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Eiaculazione precoce e ipertrofia prostatica

L’apparato uro-genitale maschile è composto di una serie di condotti e vasi sanguigni che regolano il buon funzionamento del “distretto”; si potrebbe anche chiamarlo “sistema idraulico maschile” in quanto, proprio grazie a differenze pressorie, di calibro dei condotti e possibili ostruzioni che, quest’apparato, può funzionare bene o male. Per mettere in pressione il sangue, che alla fine, “deve” portare all’erezione, è deputata la pompa cardiaca ma anche tutta una serie di regolazioni intermedie, coordinate da ormoni e recettori, che influenzano in maniera determinante la vita sessuale del (povero!) maschio. C’è da premettere che l’ipertrofia benigna (IPB), o più correttamente iperplasia prostatica, non provoca disfunzione erettile, come invece comunemente ed erroneamente si pensa … e viene pubblicizzato!

Si deve parlare d’iperplasia e non d’ipertrofia perché in realtà non c’è un aumento di volume delle singole cellule componenti l’organo (ipertrofia), ma un aumento numerico delle cellule (iperplasia). Il risultato è lo stesso perché l’aumento volumetrico della prostata “schiaccia” l’uretere, che passa all’interno della ghiandola, e provoca sintomi di tipo ostruttivo e irritativo con difficoltà alla minzione, intermittenza di emissione del flusso di urina, incompleto svuotamento della vescica (e lo sforzo che ne deriva), nicturia (aumentato bisogno durante la notte) e pollachiuria (frequenza nell’urinare). La sua incidenza aumenta con l’età: colpisce il 5-10% degli uomini intorno ai 40 anni di età, fino all’80% degli uomini tra 70 e 80 anni e, secondo gli ultimi dati, ne soffre il 90% degli uomini sopra gli 85 anni. La causa di questo disturbo è di natura ormonale ed è da imputare sia agli ormoni sessuali maschili (indispensabili per l’instaurarsi dell’ipertrofia prostatica) sia agli estrogeni (ormoni femminili), che possono essere presenti in elevate quantità anche negli uomini; la prostata ne è particolarmente colpita essendo, la sua parte muscolare, dotata di un gran numero di recettori di quest’ormone.

Le manifestazioni della malattia non sono sempre correlate alle dimensioni della ghiandola, a volte, infatti, una prostata anche di poco ingrossata dà sintomi più gravi di una di grandi dimensioni. Tra le complicazioni più comuni dell’IPB c’è un rischio maggiore d’infezioni delle vie urinarie, dovute alla ritenzione dell’urina nella vescica ma non c’è nessuna correlazione con il tumore prostatico: le due patologie si sviluppano in sedi diverse della ghiandola (anche se la loro coesistenza è possibile), il carcinoma prostatico origina nella porzione periferica della ghiandola mentre l’iperplasia si sviluppa a carico della prostata centrale. Per la diagnosi la palpazione della prostata attraverso il retto, per rivelare un ingrossamento della ghiandola, è un esame non più molto utilizzato e molto dipende dall’abilità dell’urologo; maggiore precisione è data dall’ecografia sia sovra-pubica che trans-rettale; questo esame inoltre evidenzia il residuo post-minzionale, cioè se rimane urina stagnante in vescica dopo aver urinato, sintomo importante per l’IPB che si sta aggravando. Altro segno da valutare è lo spessore delle pareti vescicali, un suo incremento è un altro segno di ostruzione al deflusso urinario. L’ecografia inoltre consente di diagnosticare complicanze frequenti di un’IPB trascurata, come diverticoli vescicali, calcoli, o sedimento nel lume dell’organo emuntore. La uroflussimetria è forse l’esame più utile in IPB perché evidenzia se tale patologia causa un’ostruzione oppure no; alcuni parametri come Qmax (velocità di flusso massima) sono usati anche per verificare la risposta alle terapie nel tempo.

La scelta della terapia è oggi il “dilemma” che attanaglia chi è affetto da questa problematica poiché se da una parte la cura farmacologica è sicuramente la meno invasiva, ha però una controindicazione … di carattere sessuale. L’utilizzo di farmaci che agiscono direttamente sul testosterone (in particolare la finasteride e dutasteride) e quelli in grado di rilassare i muscoli del collo vescicale, dell’uretra prostatica e della stessa prostata (gli alfa-litici), hanno come effetto collaterale la riduzione della capacità erettiva del pene agendo gli uni direttamente sull’ormone maschile e gli altri abbassando la pressione arteriosa che “spinge” quindi meno sangue nel terminale del “distretto idraulico maschile”. Siccome, come avevamo già menzionato, questi disturbi, sono causati dal farmaco e non dalla malattia terminato il trattamento farmacologico, tutto torna come prima e …. meglio di prima. Da ultimo …l’iperplasia prostatica non ha nessuna corrispondenza con l’eiaculazione precoce.

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