Esodati senza pensione: quasi 5mila a rischio

Esodati senza pensione: chi sono i lavoratori a rischio nel nuovo scenario previdenziale

Gli esodati senza pensione tornano al centro del dibattito pubblico. Si tratta di lavoratori che hanno firmato accordi per l’uscita anticipata dal lavoro ma che, a causa dell’aumento dei requisiti previdenziali, rischiano di restare senza sostegno economico.

Secondo le stime del Ministero del Lavoro, basate sulle proiezioni INPS, sono 4.916 i lavoratori da tutelare. Tutti hanno aderito a strumenti come isopensione, contratti di espansione o fondi di solidarietà nei settori del credito e assicurativo. Tuttavia, alla scadenza dell’assegno, non maturano più i requisiti per il pensionamento.

L’impegno del Governo

Sugli esodati senza pensione è intervenuta direttamente Marina Calderone, rispondendo a un question time al Senato. Il ministro ha confermato l’intenzione di estendere le tutele fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici.

Inoltre, ha smentito le stime della Cgil che parlavano di 55mila lavoratori coinvolti. Contestualmente, ha annunciato la convocazione dei sindacati per definire le misure più adeguate. L’obiettivo resta evitare nuove platee di esodati senza pensione.

Esodati senza pensione e isopensione: i numeri reali

Tra i lavoratori più esposti ci sono 408 persone che hanno firmato accordi di uscita con l’isopensione. Si tratta di aziende in esubero di personale che hanno attivato uno scivolo pensionistico fino a 7 anni, sostenuto interamente dal datore di lavoro.

Tuttavia, tra il 2027 e il 2032, questi lavoratori esauriranno l’assegno senza aver maturato i nuovi requisiti pensionistici. Secondo le proiezioni, 252 casi si concentrano nel 2030, mentre nel 2027 se ne stimano 31 e nel 2028 solo 13.

Contratti di espansione

Un’altra platea riguarda 453 lavoratori che hanno usufruito dei contratti di espansione. Questo strumento favorisce il ricambio generazionale nelle aziende medio-grandi, con un sostegno economico anche statale.

Lo scivolo dura 5 anni, ma l’adeguamento alla speranza di vita sposta in avanti la decorrenza della pensione. Di conseguenza, molti restano scoperti. Il picco è previsto nel 2028 con 366 lavoratori, mentre nel 2027 i casi stimati sono 75.

Bancari ed esodati senza pensione nel settore del credito

Il gruppo più numeroso di esodati senza pensione opera nel settore bancario. Secondo il Ministero del Lavoro e l’INPS, sono 3.026 i lavoratori che hanno firmato accordi di uscita anticipata fino a 5 anni attraverso i fondi di solidarietà.

Nel 2029 si registra il numero più alto, con 1.177 bancari. Nel 2028 se ne stimano 1.169, mentre nel 2027 il dato scende a 22.

A questi si aggiungono 325 bancari che hanno aderito ai piani di esodo con assegno fino a 7 anni, partito nel 2022. Per loro, l’assegno scade nel 2029, ma senza requisiti pensionistici sufficienti.

Credito cooperativo e assicurazioni: altri esodati senza pensione

Nel credito cooperativo risultano 65 lavoratori che esauriscono la copertura tra il 2027 e il 2030. Di questi, 12 casi sono previsti nel 2027 e 18 nel 2028.

Nel settore assicurativo, invece, il Ministero del Lavoro stima 639 lavoratori a fine assegno. Tuttavia, per effetto dello slittamento dei requisiti pensionistici, 33 necessitano tutela nel 2027 e 195 nel 2028.

Perché aumentano i requisiti pensionistici

Alla base del problema degli esodati senza pensione c’è l’adeguamento biennale dei requisiti pensionistici alle aspettative di vita. La Legge di Bilancio 2026 ha limitato l’aumento a un mese nel 2027 e a tre mesi complessivi nel 2028.

Gli incrementi riguardano:

  • l’età per la pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni nel 2026;
  • i contributi per la pensione anticipata: 41 anni e 10 mesi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

Dal 2029, è previsto un ulteriore aumento di 3 mesi, portando i requisiti a 67 anni e 6 mesi per la vecchiaia e 43 anni e 4 mesi per l’anticipata. Dal 2031, si aggiungono altri 2 mesi.

Queste previsioni derivano dal 26° Rapporto 2025 sulle tendenze del sistema pensionistico, elaborato dal Ministero dell’Economia e recepito dall’INPS.

La Redazione de La Dolce Vita
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