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Eriberto Mastromattei e la sua Pescara

Originale, esuberante, innovativo. Il balneatore amante dello sport e del rischio aveva creato in città un frequentatissimo lido del divertimento tra gli anni ‘60 e ‘ 90

Capita, in quel di Pescara, che a sentir pronunciare il nome Eriberto venga quasi automatico aggiungere il cognome Mastromattei. Questa storia ha origini antiche.

Eriberto Mastromattei è ritenuto uno dei personaggi chiave della storia della nostra città che ne ha profondamente prediletto, probabilmente, la zona più bella, la spiaggia ed il mare adiacente.

Nel suo lido, denominato, come tutti già sapranno, “Eriberto”, aveva apportato numerose e rivoluzionarie innovazioni al concetto di spiaggia.

La più bella delle sue invenzioni è stata decisamente la palma. Ne piantò una, costruita proprio con le palme del comune di Pescara e da lì ne modificò struttura e costrutto, sensibilizzò i bagnanti all’utilizzo delle stesse, che, inizialmente non fu così scontato.

Eriberto dovette lavorare per far accettare l’idea di più famiglie sotto la stessa palma, ma piano, piano, riuscì a far comprendere e decollare tale geniale idea, fino a farle diventare il segno distintivo della nostra costa.

Fino a che, nel duemila, nello stabilimento “Jambo” furono costruiti i bungalow, due camere attrezzatissime, in spiaggia, con letto in bambù, televisore, aria condizionata, bagno turco e sauna.

E’ dagli anni sessanta che il suo lido era considerato un villaggio del divertimento.

Vi erano numerosi giochi d’acqua, tra cui scivoli, un paracadute ascensionale, il serpentone,con tante grandi camere d’aria su cui i clienti si rotolavano e tuffavano, in anni in cui, davvero, sarebbe stata un’utopia trovarlo a Pescara, se non fosse stato per Eriberto Mastromattei.

Qui nacquero i primi campi da tennis, sulla sabbia, che attraevano tutti i vip locali, ma anche vip da fuori città, e, gli spettatori, in quell’epoca “divina”di boom economico e trasformazioni, nel vedere questa meraviglia erano disposti a pagare il biglietto per assistere ai tornei.

Negli anni ottanta rivoluziona nuovamente l’architettura della spiaggia, la clientela si è già abituata a condividerne gli spazi delle palme, che sono già diventate “ uso comune” anche per gli altri balneatori, che sulla terrazza dello stabilimento “ Eriberto” ecco “spuntare” un’attrezzatissima palestra “Tecnogym”, a disposizione dei clienti.

Proprio nell’anno 1980 nacque anche “Weca”, l’associazione windsurf Eriberto Abruzzo,così i serfisti iniziarono a popolare la sua spiaggia,e le regate furono all’ordine del giorno.

Probabilmente, però, la parte più bella della vita pubblica di Eriberto che tutti custodiamo nella memoria è quella dei numerosi eventi che ha organizzato e che lo hanno visto protagonista nella sua città.

Dal Focarone di San Giovanni, alla notte dei lumini, al palo della cuccagna, alla mitica cozzata in riva al mare, dove partecipavano tutti vestiti da hawaiani, alla favolosa giornata con gli sbandieratori di Siena che si esibivano all’interno del campo da tennis.

Da grande animatore quale era, riusciva a far divertire e a coinvolgere tutti coloro che gli gravitavano intorno e,al di là del muretto che separava la città dalla spiaggia, non esistevano differenze, erano tutti amici.

Sicuramente Eriberto era un grandissimo sportivo: vinse una gara di canottaggio all’idroscalo di Milano, partecipò a numerose competizioni di offshore, sci d’acqua sci in montagna, si impose più volte sulle piste di Bardonecchia.

Gli piaceva lanciarsi dai trampolini di Roccaraso, in un’epoca in cui gli sci erano pezzi di legno legati con lacci.

Epica è la storia della sua traversata da Napoli a Pescara in solitaria con il cutter del suo amico Ing. Trocelliti.

Celebre è la storia della paranza , imbarcazione tipica dei pescatori, “Mirella”,che, inizialmente si chiamava “Eldorado”, venduta al museo di Cesenatico nel 1983.

Questa barca che oggi fa parte della flotta del museo, tra le navi ormai “scomparse”,ed è stata il teatro della nascita di numerosi amori, primo fra tutti quello tra Eriberto e la sua prima moglie Mirella per cui cambiò anche il nome della paranza.

Costruì un bellissimo pontile per i tuffi nel suo lido e poi ne costruì altri tre nella città di Montesilvano.

In molti ricordano il suo felino,”Yuma”, un leone, lasciato anche libero al tiepido sole invernale, sugli spalti dei campi da tennis o sulla spiaggia, che era da lui dominata. Alcuni avevano paura di questo “gattone” che, però, era stato ben addomesticato.

Eriberto era anche un esperto subaqueo, ed era un riferimento per i vigili del fuoco, negli anni sessanta in cui non c’era il gruppo sommozzatori.

L’esibizionismo, l’estrosità, la stravaganza ed il coraggio l’hanno portato anche a fare azioni folli. Sono famosissimi il suo tuffo dal ponte risorgimento e la “befana dal mare”.

I tuffi dal ponte Risorgimento per salutare l’anno nuovo, compiuti in sella ad una moto per rendere il gesto ancor più spettacolarehanno reso Eriberto un personaggio unico ed inimitabile, fino a che Mirella gli vietò questa sua estrosa performance.

Dagli anni ottanta, proprio nel giorno dell’Epifania, la sua immagine riaffiora tra i ricordi stampati nella mente e nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

La Befana che viene dal cielo in elicottero, o dal mare cavalcando le onde con gli sci d’acqua, fa parte di quelle bizzarrie che hanno reso Pescara sfavillante e originale.

Grande lavoratore, grande accentratore, ma ancor di più artista, poeta, regista e attore protagonista di questa bellissima città in cui ha contribuito e dato scena e visibilità “come in un bellissimo film” a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vivere un periodo storico davvero meraviglioso e speciale con palcoscenico “Eriberto”: una vetrina animata da tanta bella gente e tanta sana voglia di vivere.

di Anna Chiara De Nardis