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EPOCA “FLUIDA” 2

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Magistratura fluida! Questa è la premessa da cui parte Raimondo Cubeddu per sviluppare una riflessione sul senso, ambiti e scopi dell’agire politico (“La natura politica” Ed. Cantagalli). E nota che mai come in questi ultimi anni si è registrata una così ampia estensione dell’“antipolitica” frutto di un malessere generale che affligge gran parte dei sistemi liberaldemocratici. E per il saggista ha origine nel processo di secolarizzazione che nell’ultimo secolo ha pervaso la civiltà occidentale. Alla crisi delle religioni tradizionali ha corrisposto una “divinizzazione” della politica. Se prima la religione rispondeva alle domande di certezza, dovute alla precarietà della condizione umana ora la risoluzione di molti problemi viene delegata ai pubblici poteri che spesso non sono all’altezza per incapacità, malafede o inappropriatezza. Come riporta Giampiero Berti l’ecclissi della religione ha coinciso con la progressiva dilatazione delle competenze dello Stato e purtroppo la sua crescente invadenza fa attinenza con la proliferazione dei cosiddetti diritti umani che tendono a sostituire i diritti naturali. I diritti umani permettono a ognuno di dare attuazione delle proprie aspirazioni e le proprie speranze, giustificandole eticamente a “proprio uso e consumo”. E questo non è altro che l’effetto della rimozione della religione dalla fera pubblica e sua sostituzione con un relativismo etico in costante e incontrollabile espansione a creare una sorta di Stato universale e omogeneo formando una mentalità conformistica ove il “politicamente corretto” è la sua più nobile espressione. Ed in questo bailamme non potevano non sorgere quelle che definirei “aberrazioni” come il “diritto alla paternità-maternità”. Come si può trasformare in un diritto ciò che la natura relega ad una mera opportunità? E se la morale è fluida o latitante? Sulle unioni civili nulla da obiettare se si legalizza un unione anche omo che tuteli entrambi dalle vicissitudini della vita ma che bisogno c’era di un avallo da parte della Chiesa o dal diritto di avere figli naturalmente impossibili. E se dalla legge sulle unioni civili è stata stralciata la “stepchild adoption” questa abnorme “adottabilità” sta piano piano rientrando dalla finestra con i tribunali per i minori che la stanno sempre più applicando con la scusa di tutelare il minore ma sarebbe più opportuno che in caso di difformità delle sentenze dovrebbero essere le sezioni unite della Corte di Cassazione a pronunciarsi per garantire quella uniformità di giudizio che le sezioni singole non possono garantire. Inoltre quando nell’evento più naturale al mondo ossia quello della nascita ci si chiede è maschio o femmina? Per oggi ha un pisello o una vulva ma dobbiamo aspettare dell’uso che vorranno farne ponendo le basi a quella che è la più sconcertante proposta progressista della neutralità del genere. E sinceramente non c’era bisogno di mandare in onda in prima serata e nella fascia protetta trasmissioni come “Stato civile” su Rai3 che tratta delle splendide ed amorose relazioni fra esseri dello stesso sesso tanto per accreditarsi presso l’influente e molto glamour minoranza omosessuale e c’era d’aspettarselo dalla direttrice Daria Bignardi che non ha mai taciuto le sinistre tendenze e del tutto scevra dal considerare che questa propaganda in favore della cultura gender viene pagato dal canone sborsato dagli italiani in gran parte eterosessuali e resa accessibile ai bambini durante la cena. Altra aberrazione dei diritti delle minoranze non ad essere rispettate o difese ma a soverchiare il comune sentire e relative esigenze. E non si fermano qui se assistiamo anche a bravate ministeriali di distribuzione di libelli sulla teoria gender nelle scuole o rappresentazioni teatrali atte allo scopo come la “fiaba di Cenerentolo” dove è un lui a sgobbare in casa o “La bella Rosaspina addormentata” ove la principessa si sveglia e s’innamora di un transessuale. Per fortuna molte famiglie si sono lamentate e non hanno permesso ai loro figli di seguire tali rappresentazioni di dubbio gusto. I nostri classici alla Manzoni, Collodi, De Amicis sono finiti in soffitta per dare spazio agli alchimisti della nostra società che lavorano dietro i sipari e sulla pelle dei nostri bambini che non hanno ancora costruito un loro adeguato giudizio critico. E diventano gender pure i giocattoli con i grandi magazzini esteri che producono balocchi “neutri” ma non esistono ricerche scientifiche che confermano la necessità ludica di queste teorie demenziali. E non si sentiva alcun bisogno di questo procedere che ha degli spunti perversi quando la nostra società non è più “maschiocentrica” con una donna che lavora quanto l’uomo con gli stessi diritti e relative tutele. Argomenti come le teorie di genere, la maternità surrogata l’utero in affitto, l’adozione per le coppie omosessuali dovrebbero interessare tutti e non solo i cattolici che per statuto si occupano di temi etici e non bisogna permettere a nessuno di affermare che chi si oppone alle “gender theories” sia “omofobo” cioè latore della negazione i diritti alle coppie omosessuali. Il gender va ben oltre e fa parte di un quadro più ampio che riguarda tutti gli aspetti della nostra esistenza che attualmente si trova sotto attacco da parte di poteri spietati e feroci come nota Francesco Borgonovo in un suo articolo. Alain De Benoist sintetizza “..è che nell’uomo, niente è normato o dato in anticipo, che tutto è costruito, e dunque modificabile a volontà in funzione dei nostri desideri..”. In altre parole il rifiuto ad essere confinati in una identità cioè in sostanza il trionfo della “soggettività”. Decostruire il genere serve semplicemente a creare esseri indifferenziati, completamente sradicati, strappati alla natura ma pure alla cultura di appartenenza. Non più maschi o femmine ma individui che posso fare lo stesso lavoro, acquistare gli stessi prodotti, avere gli stessi bisogni e quindi sfruttabili allo stesso modo, fluidi e malleabili. E il giornalista ricorda gli scritti del sociologo Zygmunt Bauman sulla liquidità che rappresenta la cifra del mondo di oggi: mescolanza per assenza di forme! Col tutto che si confonde nel flusso incessante: flusso delle informazioni circolanti nel web e nei social network, flusso incontrollabile dei capitali da una parte all’altra del globo, flusso costante delle persone che si spostano anche con sofferenza. Le teorie gender sono uno dei tanti modi per distruggere le forme antiche in cui la Terra e la vita si presentano, abbattendo i confini per eliminare ogni difesa contro l’incedere del capitalismo finanziario e per questo tanto care alla sinistra voltagabbana attualmente e ben salda nelle posizioni delle élite di potere. E questa avanguardia culturale(vedi films, libri, romanzi sempre più numerosi sull’argomento)che prepara il terreno alla massificazione con la moda della sessualità fluida incarnata da attori trans e attrici androgine. Transessuale e transculturale con l’identità costruita e non ereditata. Gli effetti già si apprezzano: è di questi ultimi giorni la notizia che mister Facebook, in arte Mark Zuckerberg, ha intenzione di fare un tour in tutta l’America con la scusa di “sentire il popolo” ma in realtà con la ferma decisione di scendere in politica in veste progressista e anti Trump. In altre parole un miliardario che controlla i dati sensibili di mezzo pianeta ma non criticabile in quanto progressista. “Pecunia olet” solo per Trump o Berlusconi ma non per lui i cui guadagni son o diventati “sacri” anche perché ha confidato la sua conversione religiosa, divenuta importante per lui, da ateo che era, in quanto nessun presidente americano è stato ateo. Sarebbe veramente scandaloso se il suo disegno si avverasse a testimonianza di quanto sia alta l’invadenza dello strapotere delle informazioni sulla vita civile e sulla negazione della stessa democrazia. Utilizziamo tutti(non io!) il grande calderone del suo “social” dove diventiamo nudi e felici e senza quella privacy che ci distingue immersi nel fango della poltiglia che ci rende tutti uguali e sudditi. Fa il paio il multiculturalismo secondo l’altro miliardario Soros con i suoi grandi affari e l’impegno profuso per la sostituzione dei popoli in una società futura “grande e aperta” buona per lui ma è tutto da dimostrare che il suo multiculturalismo sia veramente rispettoso delle molteplicità delle culture e che sia migliore di una società dotata di un buon grado di omogeneità culturale visti i danni di convivenza che si producono quando fedi valori e istituzioni coesistono nello stesso territorio. In realtà Soros è a capo della fondazione “Open Society” che finanzia una serie di Ong presenti sui territori ad esempio in Macedonia ove si sono irretiti per la devianza di queste organizzazioni che invece di dare supporto, per definizione, alle comunità locali, finanziano realtà che si occupano di politica evocando pressioni mediatiche (elargendo fondi) e indebite interferenze sull’opinione pubblica con battaglie politiche che spingono sempre univocamente in direzione socialista. In pratica politica attiva sotto il cappello di organizzazioni umanitarie. Il fine del “meticciato culturale” sancisce la scomparsa delle identità e delle differenze generando una brodaglia indistinta e disordinata ove il costume e la legge non sono più univoci creando notevoli problemi alla funzione del nostro cervello che risponde naturalmente con un sistema binario. Del tutto innaturale perché senza le diversità si precipita nell’inferno dell’uguale, nell’omologazione totale, nei neutri economici. E’ per questo che bisogna opporci al lavaggio del cervello che ci conduce alla fluidità. Non possiamo dimenticare le pulsioni che ci attraversano la mente e ci inondano il cuore quando in fase puberale crescono i peli e cambiamo il tono della voce. Non può essere per caso!! E non può essere un caso se “Norvegian Wood” sia diventato un best seller che ha venduto migliaia di copie in tutto il mondo. Si tratta in sostanza di un manuale che riassume il metodo scandinavo per tagliare accatastare e scaldarsi con la legna. In realtà racconta l’amore per la legna i boschi e il contatto con la natura selvaggia e all’uomo in quanto parte integrante di essa oltre a descrivere la fatica fisica (obnubilata dalla tecnologia) mostrandone l’importanza e la funzione corroborante che svolge.

E per concludere questa lunga carrellata non possiamo omettere il problema sui “diritti civili degli immigrati”. In Inghilterra la formula della società multiculturale, il cosiddetto “melting pot” pensato negli anni ’60 per garantire autonomia organizzativa ai gruppi etnici appartenenti ai Dominions britannici e ai paesi del Commonwealth e trasferito oggi alle rivendicazioni in tema di libertà religiosa e giuridica della numerosa comunità islamica sta creando una pericolosa breccia nella “Rule of law” britannica avanzando la pretesa di disapplicare la legge britannica a favore della sharìa. E già una norma inglese del 1996 regolamentava i tribunali di arbitrato e nel 2008 la gran Bretagna riconosce ufficialmente la legge islamica mentre istituzioni e norme locali vengono ignorate da pericolose enclave di extracomunitari. Con Francia e Germania al seguito che hanno intere regioni dominate da tribunali sharaitici e segno di un Europa immersa nella fragilità ed incertezza dei propri modelli politici da non avere affatto le idee chiare su quale modello culturale voglia affermare e proporre agli immigrati. Europa fluida! In Italia le cose vanno meglio(per loro). Gli immigrati non hanno bisogno di regolamentare la loro vita sociale perché qui da noi fanno il bello e cattivo tempo senza che noi, per paura, carenza di forze dell’ordine, accondiscendenza giudiziale, politica governativa e ecclesiastica dell’accoglienza a prescindere, potessimo alzare un dito o chiedere un biglietto ad un extracomunitario su un mezzo di trasporto: bene che va vi danno del razzista e fascista(ben addottrinati); nel peggiore dei casi siete circondati da un nugolo di colore e ne uscite con le ossa rotte se non picconati. E accedendo sul web vi ritrovate le allegre esternazioni del neo rapper ghanese Bello Figo cantando ”non pago l’affitto, sono un profugo, non faccio l’operaio, non mi sporco le mani e voglio il Wi-Fi oltre la figa bianca” (e di quella ce n’è a iosa). Da prendere a calci in culo e ricondurlo sulla griglia di partenza ma forse da prendere sul serio perché disegna molto bene la realtà: Italia non fluida ma estremamente liquida!

Arcadio Damiani

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