DROGHE LEGGERE..GIUDIZI PESANTI

FOTO-RUBRICA-SITO-DAMIANI2-400x242-1 2E’ di questi giorni la notizia che il parlamento canadese ha approvato il “Cannabis Act”, la legge che legalizza l’uso della marijuana ad uso ricreativo diventando il Canada il secondo paese al mondo dopo l’Uruguay ed il primo del G7 a consentire l’uso della droga leggera ad uso ricreativo. Provvedimento fortemente sostenuto dal premier liberale Justin Trudeau “..Era troppo facile per i nostri ragazzi ottenere marijuana e per i criminali raccogliere profitti. Da oggi si cambia..” e considerato una conquista civile da parte di molti politici. Ovviamente stabiliranno dei criteri quali le  amministrazioni competenti, la prima età di utilizzo, la quantità massima ammissibile e così via ma se da una parte le aziende operanti nel settore della cannabis non vedono l’ora di dare il benvenuto alla nuova legge con notevole balzo positivo del valore delle loro azioni non altrettanto entusiasti appaiono i responsabili della Sanità pubblica come il il Dr. Larry Wolk osservando che negli USA il Colorado che ha legalizzato la droga “light” 5 anni fa si è visto reagire la criminalità con l’aumento della vendita di eroina, oppiacei e droghe più pesanti con un impatto decisamente più ampio sul mercato nero per la vendita di nuovi mix di droghe considerate ancora illegali. Sembra che il Canada sia molto lontano da noi ma non è così perché anche dalle nostre parti c’è qualcuno che, forse abituato allo strano profumo, non vede l’ora di non appartarsi più. Come il nostro stimato giornalista Filippo Facci che giudica “sciocchezza” vietare la cannabis light come espresso dal Consiglio Superiore di Sanità. E per ironica antitesi butta giù tutta una serie di ambienti o sostanze cui veniamo in contatto ogni giorno che possono arrecare danno alla nostra salute: caffè, peperoncino, lavoro sedentario, smog, campi elettromagnetici, il radon, il cellulare, il microonde, il barbecue, la diossina e cloro nell’acqua, le stufe a legna, il cioccolato, i formaggi, lo zucchero, il sale, i carboidrati e la carne, olio, burro e margarine, le merendine, la Coca Cola, i fumi di cucina, le pentole antiaderenti, i contenitori in plastica, i conservanti, i fritti, i pesticidi, i cibi in scatola, l’alcool, il tabacco, tutti i farmaci in commercio. Ed inoltre il giornalista appare preoccupato del danno grave per un settore in crescita, quello della coltivazione e commercializzazione della cannabis, che conta centinaia di negozi, migliaia di lavoratori, investimenti cospicui se pensiamo che siamo passati di 400 ettari di coltivazione nel 2013 ai quasi 4000 del 2018 e stigmatizza che il mondo è andato avanti anche con i tetti d’amianto e il mercurio dei termometri checché ne dica il famoso  farmacologo Silvio Garattini etichettato come “un allarmista in buona fede”. E da medico vorrei puntualizzare che gli effetti dannosi pur comprovati di questi ambienti o sostanze riguardano “alla lunga” e pur sempre con la consapevolezza di potersene astenere diversamente dalle droghe per i sui effetti “a breve” e soprattutto minando la consapevolezza e affidandosi ad un’estasi fuori controllo. Ma se il suo giornalismo è abbastanza di nicchia(“Libero”) non è altrettanto la comunicazione su media pubblici di altri soggetti che rappresentano il “pensiero alto” di ciò che rimane della nostra cultura, certamente originaria dai bassifondi, ma che non ha avuto la prova della trasformazione metafisica: Roberto Saviano. Lo scrittore partendo dalla sua fortuna per qualche libello che descrive solo che l’acqua bolle a 100 gradi e per il fatto che si è fatta vittima immolata per una scorta che lo protegge per aver pestato in calli alla malavita del suo paese ma albergato oltre atlantico è stato ben descritto dal giornalista Nino Materi in merito a chi ha avuto il coraggio di ironizzarlo con una presa in giro “..per il suo eloquio da santone in perenne trance sciamanica; del suo incedere messianico sulle acque procellose dell’antimafia; delle sue pause meditative  da salvatore della patria in sevizio h24; del suo grattarsi la pelata come se pensieri e preoccupazioni fossero una sua esclusiva, del suo sapiente gesticolare ostentando più anelli di J-Ax e Fedez..” ricevendone attacchi e insulti dai suoi followers giustificando che attaccare Saviano significa fare un favore ai camorristi. E dall’alto del suo scranno lo scrittore in questione si permette non solo di dare del “buffone, razzista e codardo” al ministro dell’Interno che a offese invertite avrebbe costretto Salvini alle dimissioni, ma a pontificare da sede e argomenti inappropriati giudizi positivi sull’uso delle droghe leggere in netto contrasto con quanto esposto dalla scienza e dal nostro Consiglio Superiore di Sanità. Infatti su Rai2 è partito un progetto “Il supplente” per rendere più interessante una mattinata a scuola sostituendo il professore di turno con un personaggio noto. E agli studenti del liceo classico di Maddaloni in provincia di Caserta  era toccato Saviano che doveva trattare di “Storia” necessaria per uno sguardo che attraversa il tempo. Ma dopo pochi minuti il monologo illuminante ha traslato verso la legalizzazione delle droghe leggere con somma soddisfazione degli ideatori del programma e di tutto l’ambiente “radical chic” a partire dal reggente Pd Maurizio Martina. Non altrettanto benevolo se non incazzato è stato il giudizio di ben altre sedi come il blog “Critica scientifica” ove Enzo Pennetta appare preoccupato soprattutto per l’utilizzo di uno spazio televisivo e di una scuola pubblici a propagandare un’idea di uno solo senza confronto e ricorda che “..i derivati della cannabis sono nocivi, legalizzarli significherebbe tranquillizzare i consumatori riguardo agli effetti che producono, aumentandone la diffusione. Lo stesso giudice Borsellino ricordava che non si riflette che la legalizzazione del traffico di droga non elimina affatto il traffico di droga e che è da dilettanti della criminologia pensare che la legalizzazione combatta il narcotraffico e la mafia..”. E contesta giustamente inoltre le affermazioni fatte da Saviano sulle analogie fra droghe leggere alcool e tabacco in quanto “..la cannabis produce danni neurologici molto più specifici e la Fondazione Veronesi evidenzia l’aumento di psicosi, di disturbi del comportamento provocati dall’uso continuativo di questa sostanza. Per un giovane la cannabis ha una pericolosità diversa rispetto all’alcool o al fumo anche meno controllabile nel tempo. Dalla diminuzione della capacità di apprendere o di memorizzare, come effetto immediato, a patologie più serie, come una psicosi cronica simile alla schizofrenia. Non c’è un uso innocuo della cannabis..”. Silvio Garattini direttore scientifico dell’’Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano afferma che “..una concentrazione dello 0.2% di Thc (tetraidrocannabinolo) che può arrivare allo 0.6% non è una dose omeopatica, può avere degli effetti sulle persone e non si può dire sia innocua…L’apertura dei cannabis shop ha dato l’impressione che questa sostanza possa essere assimilata ad un alimento, ma la cannabis è una droga e può dare effetti molto importanti anche a distanza di tempo, soprattutto se presa in epoca giovanile quando il cervello è ancora in fase di sviluppo..”. Rincara la dose la tossicologa Patrizia Hrelia sostenendo che si possono ottenere preparati con una concentrazione nettamente maggiore di Thc e da qui all’abuso il passo è breve non dimenticando che comunque può rappresentare una via facilitata all’utilizzo di droghe “pesanti”. E come diceva Gilbert Chesterton arriverà un giorno che sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate. Ma il ministro della Salute Grillo, contrariamente al parere del mondo scientifico, al momento non pensa di chiudere i negozi della cannabis light ma ha intenzione di costituire una Task force a partire dai Nas che effettueranno rigidi controlli per regolamentare il settore e comunque auspica l’intervento dell’Avvocatura dello Stato. Risponde Garattini “..se si vuole eliminare il rischio, l’unica strada percorribile è quella di evitare l’assunzione di sostanze pericolose. Non si capisce l’esigenza di avere negozi che vendano prodotti a base di cannabis. La salute è più importante del commercio..”.  Il giornalista Francesco M. Del Vigo che dichiara di aver “fumato” cannabis dà ragione al Consiglio Superiore di Sanità e ritiene giusto ritirarla dal mercato per almeno due motivi. Innanzitutto per una “paraculata” che lo Stato non può permettersi perché vi pare possibile che dal tabaccaio vendano bustine di marijuana con le seguenti indicazioni “non si mangia, non si beve, non si fuma”. E allora che ci si fa? La si colleziona! Delirante! Ed annota che è questa l’intollerabile ipocrisia che aleggia sul nuovo business: “..Come puoi mettere al bando le droghe leggere e arrestare i suoi consumatori e poi vendere al bancone la stessa droga, lo stesso principio attivo ma solo un po più leggero?..”. Lo stato o la liberalizza o ne vieta la vendita. Tertium non datur! Il secondo motivo è che sulla potenza del THC ci sarebbe da ridire. Sostenere che la marijuana light non faccia niente è come sostenere che la grappa ubriachi e la birra no. Assurdo e ridicolo! Ma vediamo nel dettaglio cosa fa in biologia il principio attivo della cannabis, il Thc. Stimola il rilascio di dopamina dal nucleo succumbens, può provocare nella persona sensazioni di euforia, rilassamento, percezione spazio-temporale alterata; alterazioni uditive, olfattive, visive, ansia disorientamento, stanchezza e stimolazione dell’appetito. Il legame dei cannabinoidi ai recettori CB1 causa inibizione presinaptica del rilascio dei vari neurotrasmettitori (dopamina, glutammato) e una stimolazione della sostanza grigia periacqueduttale (PAG) e del midollo rostrale ventromediale(RVM) che a loro volta inibiscono le vie nervose ascendenti del dolore. Ma a parte tutta la questione farmacologico-scientifica la domanda cruciale che mi pongo è: per quale motivo dobbiamo assumere una droga anche se con effetti minimali sulla salute? Per quale motivo se non per business dobbiamo coltivare tanti ettari di una sostanza che ci fa comunque cambiare la percezione del mondo? Non sarà che alla fine facciamo la fine degli operai andini che lavorando in pessime condizioni climatiche e di altitudine si affrancano dalla fatica, dalla paura e dalla miseria in quanto forniti gratuitamente di coca dalle imprese? E non sarà mica che per continuare a relazionarci con un mondo senza più riferimenti dobbiamo “cannarci” per evitare di pensare e quindi di ribellarci al volere delle élite?

Pescara li 23-6-2014                               F.to Arcadio Damiani

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