodo; in pratica una forma di dittatura! Lo storico israeliano Yuval Harari autore del best-seller “Homo Deus” ha pubblicato un articolo sulla rivista “New Statesman” dal titolo “L’età del disordine: perché la tecnologia è la più grande minaccia per l’umanità”. Questo autore non odia l’innovazione tecnologica eppure profetizza che questa, specie nel campo della bioingegneria e dell’intelligenza artificiale, darà al genere umano poteri senza precedenti, quasi divini ed è estremamente difficile prevedere il potenziale impatto di queste tecnologie. Il filosofo Noam Chomsky sostiene che “il modo migliore per mantenere la gente passiva e obbediente è quello di limitare in modo rigido lo spettro delle opinioni accettabili e consentire un dibattimento limitato in questo spettro”. E come diceva Philip Rothle ideologie riempiono la testa della gente e compromettono una lucida osservazione della vita”. Ma cosa ha scritto James nel suo testo? Semplicemente fa un elenco dei pregiudizi di “destra e di “sinistra” facendo notare che i due punti di vista, il progressista e il conservatore, sono necessari in un’azienda che funzioni. Mentre in Google si ripete fino alla noia che i pregiudizi impliciti o espliciti frenano le donne sotto l’aspetto tecnico e della leadership. Ma l’assurdo è che nel documento si afferma che la disparità fra i sessi debba essere eliminata ma per farlo è necessario anche che si tenga conto delle differenze di approccio al lavoro che caratterizzano maschi e femmine. Differenze che si basano oramai su studi e statistiche acclarati e che non dipendono dal contesto sociale o dai pregiudizi bensì dal fatto che esiste una “biologia diversa” nei due sessi. Le donne infatti mostrano mediamente più interesse verso le persone e le relazioni umane mentre l’uomo è più interessato alle cose. Uomo tecnologico-donna relazionale e sfido chiunque ad affermare che in un’azienda non ci sia bisogno di entrambi i ruoli e che come tali siano diversi come importanza o remunerazione. Tutt’altro, spesso i ruoli relazionali rappresentano la fortuna aziendale perché è dai rapporti e dal marketing con altre aziende che nasce il business. Invece il dipartimento del lavoro statunitense ha accusato Google di fare una politica salariale discriminatoria con donne penalizzate da una minore remunerazione e siccome il colosso tecnologico è anche “contractor” del governo americano la sua condotta appare francamente illegale verso le disposizioni governative. La disputa è attualmente davanti ai tribunali e forse proprio per questo trambusto legale che la Google ha difeso in maniera così eclatante il ruolo femminile buono per l’idea meno per la tasca. Ma come si fa a censurare l’affermazione che il maschio e la femmina sono diversi anche neurobiologicamente? Una verità lampante naturale e storica su cui si fonda la vita umana con tutte le sue relazioni. Penso che l’unico criterio di selezione sia quello più naturale e prescritto anche dalla nostra Costituzione: avanti i capaci e i meritevoli siano essi uomini o donne, etero o omosessuali. Che poi ci siano mansioni in cui le donne diversamente dagli uomini o gli omo diversamente dagli etero siano più adatte è incontrovertibile. Ma abbandonare i vecchi pregiudizi sessisti è più che giusto come è altrettanto ingiusto invocare tutele sessiste e quote rosa a prescindere per favorire le donne. Un esempio di quanto l’intelligenza e le qualità vengano fuori e riconosciute è quello della nuova direzione del CERN di Ginevra affidata alla nostra Fabiola Giannotti fisica di livello elevato; per la prima volta in ottant’anni il Nobel “under 40” per la matematica è stato assegnato ad una iraniana-americana Maryam Mirzakhani. E allora dov’è la discriminazione? La diversità esiste eccome ma non fra uomo e donna ma fra chi si sforza di pensare e credere in se stessi e chi si affida ad un’ideologia che come dice Sartre è libertà mentre si fa e oppressione quando è fatta o come afferma Doris Lessingle ideologie come le fedi hanno fatto e continuano a fare una immensa quantità di male poi grazie a Dio tramontano e scompaiono”. È solo un intermezzo misoginico tirato a lucido proprio nella valle del silicio dove hanno visto la luce Apple, Microsoft, Hewlett e Packard, Facebook, Google, e-Bay, Tesla, start up rivoluzionarie messe su da giovani maschi spiantati, divenuti tycoon dai conti in banca stratosferici. E si può ammettere pertanto, con le dovute eccezioni, che nel settore hi-tech il primato è maschile e come nota acutamente Annalisa Chirico il fatto che le più importanti web company siano state fondate da uomini non significa che una regia occulta sia impegnata nella esclusione delle donne. Queste sono più brave a fare altro e la loro intelligenza risiede nella consapevolezza che il loro potere non sta nella impossibile parità biologica ma nella splendida diversità che le contraddistingue con quella capacità di ascoltare e accogliere anche in mezzo ad un numero assurdo di figli e lavori e la felicità di avere il privilegio di accogliere una vita. Donne intuitive e multitasking, uomini logici e razionali è un’affermazione non peregrina! Molta strada è stata fatta da quando Cesare Lombroso grande psichiatra e fondatore dell’antropologia criminale nel suo “La donna delinquente, la prostituta e la donna normale” nel 1893 spiegava che “la donna è in tutto inferiore all’uomo, menzognera stupida e cattiva e che ha molti tratti simili al fanciullo, al selvaggio e quindi al criminale: irosità vendetta gelosia e vanità e nella mente e nel corpo la donna è un uomo arrestato nel suo sviluppo”. E le misurazioni di questi studiosi erano esatte nel senso che il cervello femminile pesa 1200gr e quello maschile 1350gr per cui l’uomo ha più neuroni ma come afferma Giulio Maira neurochirurgo del Policlinico Gemelli di Roma la novità consiste nel fatto che il cervello delle donne possiede le sue caratteristiche originali e peculiari tra cui un maggior numero di connessioni interemisferiche ed aree cerebrali con almeno il 10% di neuroni e connessioni in più. Ciò sta a significare come scrivono lo psichiatra Cantelmi e lo psicologo Scicchitano nel loro “Educare al maschile e al femminile” che decidere chi sia superiore o inferiore tra l’uomo e la donna è come stabilire se a tavola sia più importante il coltello o la forchetta. E se un figlio nasce dalla relazione fra un uomo e una donna non è perché ci sia solo l’ovulo e la spermatozoo ad incontrarsi ma perché si incontrano due realtà, due cuori e due cervelli diversi e complementari. Insieme si vede meglio per dirla tutta! Molto opportuno il libro del cardinale Angelo ScolaIl mistero nuziale. Uomo-donna, matrimonio-famiglia” nel quale si pone l’angosciante domanda: chi vuole essere l’uomo del terzo millennio? Il cardinale insiste nella necessità di riconoscere l’altro e anche rispetto al caso del “gender” è necessario ascoltare per crescere insieme nella ricerca della verità. E’ una impostazione culturale che desidera superare la discriminazione della donna alla quale venivano assegnato ruoli convenzionali spesso a mortificare la loro fisionomia, libertà e dignità ma nel contempo ci mette in guardia dal rischio attuale di superare questa impronta arcaica delle convenzioni operando una scelta molto inadeguata approssimativa e controproducente come quella di annullare il carattere insuperabile e imprescindibile della differenza sessuale. Il mistero nuziale di cui parla Scola si manifesta nell’intreccio contestuale di tre elementi: differenza sessuale, relazione d’amore, fecondità. Rispetto a questo non è decisivo che oggi la tecnica possa separare de facto questi tre elementi ma va rivendicato il fatto che la tecnologia non può pretendere di diventare un “imperativo tecnologico” per quanto la mentalità dominante del diritto alla felicità ad ogni costo lo diffonda. E sempre dal punto di vista culturale è molto importante saper distinguere i due termini spesso equivocati di “differenza” e “diversità”. L’uomo, spiega il cardinale, situato nella differenza sessuale come “maschio” trova e scopre l’altro essere umano nella donna a sua volta situata nella differenza sessuale della sua “femminilità”. Per questo l’uomo e la donna si trovano “spostati” durante l’innamoramento perché scoprono un “alter ego” che non è il proprio e qui sta la difficoltà iniziale ad integrarsi a scoprire un occhio diverso col quale guardare il mondo. Questa differenza sessuale è costitutiva dell’io e non può pertanto essere fattore di discriminazione come il volto e le sembianze uniche di ogni uomo a meno di non ricordare le discriminazioni razziali che hanno prodotto spaventosi genocidi. E sulla razza che ci sono “diversità” tanto è vero che più che di razza si preferisce parlare di “etnie” secondo la giusta idea che tutti apparteniamo al genere umano. E andrebbe fatta chiarezza anche sulla predominanza oggi del “pensiero unico” che vuole a tutti i costi modificare l’impianto sociale secondo canoni che intrepretano esigue minoranze seguendo lo stessa politica guerrafondaia verso l’altro come una rivincita degli oppressi verso l’oppressore. Le idee e le istanze sono di tutto rispetto ma i metodi ideologizzati e pertanto nefasti conducono sempre allo scontro, alla confusione, alla non risoluzione del problema. Si fa tanto parlare della “teoria gender” presa come diritto alla scelta della propria sessualità e ritenuta basilare per uniformare le differenze sessuali e di conseguenza abbattere la barriera che diversifica i nostri usi e costumi senza troppi sofismi con notevole risparmio delle aziende produttrici. Ma il problema di pochi va studiato, compreso e da risolvere ma non erigerlo a vessillo di mutamenti epocali. Ci sono i malati per fortuna meno della popolazione sana e non per questo tutti assumono farmaci o dormono in ospedale. E i rari casi di disforia di genere sono da distinguere dall’omosessualità. La neuropsichiatra infantile Chiara Baietto presso la Asl della città della Salute di Torino è molto netta “la disforia di genere è una discordanza interna alla persona e durante l’infanzia il pensiero è: perché mi consideri maschio se io mi sento femmina?”. O viceversa naturalmente. Oltre Torino vi sono altri 8 centri italiani che sono affiliati all’Onig( Osservatorio nazionale sull’identità di genere.it) e che si occupano di minorenni colpiti in età infantile da disforia di genere che sono secondo la maggior parte degli studi il 2-3 per mille secondo altri anche il 2-3 per cento. Può manifestarsi molto precocemente ed evidenziarsi verso i due tre anni quando il bambino si appropria del linguaggio e non ancora indirizzato dai condizionamenti sociali e lo si capisce perché volge al maschile il proprio nome o vuole vestire con abiti o giocare con giocattoli del sesso opposto. Il bambino può anche non esprimere questa sua necessità e trovarsi in difficoltà anche perché vorrebbe essere come i suoi coetanei. Può succedere sottolinea la Baietto che non tutti i bambini che presentano disforia di genere da piccoli poi la mantengano in età adolescenziale ma in tal caso 4 su 5 presentano poi un orientamento omosessuale. Ma è importante distinguere la disforia dall’omosessualità. Una persona omosessuale non ha difficoltà a riconoscersi nel proprio sesso e non sente la necessità di cambiare corpo. Manila Gorio è una delle più famose transgender italiane che ha compiuto la metamorfosi da un corpo maschile che non rappresentava la sua identità ad un corpo femminile e lo ha fatto con l’aiuto della famiglia che ha compreso il problema senza eccessiva riluttanza. E afferma che mentre gli omosessuali fanno una scelta sul piano sessuale i transgender si rendono conto di non saper vivere nel corpo in cui si trovano e pertanto la disforia di genere non è solo una scelta a volte si trovano anche livelli elevati di ormoni del sesso opposto e non è ancora del tutto chiaro cosa ci sia alla base di questa condizione. Intervengono molti fattori, ormonali come detto, genetici, ambientali e neurobiologici che agiscono su un particolare corredo genomico. E questo è solo un estremo della curva gaussiana. Dall’altro ci sono persone con connotati marcatamente maschili o marcatamente femminili. Nel mezzo c’è tutto un mondo di sfumature che vanno dai soggetti che non possono fare a meno di un amplesso quotidiano a quelli che lo sopportano per noia o diritto coniugale senza peraltro essere socialmente e relazionalmente diversi. E non sono mai riusciti a caratterizzare la normalità a seconda dell’età della frequenza degli amplessi durante la settimana o mese o anno. Certo una buona attività sessuale rende più benefici all’anima e corpo purché non fonte di pericoli o stress ma non dimentichiamo le altre forme di libido, come insegna Freud, oltre la “fallica” che posso essere più o meno appaganti. Questa è ed è sempre stata l’umanità!

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